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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Ca' degli Oppi » Una folla in preghiera per il parroco

Una folla in preghiera per il parroco

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Febbraio 2014
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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L’assessore Meneghelli: «Si è conquistato la stima di tutti; a mettere zizzania sono state poche persone»

Il paese di Ca’ degli Oppi difende il proprio parroco, don Paolo Biasi, dalle accuse di molestatore rilanciate dalle «Iene» due sere fa su Italia Uno, non con una contro-trasmissione televisiva, ma con un’altra «arma»: la preghiera.
Infatti ieri sera la comunità cadioppina si è data appuntamento nella chiesa di San Girolamo, piena all’inverosimile, presente anche il sindaco Montagnoli con la giunta, i rappresentanti di tutte le associazioni del paese. Una folla che ha pregato per il proprio parroco, pastore della parrocchia da appena quattro mesi, dopo essere stato per tre anni a Castelletto di Brenzone e come cappellano dell’ospedale di Malcesine. Ha pregato non perché venga mandato via, ma per trattenerlo.
Ieri mattina, tra piazza Donatori di Sangue, il bar e la tabaccheria, non si parlava d’altro. Il sentimento comune è stato quello di prendere le difese del sacerdote, che ha subito una condanna definitiva per aver molestato alcune ragazzine di 14 anni durante il suo ministero in Umbria.
Una cosa risaputa dalla comunità, che era stata avvertita dal vescovo monsignor Giuseppe Zenti tramite una lettera che spiegava la situazione prima del suo arrivo.
Una lettera che ha fatto chiarezza tra i fedeli, che avevano saputo della questione in estate ed erano rimasti perplessi. Ma dopo il chiarimento del vescovo e la sua piena presa di responsabilità circa la scelta di inviare don Biasi a Ca’ degli Oppi, i dubbi sono stati fugati.
Dopo averlo visto celebrare messa, averlo visto pregare, organizzare le attività pastorali e sentire le sue omelie, i cadioppini frequentanti e osservanti si sono decisamente schierati dalla parte del vescovo. Per questo ieri hanno voluto manifestare il loro disappunto circa la polemica sollevata dalle Iene, guarda caso dopo l’accusa pesante mossa dall’Onu al Vaticano sulla pedofilia. E l’hanno fatto proprio in chiesa e come una vera Chiesa. «Il paese l’ha accolto bene, dopo aver appreso della situazione direttamente dal vescovo», conferma l’assessore Luca Faustini, residente proprio a Ca’ degli Oppi, «Da noi non ci sono stati problemi».
«Non ha alcun senso andare a tirar fuori una cosa vecchia di anni», prende le difese del parroco anche un altro residente della frazione, l’assessore Romolo Meneghelli, che ha una sua spiegazione per il caso mediatico che si è scatenato. «Sono state due – tre persone di qui ad andare a sollevare la questione, che per il resto della frazione era chiarita», continua Meneghelli. «Per noi, come amministratori e come residenti di Ca’ degli Oppi, è un’ottima persona, che si è già conquistata la stima di tutti, tranne di quelle poche persone, che conosciamo molto bene e che hanno cercato di mettere zizzania».
«La gente sta molto attenta alle sue prediche e alle messe non si distrae, segno che riesce a catturare le menti e i cuori dei fedeli», fa notare Mattia Galbero, consigliere provinciale del Pdl, già consigliere comunale e anche presidente de La Magnifica Fabbriceria, una delle associazioni di volontariato più attive nella frazione.
«Purtroppo c’è sempre chi vorrebbe mettere etichette ed è sempre pronta a condannare gli altri, ma non guarda mai dentro di sè. È vero che qualcuno aveva mosso qualche perplessità prima del suo arrivo, ma dopo la lettera del vescovo abbiamo capito la situazione», evidenzia il consigliere.
«Quando abbiamo organizzato le iniziative natalizie, la gente del paese è venuta volentieri e anche lui ha sempre partecipato attivamente», aggiunge Galbero, «La comunità ha deciso di stare con lui, tranne i soliti sputasentenze, perchè non vuole che se ne vada dal paese e l’ha espresso pregando in chiesa, perchè il parroco si faccia forza, superi questo momento e rimanga al suo posto». «Tutti vogliono che rimanga qui tra noi a Ca’ degli Oppi», fa notare anche Mirko Vertuan, presidente dell’Avis di Ca’ degli Oppi, uno dei promotori della veglia di preghiera, «il 99 per cento della parrocchia e del paese è con il don. Con la serata di preghiera abbiamo voluto fargli sentire la nostra vicinanza. Tanti discorsi che sono venuti fuori sono inutili, perchè conosciamo nomi e cognomi di chi li ha fatti». «E poi, come ci insegna il Vangelo», concludono Galbero e Vertuan, «chi è senza peccato, scagli la prima pietra».

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Zeno Martini

http://www.larena.it/stories/dalla_home/641536_una_folla_in_preghiera_per_il_parroco/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.