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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Alcuni parrocchiani scrivono al Papa e al Vescovo e accusano la vittima: “Lo fa solo per soldi”

Alcuni parrocchiani scrivono al Papa e al Vescovo e accusano la vittima: “Lo fa solo per soldi”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Gennaio 2014
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 5 mins read
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Con una lunga lettera firmata “comunità parrocchiale di Portocannone” alcuni cittadini sostengono che la giovane presunta vittima di abusi sessuali da parte del sacerdote che il vescovo ha già sospeso a divinis abbia inventato tutto solo per soldi: “Assurda messa in scena architettata in maniera machiavellica con un solo e unico scopo… il denaro!”. Un documento intriso di illazioni in cui si deduce che gli incontri denunciati dalla giovane ora diciottenne a casa dell’ex parroco non sarebbero mai avvenuti perché «la vecchietta che abita vicino a lui non ha mai visto la ragazza né entrare né uscire». I parrocchiani autori della nota dicono di essere quasi tremila abitanti che non credono all’episodio, ma a Portocannone in realtà la popolazione è divisa e molti non sono proprio a conoscenza di questa lettera.

 

di Alessandro Corroppoli

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Portocannone. Non sono bastate le raccomandazioni fatte direttamente da Monsignor Gianfranco De Luca, vescovo della diocesi di Termoli – Larino, ai parrocchiani e alla comunità tutta di Portocannone sul caso di don Marino Genova. Non è servito il monito ad abbassare i toni, e le spiegazioni che lo stesso ha dato lo scorso fine settimana. No, niente di tutto questo è servito a placare l’ira e la presa di posizione di alcuni parrocchiani di Portocannone che in una lettera – dai toni duri pieni di livore e al limite della querela – prendono una posizione netta a favore dell’ex parrocco, indagato per pedofilia, gettando accuse durissime sulla presunta vittima e sulla sua famiglia: «Per noi è tutta una meschina e assurda messa in scena architettata in maniera macchiavellica con un unico e solo scopo…il denaro!».

Venerdì e sabato scorso, a margine della trasmissione televisiva Pomeriggio cinque – condotta da Barbara D’Urso – che aveva visto la partecipazione di Francesca (nome di fantasia), la ragazza di Portocannone presunta vittima di abusi sessuali da parte dell’ex parroco Marino Genova, Monsignor De Luca si reca direttamente a Portocannone con il chiaro intento di smorzare i toni della polemica in attesa che la verità giudiziaria faccia il suo corso: «Sono preoccupato perché non vorrei che da quanto accade in questi giorni venga ulteriormente vilipesa e offesa la dignità della ragazza che è da salvaguardare e rispettare senza riserve e illazioni».Un invito caduto nel vuoto, tra i pochi che nello scorso fine settimana si sono recati nella Chiesa Madre di Portocannone. Un suggerimento per nulla accolto da chi ha pensato di disobbedire in maniera palese e provocatoria al capo della Curia bassomolisana e alimentare polemiche e sospetti.

In una lettera firmata “La comunità parrocchiale di Portocannone”, i sostenitori di Marino Genova condannano senza se e senza ma la presunta vittima: «Le accuse che la giovane muove a carico del nostro ex parroco sono totalmente infondate e questo si nota chiaramente dalle tante dichiarazioni da lei rilasciate e del tutto contrastanti tra di loro!» e sempre rivolgendosi al vescovo con un ‘Divinissima Eccellenza’ si chiedono e chiedono:«Si è mai chiesto come mai la ragazza abbia aspettato ben quattro anni prima di denunciare il fatto?» . Interrogativo che fa da preludio all’accusa più grave che gli scriventi fanno alla loro giovane compaesana: «Per noi è tutta una meschina e assurda messa in scena architettata in maniera macchiavellica con un unico e solo scopo…il denaro»

Un’accusa grave che diventa una vera prova, secondo i firmatari, perchè «da altre fonti abbiamo anche evinto che la giovane non ha mai tentato il suicidio e che non è mai stata ricoverata in una struttura pubblica, come lei stessa ha dichiarato» e, provando a smontare tutta l’architettura accusatoria:«Dirigiamoci anche un attimo verso la corista, che da quanto detto, sapeva tutto! Essendo super partes non può ritenersi attendibile, e poi, essendo una donna matura come mai non ha immediatamente denunciato il fatto alle autorità competenti?» e concludono la riflessione attaccando e accusando la stessa testimone:« In questi casi la stessa potrebbe essere denunciata per favoreggiamento di abusi sessuali su minori».

Insomma un processo in piena regola dove viene già emanata una sentenza. Una sentenza che condanna senza se e senza ma la ragazza, che oggi ha 18 anni e che ha raccontato in un esposto al vaglio della Procura della Repubblica di aver subito violenze sessuali da parte di don Marino da quando di anni ne aveva 13.
Una lettera inviata a Papa Francesco (così almeno fanno sapere gli autori) dove gli accusatori sono giudici ma dove gli stessi badano bene a firmare la missiva non con i propri nomi e cognomi preferendo rifugiandosi dietro ad un ambiguo “La comunità parrocchiale di Portocannone”, lasciando intendere come l’intera comunità sia d’accordo con la loro tesi accusatoria.

«Eccellenza, si chieda come mai quasi tremila abitanti non credono a quanto è stato denunciato… o siamo tutti matti, o conosciamo bene sia la ragazza che il nostro ex parroco , persona assolutamente coscienziosa e pronto a risolvere qualsiasi problema se qualcuno ne aveva bisogno». 
Ma i tremila abitanti cui si fa menzione sono in gran parte completamente all’oscuro della lettera, e dunque non coinvolti dalle pesanti accuse contro la ragazza. In realtà la comunità di Portocannone – come abbiamo avuto modo di raccontare sulla base di testimonianze – non solo in gran parte di questa lettera non ne sa nulla, ma è anche divisa e sconcertata per l’accaduto e attende che la giustizia – quella vera – faccia il so corso. Così come farà il suo corso il processo canonico in cui Marino Genova è sottoposto.

Un processo che è stato avviato perchè l’ex parroco è stato, seppur in via cautelativa, sospeso ’a divinis’. È lo stesso lo stesso vescovo De Luca a dichiarare che «nel prendere atto della denuncia e della sua verosimiglianza, abbiamo usato tutta le rapidità e la determinazione necessarie sia nell’allontanare il presbitero dal luogo del proprio ministero, sia nel farci vicino alla minore che risultava profondamente scossa dall’esperienza vissuta» a cui aggiunge che «nei colloqui intercorsi con la minore e i familiari, in modi diversi e a più riprese, è stato espresso il dolore e chiesto perdono per l’accaduto, ho cercato di salvaguardare la persona della minore esortandola, fin dal primo incontro, a esporre denuncia per l’accaduto invitandola a restare serena e a rimanere in tutte le attività parrocchiali e non, nelle quali era coinvolta, assistendola perché iniziasse un percorso di sostegno psicologico».

Il vescovo chiede perdono alla vittima e i parrocchiani, una parte di essi, di Portocannone accusano la vittima. Che sta succedendo in paese? Ma soprattutto, dato che le indagini sono ancora in corso perchè i firmatari della lettera non depongono le loro verità alle autorità competenti? Misteri della fede.

LINK
La replica dell’avvocato della ragazza

(Pubblicato il 22/01/2014)

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