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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » aldo nuvola » Don Aldo Nuvola resta in cella E il cardinale Romeo chiede di incontrarlo

Don Aldo Nuvola resta in cella E il cardinale Romeo chiede di incontrarlo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Gennaio 2014
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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 La posizione si alleggerisce, ma l’ex sarcerdote, sospeso a divinis, resta rinchiuso nel carcere Ucciardone. È accusato di avere avuto rapporti sessuali a pagamento con dei minorenni. Presto potrebbe ricevere la visita dell’arcivescovo di Palermo.

PALERMO – La sua posizione potrebbe alleggerirsi, ma don Aldo Nuvola resta in carcere. E presto potrebbe ricevere la visita del cardinale Paolo Romeo.

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L’arcivescovo di Palermo alcuni giorni fa ha chiesto di incontrare il sacerdote accusato di avere avuto rapporti sessuali con dei minorenni. Dal punto di vista penale l’ex parroco non è stato ancora giudicato. Non si conosce quale esito avrà l’inchiesta che lo coinvolge. Sin d’ora, però, c’è la questione morale di un uomo che, in abito talare, ha commesso un peccato talmente grave da meritare la sospensione a divinis. Ed è nella logica del confronto fra pastore di anime e peccatore che Romeo dovrebbe avere chiesto l’incontro. Il condizionale deriva dal fatto che la sua richiesta, spedita al direttore del carcere Ucciardone, è di poche righe e non svela i motivi della visita.

Adesso spetta al Giudice per le indagini preliminari dare o meno il via libera all’incontro. Nel frattempo lo stesso giudice Agostino Gristina ha deciso che per il momento don Nuvola non sarà trasferito in una struttura psichiatrica per curarsi come chiesto dai suoi legali.

Secondo il giudice, l’indagato deve restare in cella dove è rinchiuso da luglio scorso con l’accusa di avere avuto, in tre occasioni, rapporti sessuali con dei minorenni. Per i primi due episodi i termini di custodia cautelare sono scaduti. Resta in piedi il terzo che vedrebbe coinvolti il sacerdote e due giovani.

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L’ex parroco della chiesa Regina Pacis era inizialmente accusato di istigazione alla prostituzione minorile e rapporti sessuali illeciti con minori. Per il primo reato si rischiano anche quindici anni di carcere. Per il secondo, l’eventuale pena non supera i sei anni. Secondo una recentissima sentenza delle sezioni unite della Cassazione, che gli avvocati Nino Caleca e Mario Zito hanno cucito addosso al loro cliente, quando un maggiorenne offre del denaro ad una persona di età compresa tra i 14 e i 18 anni per convincerla a intrattenere rapporti sessuali esclusivamente con il soggetto agente si configura il reato meno grave. Che nel caso di Nuvola riguarda due dei tre rapporti sessuali per i quali è finito in carcere. Non si conosce ancora la parte della motivazione in cui i Supremi giudici hanno affrontato il tema dei rapporti sessuali in presenza di più minori.

Nell’attesa, don Nuvola resta in cella.Cella dalla quale l’ex sacerdote, interrogato dai pubblici ministeri Calogero Ferrara e Claudio Camilleri, ha sempre respinto le nuove accuse dei due minorenni che gli sono piovute addosso. Le ha sempre qualificate come millanterie di giovani dediti alla prostituzione che si vantano per quel cliente insolito. All’Ucciardone don Nuvola aveva ammesso di avere avuto rapporti sessuali con un solo ragazzo, che però credeva fosse maggiorenne. Si era detto dispiaciuto, chiedendo scusa “ai miei superiori, alla mia famiglia, ai fedeli, alle persone che mi vogliono bene”. Ed aveva pure annunciato di essere pronto ad iniziare un percorso di guarigione. Percorso che, però, per il momento è stato stoppato dal giudice.

In passato era stata la stessa Curia a offrire una chance a don Nuvola. La vicenda è stata ripercorsa nel provvedimento di sospensione a divinis. Nel 2012 il sarcerdote ed ex insegnante di religione, dopo avere rimediato una condanna per un episodio analogo a quelli che gli vengono contestati ora, “era stato invitato a presentare le dimissioni dalla carica di insegnante di Religione in data 4 ottobre 2008 e a dimettersi da parroco della Parrocchia Regina Pacis nel dicembre 2008, allorquando si era avuta la notizia di un procedimento nei suoi riguardi per molestia nei confronti di un giovane di 17 anni. In quella circostanza si era proceduto ad allontanarlo dall’ufficio di parroco”. Inoltre gli era stato intimato di soggiornare presso la Casa “Il Cenacolo” dei Padri Venturini a Barcellona Pozzo di Gotto per un periodo di riflessione e di accompagnamento spirituale e psicologico. Successivamente era stato stabilito che seguisse “un percorso organico e ben strutturato della durata di almeno due anni, che mirasse al consolidamento della maturità umana, affettiva e sacerdotale presso una struttura protetta”.

http://livesicilia.it/2014/01/10/sacerdore-sesso-minorenni-aldo-nuvola_426691/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.