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SAVONA: L’ira di don Giovanni Lupino in una Diocesi di CORTIGIANI

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Ottobre 2013
in Liguria
Reading Time: 4 mins read
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Pubblichiamo con piacere la lettera aperta del parroco di S. Dalmazio uscita sabato 5 sul Secolo XIX. La Diocesi di Savona, circa 70 sacerdoti, una delle Diocesi più travolte e compromesse dallo scandalo pedofilia, uno scandalo che ha avuto risonanza in tutto il mondo al punto che Silvia Luzi ne ha voluto fare un film, uscito due settimane fa in 34 paesi.

Durante quello scandalo su settanta sacerdoti, solo due ebbero il coraggio di opporsi ad una “mafia” che non si vede ma c’è, una mafia che non è solo savonese.

Don Carlo Rebagliati e Giovanni Lupino furono gli unici due che sollevarono il problema di fronte ai fedeli e alla chiesa, che sprofondò come da manuale in un assordante silenzio.

Nel Trailer del Docu-Film di Silvia Luzi che vi proponiamo, alcune delle dichiarazioni di Giovanni Lupino, dichiarazioni in quel caso generiche ma che chiarisce accuratamente nella sua lettera aperta.

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QUI il film completo “Il silenzio nel nome di Dio”

LETTERA APERTA:

Il Dott. Torello dice, sull’ultimo numero del giornalino dioce­sano, Il Letimbro, dove noto che da tempo imperversa un “bravo cortigiano” di nome Marco Ger­vino, tuttologo, che «le decisioni degli spostamenti dei parroci, fossero già state prese ratificate, in esclusivo ambito cleri­cale». Caro dottore è sempre stato così. Anzi sottolineerei “in esclusivo ambito clericale molto ristretto” vale a dire quello dei cortigiani.

Entriamo nel dettaglio di alcuni pesanti esempi. Cari Fratelli in Cristo tutti noi abbiamo letto sul Letimbro le dichiarazioni d’amore di Don Giusto per il nuovo vescovo Lupi, a cui tutti dovevamo associarci come «figli” devoti dell’ennesimo sposo della nostra Madre Chiesa di Savona. Ma qualcuno ci ha mai spiegato quali cortigiani savonesi siano stati consultati per la sua nomina? O quale “Padrino’” Ligure o Romano lo ha battezzato? E che pensare del demenziale stile antiecclesiale dell’incardinazione dei preti stranieri? Decidono solo i vescovi, che dopo pochi anni lasciano la nostra Diocesi senza consultare nessuno. Questi preti non saranno mai veramente integrati Che Dio li assista.

Questo ci porta pensare il no­stro Seminario vuoto, a quanto tempo abbiamo perso in questi anni. Vescovi insensibili e pau­rosi incapaci di affrontare seriamente il problema, per esempio coinvolgendo tutti i Teologi savo­nesi e gli amici delle grandi Fa­coltà Teologiche. Vescovi irre­sponsabili che hanno preferito che ogni Teologo coltivasse il proprio orticello, anche per emarginare Teologi sgraditi, con­tribuendo a distruggere ogni forma di collaborazione e proget­tazione futura. Da anni ormai il seminario di Savona è affidato a un Rettore che non sa neppure dove stia di casa la Teologia. Eventuali Laici educatori o teologi? E chi li ha p.ensati?  In Diocesi i laici più illuminati dovrebbero essere quelli che hanno fatto scelte di servizio e di studio della Teologia Per esem­pio gli insegnanti di Religione. Purtroppo però, la cultura corti­giana, da anni, li ha travolti. In­fatti solo i cortigiani e i clericali possono parlare e decidere la sorte dei colleghi. Servi della gleba. Da anni si sono arresi a chiedere criteri oggettivi di assunzione, concorsi interni gra­duatorie pubbliche. Non godono neppure troppa stima degli altri laici “impegnati” nella chiesa. In fondo sono privilegiati, poiché hanno un lavoro retribuito nella scuola pubblica. Quando, anche il Concordato, voluto da vescovi e politici dell’antico testamento, machiavellici e non cristiani, fi­nirà di massacrare la dignità di tante persone?

I laici e i beni della chiesa. Tante chiacchiere e tanta demagogia poiché la logica curiale travolge tutti. Pratiche lente, burocrazia peggiore di quella pubblica, bi­lanci poco chiari, scandali edilizi trattative poco chiare col comune di Savona. Poveri, sfrattati con durezza scandalosa. E le co­lonie bergamasche?

I laici e gli scandali del clero. Qui responsabilità dei laici ne abbiamo vista davvero poca. Sembra prevalere nei più la logica della difesa della casta. Soprat­tutto se i preti sono amici. Come pure negli scandali della scuola si difendono i colleghi, non gli alunni. La vittima che grida e vuole giustizia dà fastidio. In fondo per i più uno deve conti­nuare a soffrire in silenzio senza troppo strepito. Svegliare i fanta­smi della nostra vigliaccheria, delle nostre rimozioni, dei nostri disagi, non ci piace. Come pure non accettiamo di mettere in di­scussione una chiesa che si na­sconde dietro un diritto canonico incapace di gestire diritti e doveri di un cristiano. Tutto il Diritto vive una profonda crisi di iden­tità, dominato com’è da un posi­tivismo giuridico inguaribile, dall’idolatria sempre più insoste­nibile dei diritti esclusivi del singolo, ma il Diritto Canonico è semplicemente fuori dalla realtà, poiché i concetti di “legge di Dio” e “Legge di Natura” non condano più nulla. Va ripensata la Grazia, il Dono, l’Amore di Dio in Cristo, come realtà prima e ultima che fonda la vita cristiana, il sacro ri­spetto della vita di tutti a cominciare dagli ultimi, i piccoli, i po­veri, gli innocenti.

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Inizia un nuovo anno pastorale e tutti vogliamo riscoprire la nostra identità cristiana nella piena accettazione della nostra vita sa­cramentaria a partire dal batte­simo. E allora bandiamo ogni prepotenza di chi decide per noi senza interpellarci, di chi cerca di blandirci con belle parole senza ascoltare le nostre ragioni, di chi vuole essere obbedito senza obie­zioni e critiche fraterne, come un “tirannucolo permaloso”.

DON Giovanni LUPINO

PARROCO DI SAN DALMAZIO LAVAGNOLA

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.