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Portale della Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti | Il punto della Rete L'ABUSO | Pedofilia: l’arcivescovo di Milano Mario Delpini Insabbia volutamente il caso.

Pedofilia: l’arcivescovo di Milano Mario Delpini Insabbia volutamente il caso.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Aprile 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO, Lombardia
Reading Time: 13 mins read
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Don Alberto Rivolta, responsabile della pastorale giovanile di Rozzano, l’8 marzo 2018 durante l’udienza del procedimento penale a carico di don Mauro Galli, accusato quest’ultimo di abuso sessuale aggravato ai danni di un minore, ricostruisce con precisione giorno dopo giorno gli avvenimenti dal presunto abuso alla decisione maldestra del Vescovo di spostare il prete ancora con i minori.

“Delpini sapeva, il 24 dicembre 2011 eravamo in tre, Io (don Alberto Rivolta vice parroco), don Carlo Mantegazza (Parroco) e il vescovo mons. Mario Delpini”.

Finalmente sono disponibili le trascrizioni integrali degli interrogatori avvenuti lo scorso 8 marzo nell’udienza a porte aperte, e nonostante L’ESTREMO TENTATIVO MALDESTRO DA PARTE DELLA DIOCESI DI SCREDITARE LE TESTATE GIORNALISTICHE (che viceversa sono presenti a tutte le udienze e che si sforzano di raccontare con precisione i fatti), LA VERITA’, QUELLA PROCESSUALE, QUELLA GIURATA DAVANTI AD UN COLLEGIO GIUDICANTE IRROMPE CON TUTTA LA SUA SCIOCCANTE, DISARMANTE, DEVASTANTE DRAMMATICA TRASPARENZA.

Cattura 4

Il tentativo maldestro di mettere a tacere quanto emerge in udienza, ad opera del portavoce ufficiale del Vescovo Delpini, don Davide Milani, è presto smentito in aula da chi ha vissuto direttamente quei momenti ed è, per altro, parte della stessa chiesa, don Alberto Rivolta.

Mentre don Milani si precipitava a inviare una e-mail segreta a tutti i parroci della Diocesi, invitando a diffondere il più possibile il contenuto del comunicato ufficiale della curia Milanese “Un comunicato per comprendere la verità dei fatti” (disponibile da tempo on-line e ripreso in più occasioni da Vatican Insider), esortando a diffondere di non dar credito a quanto scrivono i media definiti scorretti e diffamatori, raccomandandosi infine di non rendere però nota la stessa “comunicazione segreta”… don Rivolta, alla luce del sole raccontava pubblicamente ai Giudici (e ai giornalisti accusati ingiustamente di diffondere notizie false), quanto era accaduto dal giorno del presunto abuso alla scelta maldestra di Delpini di mettere don Galli ancora a contatto con i minori, semplicemente spostandolo in un’altra parrocchia a pochi chilometri di distanza (decisione maturata in soli 20/30 giorni).

Cattura 5

Per comprendere il peso delle diverse deposizioni E’ FONDAMENTALE PRECISARE CHE DA PARTE DEL CLERO, DON ALBERTO RIVOLTA E’ STATO L’UNICO CHE HA VISTO E PARLATO REALMENTE E DIRETTAMENTE CON LA PRESUNA VITTIMA GIA’ DAL GIORNO STESSO DOPO LA NOTTE DEL PRESUNTO ABUSO: infatti, sia don Carlo Mantegazza sia mons. Delpini giurano alle autorità di non aver visto né parlato con il minore.Cattura 6

Pertanto: quanto riportato da don Alberto a mons. Delpini, è la fonte più diretta e puntuale che lo stesso monsignore aveva quando ha preso la decisione di spostare don Mauro ancora una volta come responsabile della pastorale giovanile senza ritenere di dover avviare alcuna indagine canonica, detta INDAGINE PREVIA, prevista invece per questi casi. 

LA RICOSTRUZIONE PRECISA DI DON ALBERTO RIVOLTA E LE ALTRE TESTIMONIANZE IN AULA:

  1. Don Alberto ha visto immediatamente il minore, esattamente il giorno 20 dicembre 2011, la notte tra il 19 e il 20 dicembre don Mauro aveva portato nel suo letto matrimoniale il ragazzo.
  2. Don Alberto è stato avvisato dai genitori, che erano stati allertati a loro volta dalla scuola dove il minore era stato accompagnato in macchina da don Mauro stesso, la mattina del 20 dopo la fatidica notte.
  3. Gli insegnanti avevano subito chiamato i genitori perché avevano visto il ragazzo sotto shock, e avevano dunque telefonato ben due volte ai genitori, a breve distanza di tempo, per andare a scuola a prendere immediatamente il figlio.
  4. Don Alberto il 20 dicembre ha trovato a casa il minore in stato di shock:

Don ALBERTO: “…era sicuramente molto scosso. Molto… Sì, era scosso, era un po’… era scosso, era angosciato, era sicuramente stato… così, aveva vissuto… era rimasto… Era in una situazione certo non normale, non ottimale. Sicuramente era un ragazzo scosso, mi vien da dire forse impaurito o comunque certamente non parlava con libertà e tranquillità.”

Oltre agli insegnati, ai genitori, a don Alberto, anche la fidanzatina del tempo, quello stesso giorno, poco prima di don Alberto, aveva visto il ragazzo visibilmente scosso come ha testimoniato durante il processo:

FIDANZATA: “…Mi ricordo di averlo trovato nella sua camera ed era visibilmente scosso. Non riusciva a parlare, non riusciva a dirmi cosa fosse successo. Mi diceva solo che era successo qualcosa di brutto. Di fatti non sono rimasta per tanto tempo perché lui era molto, molto scosso. Era rannicchiato sulle scale in un angolo.”

Praticamente tutti quelli che hanno visto o voluto vedere il minore concordano nell’averlo visto in stato di shock.

  1. Don Alberto parla subito con don Mauro Galli, con don Carlo Mantegazza e quindi, insieme a quest’ultimo, a mons. Mario Delpini.

Don ALBERTO: “A quel punto… non so la cronologia esatta, comunque ho fatto tre cose. Anzitutto ho chiesto un colloquio a don Mauro dicendo: “Don Mauro ho bisogno di parlarti”. Ho avvisato l’allora Parroco, don Carlo Mantegazza che era Parroco, il mio Parroco che avevo a Rozzano. Dopodiché insieme abbiamo avvisato, appunto, il Vicario Episcopale.”

Don Alberto il 21 dicembre parla con don Mauro e il 24 dicembre, insieme a don Carlo, parlano a Delpini.

  1. Don Alberto riferisce a Delpini che aveva visto subito, dopo quella notte, il ragazzo, che era visibilmente scosso, che aveva dormito insieme a don Mauro nel suo stesso letto matrimoniale, avendolo premeditatamente chiesto ai genitori e pur avendo altre soluzioni ospitali (lo specificherà meglio don Carlo, parlando del nuovissimo divano letto in sala o della camera degli ospiti con un letto e una brandina).

Riferisce che il ragazzo gli aveva detto che il don Mauro aveva toccato il petto del ragazzo, lo prendeva dal petto…

Don ALBERTO: “Allora, Xxxxxxxxx mi ha detto che quella notte loro avevano dormito insieme in questo letto matrimoniale in casa di don Mauro. Avevano dormito insieme e durante la notte lui si era sentito toccare il petto, prendere per il petto, toccare per il petto. Niente e poi la mattina… Quindi questo la notte. Lui non aveva dormito, aveva fatto fatica a dormire e al mattino don Mauro, dopo la preghiera, l’aveva portato a scuola. L’aveva portato a scuola, insomma.”

(audizione Don CARLO MANTEGAZZA):

PRESIDENTE – Quindi il letto nel quale erano stati insieme era stato il letto, invece, proprio di don Mauro.

TESTIMONE DON MANTEGAZZA – Proprio di don Mauro.

PRESIDENTE – Ed era un letto ad una, a due piazze o a una piazza e mezzo?

TESTIMONE DON MANTEGAZZA – No. Era un letto matrimoniale.

PRESIDENTE – Era un letto matrimoniale. Quindi i posti letto, per dire così, nell’appartamento erano quello del letto matrimoniale utilizzato dal Sacerdote.

TESTIMONE DON MANTEGAZZA – Sì.

PRESIDENTE – Quello, se c’era, della camera degli ospiti…

TESTIMONE DON MANTEGAZZA – Della camera degli ospiti…

PRESIDENTE – E in più un divano letto…

TESTIMONE DON MANTEGAZZA – Un divano letto.

PRESIDENTE – Che era un divano letto ad una piazza e mezza, dice?

TESTIMONE DON MANTEGAZZA – Sì, almeno ad una piazza e mezza. Non penso che fosse matrimoniale penso che fosse un (inc) come si chiama.

  1. Don Carlo precisa che anche solo aver portato un minore nel proprio letto è una cosa molto grave che quindi certamente, come qualsiasi altra persona di buon senso, in assenza di altre informazioni, non poteva avere la serenità, e tanto meno la certezza, che non fosse successo altro.

PRESIDENTE – Quando dice: “Quello che era accaduto” vuol dire, partire dal presupposto che avessero dormito insieme come fatto accertato o dando come fatto accertato che fosse accaduto qualcos’altro?

TESTIMONE DON MANTEGAZZA – No, il dormire insieme certo.

PRESIDENTE – Era il dormire insieme con un ragazzo che era una cosa considerata grave da lei e, diciamo, dalla struttura ecclesiastica oppure il sospetto piuttosto che la convinzione che fosse successo anche un contatto sessuale? Per intenderci.

TESTIMONE DON MANTEGAZZA – A me personalmente, perché posso rispondere per me, a me sembrava già grave quello.

PRESIDENTE – Era quello che volevo, che intendevo domandarle.

  1. Pertanto mons. Delpini sapeva con certezza che don Mauro aveva dormito con il ragazzo nel letto matrimoniale, nonostante fosse tutto premeditato, poiché aveva chiesto il consenso ai genitori e non aveva voluto utilizzare le soluzioni ospitali a sua disposizione, camera degli ospiti o divano in sala, (lasciando però loro intendere che ci fosse tutto il gruppo di adolescenti per dormire in oratorio, i genitori non immaginavano certo che il figlio fosse solo e che avrebbe dormito nella casa di don Mauro e tanto meno nel suo letto matrimoniale; questo lo precisa anche don Carlo nella sua testimonianza).

Don CARLO: “…Naturalmente, ovviamente, i genitori sapevano che avrebbe dormito a casa di don Mauro ma non immaginavano nello stesso letto, ecco.”

  1. Delpini sapeva che il ragazzo riferiva che si sentiva toccato da don Mauro, lo aveva riferito a don Alberto, unica persona che aveva cercato e visto il ragazzo.

Don ALBERTO: “…quella notte loro avevano dormito insieme in questo letto matrimoniale in casa di don Mauro. Avevano dormito insieme e durante la notte lui si era sentito toccare il petto, prendere per il petto, toccare per il petto.

  1. Delpini non ha voluto approfondire alcunché prima di decidere lo spostamento di don Mauro ancora a contatto con i minori, magari incontrando i familiari o il minore. Le informazioni riportate da don Alberto, da don Carlo e da don Mauro stesso, (quest’ultimo lo ha personalmente incontrato e gli ha confermato di aver portato nel suo letto il minore, aggiungendo però che non era successo nulla), gli erano sufficienti.
    Delpini ha ritenuto sufficiente che don Mauro gli avesse detto che non fosse accaduto nulla, salvo portare a letto un minore, (sapeva che tutti avevano visto sotto shock il ragazzino dopo la fatidica notte, incluso don Alberto che glielo riferisce di persona il 24 dicembre 2011), informazioni sufficienti per non avere dubbi e quindi decidere scientemente con “scrupolo e coscienza”, dirà poi attraverso i comunicati stampa.

Senza sentire il minore oppure i familiari decide di non avviare alcuna indagine.

Decide quindi con “scrupolo e coscienza” di spostare prudenzialmente, “per precauzione” (come riporta il comunicato della diocesi) il don Mauro ancora incaricato della pastorale giovanile in un’altra parrocchia poco distante (Legnano) ancora a contatto con i minori, possibilmente con un maggior numero di ragazzi poiché era passato da responsabile di due oratori, a Rozzano, a responsabile di quattro oratori, a Legnano.

Nonostante tutto ciò, alla polizia riferirà poi che lo stesso don Carlo Mantegazza lo aveva allertato, prima dell’incontro del 24 dicembre 2011 dove si sono riuniti in tre (mons. Delpini, don Carlo Mantegazza e don Alberto Rivolta).

Don Carlo gli aveva esplicitamente anticipato la grave situazione telefonicamente e Delpini giura alla polizia precisando che in quella telefonata, “in quella circostanza” don Carlo gli aveva poi detto che il minore aveva segnalato presunti abusi sessuali.

2 1Sostanzialmente mons. Delpini attraverso il comunicato della Diocesi vuole tentare di far credere che non aveva capito, contrariamente a tutti gli altri che pure avevano parlato con lui, don Carlo e don Alberto, i quali dissentivano rispetto al maldestro spostamento (come da registrazioni acquisite in aula) e riconosciuto poi anche dal Cardinale Scola in una lettera inviata ai familiari. Tutti i testimoni fino ad ora ascoltati, i genitori e parenti, tre amici e l’ex. fidanzata, con le medesime informazioni che aveva appreso Delpini, avevano dedotto che il loro amico fosse stato abusato sessualmente, tutti lo giurano alle autorità come riportato dai documenti integrali in un precedente articolo http://retelabuso.org/2018/03/28/larticolo-di-vatican-insider-diffuso-dalla-chiesa-di-milano-smontato-nelle-menzogne-paragrafo-per-paragrafo-contiene-documenti/

Come è possibile dunque che solo mons. Delpini non ha il minimo dubbio? Perchè non avvia l’indagine interna?

Il comunicato sostiene che Delpini in quei giorni aveva chiesto e sentito il parere di uno psicologo che aveva ricevuto il compito di sentire don Mauro.

Anche rispetto a quest’aspetto iniziano ad emergere i primi interessanti particolari:

In un sito web noto negli ambienti ecclesiastici “COME GESU’ blog di don Mauro Leonardi” don Leonardi dopo essere stato invitato nelle due trasmissioni di Gianluigi Nuzzi, Quarto Grado, dove ha trattato il caso del presunto abuso di don Galli, ha pubblicato alcune sue riflessioni e come sempre avviene, alcuni utenti hanno partecipato alla discussione.

https://mauroleonardi.it/2018/03/24/quarto-grado-la-puntata-preti-pedofilia-2/

In particolare una assidua frequentatrice del Blog, scrittrice e nota commentatrice di don Leonardi, in merito al caso don Galli scrive:

“Nel caso di Rozzano indubbiamente la Diocesi di Milano ha sottovalutato la questione.

Il sacerdote è stato sottoposto a 26 sedute dallo psicoterapeuta e direzione spirituale prima di essere spostato a Legnano sempre a contatto con ragazzi, nel 2011.” Cattura 7

L’episodio richiamato da don Leonardi nell’ultimo suo commento: “Se non ho fatto male i conti il nuovo episodio di cui si è parlato nella puntata è avvenuto quando don Mauro Galli era seminarista…” si riferisce ad un altro evento inquietante emerso proprio grazie alle trasmissioni televisive. Infatti, un giovane ha riferito di avere a sua volta ricevuto il medesimo invito da parte del don Galli ovvero era stato obbligato a dormire nel suo letto matrimoniale in una gita con l’oratorio quando ancora il Galli era seminarista, almeno un paio d’anni prima dell’episodio in contestazione.

Cattura 8

Quest’ultimo evento certamente apre nuovi inquietanti interrogativi, tuttavia tornando al blog di don Leonardi, non è ancora chiaro come la signora M. Céline, sia evidentemente a conoscenza che don Mauro a seguito del presunto abuso avvenuto a fine dicembre 2011, sarebbe stato visto dallo psicoterapeuta 26 volte prima del suo trasferimento a Legnano avvenuto il 1 marzo 2012.

Cattura 9 1Il presunto abuso è avvenuto tra il 19 e il 20 dicembre 2011, il 24 dicembre Delpini incontra don Don Carlo, don Alberto e poi don Mauro, nei giorni successivi ci sono state le prime azioni dei religiosi.

Se anche i colloqui con lo psicologo fossero iniziati immediatamente dopo le festività, dal 2 gennaio fino alla decisione del trasferimento – decisione che ragionevolmente è stata presa almeno 10/15 giorni prima del trasferimento reale avvenuto il 1 marzo (anche solo per motivi logistici e per trovare la nuova destinazione) – significa che gli incontri con il terapeuta si sono concentrati in circa un mese e mezzo.

Lo psicologo in 6 settimane avrebbe visto don Mauro ben 26 volte: quindi in realtà 4/5 incontri settimanali fissi, il che significa tutti i giorni escluso il sabato e domenica dall’evento fino alla decisione del trasferimento.

Una mole impressionante di psicoterapia… ma qual è il professionista che agisce in questo modo?!?

Se uno psicologo ravvisa la necessità di sottoporre un paziente ad un incontro giornaliero di psicoterapia o, viceversa, se un paziente manifesta la necessità irrefrenabile di essere sottoposto a psicoterapia quotidiana, quantomeno il sospetto che possa esserci qualche motivo sarebbe dovuto venire a mons. Delpini che si è appunto avvalso della consulenza dello specialista (stando alla ricostruzione del comunicato della diocesi) per avvalorare la propria decisione.

Diversamente i 26 incontri si riferiscono ad un periodo più esteso prima della fatidica decisione: il che significherebbe che don Mauro era già in cura da uno psicologo… pertanto ci sarebbe da domandarsi il motivo… e questo aprirebbe nuovi altrettanto inquietanti scenari poiché don Mauro era stato ordinato sacerdote da soli pochi mesi!

Tuttavia, limitandosi alle puntuali affermazioni, significherebbe che chi ha deciso di trasferire don Mauro ancora una volta a contatto con i minori, non ha in alcun modo parlato con il professionista: sarebbe oltremodo ingiustificata, imprudente, prematura e grave la decisione del nuovo incarico.

Dunque o si sta parlando di cose diverse, non uno psicologo ma un amico, un confidente, magari un padre spirituale laureato in teologia che ha sostenuto un esame di psicologia… ma di certo non un professionista del campo oppure non è vero che ci sono stati questi incontri da lei menzionati, lo escludo nella maniera più assoluta. Salvo che, ripeto, chi ha deciso il trasferimento in quelle condizioni con il contesto rappresentato, lo ha fatto assumendosi una responsabilità enorme, contro il parere di tutti, mettendo scientemente a rischio altri minori… non si fanno 4/5 sedute a settimana se non è successo nulla, perché non vi è la necessità e non è assolutamente il modo di procedere, se non dovuto ad un reale bisogno che evidenzia appunto l’estrema gravità della situazione.

Di cosa avrebbe dovuto parlare don Mauro tutti i giorni, per un mese e mezzo, con lo psicologo, se non era accaduto nulla, se aveva semplicemente dormito?

Infine: per quale motivo successivamente all’incontro con i genitori del ragazzo avvenuto nel settembre 2012 (non nel 2013 come falsamente riportato dal comunicato della diocesi) il don Galli è nuovamente spostato (via da Legnano), non avendo ancora completato un anno nemmeno ora, questa volta nella pastorale sanitaria?

L’incontro con Delpini (registrato e depositato agli atti) è stato preteso dai familiari a seguito dell’amara scoperta del trasferimento del don Galli ancora a contatto con i minori, incaricato della pastorale giovanile, quando questi ultimi avevano esplicitamente chiesto, come unica garanzia, l’esatto opposto ed erano stati rassicurati, dal parroco don Mantegazza, che pur sapeva della decisione del monsignore.

Cattura 10

Come si evince dalle registrazioni, la segnalazione del presunto abuso era la medesima dei primi giorni, identica a quella fornita da don Alberto a mons. Delpini il 24 dicembre 2011, non avevano arricchito il racconto con nuovi particolari, dunque: per quale motivo il vescovo con le identiche informazioni a sua disposizione l’1 novembre 2012 allontana don Mauro dai minori?

E’ dunque evidente che la scelta del primo trasferimento è stata maldestra come poi ammetterà lo stesso cardinale Scola parlando delle decisioni di Delpini.

In tutti i casi comunque mons. Delpini non avvia nessuna Indagine Previa (obbligatoria secondo il codice canonico can. 1717) per cercare di capire, evidentemente non era il suo obiettivo.

 La Redazione

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16 Gennaio 2026
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12 Gennaio 2026

Onda Viola

Panchina viola contro l’abuso sessuale di minori e persone vulnerabili

Panchina viola contro l’abuso sessuale di minori e persone vulnerabili
by Rete L'ABUSO Human Rights Connect - ODV/ETS
23 Settembre 2024
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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.