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Portale della Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti | News | Cassazione. Fa reato il prete che induce a ritirare denuncia per pedofilia su bimba di 10 anni

Cassazione. Fa reato il prete che induce a ritirare denuncia per pedofilia su bimba di 10 anni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Aprile 2013
in News
Reading Time: 5 mins read
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Il parroco che induce la mamma di una ragazzina infradecenne, che ha subito atti sessuali, a togliere la denunzia rischia la condanna per favoreggiamento.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 21 marzo – 10 aprile 2013, n. 16391
Presidente Agrò – Relatore Capozzi

Considerato in fatto

1. Con sentenza del 3.7.2012 il G.U.P. del Tribunale di Savona dichiarava n.d.p. perché il fatto non sussiste nei confronti di F.L. , parroco di (omissis) , imputato del delitto di cui all’art. 378, 61 n.9 c.p. per aver aiutato P.P. – dopo la commissione da parte di quest’ultimo, e senza avervi concorso, del delitto di cui all’art. 609 quater c.p. ai danni di una infradecenne – ad eludere le investigazioni dell’Autorità di Polizia in quanto, contattato dalla madre della vittima, cercava di dissuaderla dallo sporgere denuncia suggerendole espressamente di non fare nulla e anzi dicendole – tra l’altro – “devi dire a tua figlia che la denuncia è contro la Chiesa”, con l’aggravante dell’aver commesso il fatto con abuso dei poteri e comunque violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto.
2. La sentenza liberatoria impugnata ha fondato la decisione ritenendo -in punto di diritto – insussistente l’elemento oggettivo del delitto contestato. Ha argomentato che, in assenza di un obbligo di denuncia da parte della madre della vittima, il suggerimento di altri di non sporgere denunzia si pone sullo stesso piano della stessa omessa denuncia, cosicché, non punendosi l’omessa denuncia da parte di chi non ha obbligo di effettuarla, non deve parimente punirsi colui che istiga la predetta omissione. Inoltre, la mancata denuncia e l’eventuale persuasione del terzo mancherebbero dell’elemento oggettivo dell’elusione delle investigazioni della p.g., in quanto l’omessa denuncia costituirebbe atto neutro che non elude le investigazioni, anche se non le aiuta e non ne determina l’avvio.
3. Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica di Savona il quale deduce erronea applicazione della legge processuale penale e manifesta illogicità della motivazione laddove postula l’assimilazione tra l’omessa presentazione della denuncia e la condotta di suggerire ad altri di non sporgere denunzia: la prima, anche se non obbligatoria, deve essere libera e consapevole e non essere influenzata da falsi argomenti agitati da terzi che obiettivamente aiutano il reo ad eludere le investigazioni. Cosicché risulta erronea la decisione resa nell’udienza preliminare di escludere già in astratto la riconducibilità al delitto di favoreggiamento la condotta dell’imputato di suggerire alla madre della giovane vittima di non denunciare il parrocchiano abusante per pretesa contrarietà alla religione cattolica certamente così, ed almeno in ipotesi, aiutando il reo ad eludere le investigazioni.

Motivi della decisione

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1. Il ricorso è fondato.
2. Il principale argomento – sopra ricordato – utilizzato dalla sentenza per negare l’accesso alla verifica dibattimentale dell’accusa di favoreggiamento è evidentemente eccentrico rispetto al thema sottoposto dall’organo di accusa.
Non si versa, nella specie, in un preteso concorso per istigazione dell’imputato nella omissione altrui di denunciare l’abuso sessuale, quanto, invece, in una autonoma condotta commissiva dell’imputato volta a determinare l’altrui libera condotta ed, in ipotesi, finalizzata all’ausilio dell’autore del delitto presupposto.
Risulta così errato l’assunto in ordine alla insussistenza dell’elemento obiettivo del reato secondo la stessa impostazione accusatoria.
4. In tema di favoreggiamento personale, la giurisprudenza di legittimità ha insegnato che l’”aiuto” comprende anche la pressione esercitata su un terzo per indurlo a ritrattare le accuse formulate a carico del soggetto che si intende favorire, aggiungendo che non ha rilevanza che l’agente operi quando le investigazioni dell’autorità non siano ancora iniziate o siano già avviate o addirittura concluse (Sez. 2, Sentenza n. 10211 del 02/07/1985 Rv. 170936 Imputato: Clemente; v. anche, sotto il primo aspetto, Sez. 2, Sentenza n. 9512 del 11/12/1989 Rv. 184776 Imputato: Materazzo) e, sin da risalente autorevole dottrina, si è chiarito che l’aiuto deve essere positivo e diretto, in relazione allo scopo, ma non occorre che lo sia anche in rapporto alla persona aiutata, alla quale può benissimo prestarsi aiuto mediato. Cosicché la condotta di favoreggiamento può commettersi anche mediante pressione esercitata sopra un terzo, ed in tale ipotesi, se la legge riconosce a codesto terzo la facoltà giuridica di determinarsi a vantaggio del favoreggiato, il titolo di favoreggiamento si presenterà se l’ausiliatore abbia usato violenza fisica o morale o frode.
5. Ebbene, una siffatta pressione morale è sottesa alla accusa allorquando ascrive all’imputato di aver agitato pretestuosamente nei confronti della madre della vittima la finalità antagonista della denuncia dell’abuso.
Si esula nella specie dall’Ipotesi del mero consiglio – ritenuto irrilevante ai fini della configurazione della fattispecie da Sez. 6, sent. n. 18164 del 26.4.2012, Giorgieri – che comunque implica la ponderazione dei reali elementi del caso in favore di chi ne è destinatario. L’imputato ha, invece, abusato della qualità rivestita, violando i doveri connessi al suo ministero pastorale, allorquando ha strumentalizzato il legame spirituale di colei che gli si era rivolto in quel grave frangente ponendo, senz’altro e radicalmente, in conflitto la denuncia con la stessa istituzione e confessione religiose. In tal modo, conculcando la libera determinazione della madre così pressata ad omettere la denuncia ed a condizionare nello stesso senso la piccola vittima.
6. A tal riguardo, del tutto omessa nella sentenza è la considerazione della contestata qualità di ministro del culto rivestita dall’imputato con la correlata violazione dei doveri discendenti da detta qualità, che la giurisprudenza di legittimità ravvisa anche se – come nella specie – il reato non sia stato commesso nella sfera tipica e ristretta delle funzioni e dei servizi propri del ministero sacerdotale, in quanto è sufficiente, da un lato, che a facilitarlo siano serviti l’autorità ed il prestigio connessi alla qualità di sacerdote e, dall’altro, che vi sia stata violazione dei doveri anche generici nascenti da tale qualità (Sez. 3, Sentenza n. 37068 del 24/06/2009 Rv. 244963 Imputato: Abbiati).
7. Secondo l’insegnamento di questa Corte, inoltre, l’art. 378 c.p. prevede condotte finalizzate a frapporre ostacoli, e comunque a fuorviare l’attività diretta all’accertamento dei reati e alla individuazione dei responsabili, onde per condotta di favoreggiamento personale deve intendersi non solo quella diretta a deviare le indagini già in atto, ma anche quella diretta ad evitare che l’autorità proceda ad accertamenti in ordine al reato e alla scoperta dell’autore di esso (ex multis, Sez. 6, 24.10.03 n.709 Rv.228257; Sez, 6, sent. del 26.4.2012 n. 18164, Giorgieri, non massimata). Risulta, quindi, errato anche il secondo argomento della sentenza sulla assenza di obiettiva valenza elusiva della perseguita omissione della denuncia, tenuto conto che per l’integrazione della fattispecie non è necessaria la dimostrazione dell’effettivo vantaggio conseguito dal soggetto favorito, occorrendo solo la prova della oggettiva idoneità della condotta favoreggiatrice ad intralciare il corso della giustizia (ex multis, Sei. 6, Sentenza n. 3523 del 07/11/2011 Rv. 251649, Papa).
Oggettiva idoneità che, quindi, deve ravvisarsi nell’omessa denunzia e senza considerare l’ulteriore concorrente contestazione – non valutata dalla sentenza – dell’induzione della madre a condizionare la vittima minorenne affinché non dichiarasse la verità dei fatti.
8. Ritiene, quindi, il Collegio che nella specie sussistano i vizi denunciati dal ricorrente rispetto alla ipotesi di favoreggiamento, nella specie, correttamente contestata.
9. La sentenza va, pertanto, annullata con rinvio al Tribunale di Savona per nuovo giudizio che si atterrà ai principi di diritto sopra enunciati.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuova deliberazione al Tribunale di Savona.

http://www.avvocatocassazionista.it/sentenza.php?id=4365

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.