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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi nascosti dalla chiesa

Abusi nascosti dalla chiesa

Redazione Media Web by Redazione Media Web
10 Marzo 2013
in TV e programmi radio
Reading Time: 3 mins read
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La testimonianza di un altro ragazzo abusato da Don Nello. Guarda il servizio

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Per 25 anni avrebbe commesso abusi sessuali su bambini e adolescenti. A sostenerlo alcune vittime che a Le Iene hanno accusato Don Nello Giraudo di pedofilia ma soprattutto i vescovi Sanguineti, Lafranconi e Calcagno di sapere e di aver taciuto.

Può la chiesa cattolica permettere che per 25 anni un prete abusi sessualmente di bambini ed adolescenti, senza muovere un dito? La speranza di tutti è che non sia possibile. Dal racconto minuzioso fatto dalle Iene ieri sera sembra purtroppo emergere invece un’agghiacciante verità.
Secondo il servizio trasmesso su Italia 1 gli abusi sessuali ad opera di don Nello Giraudo si sarebbero perpetuati per 25 anni nonostante ben tre vescovi diversi fossero stati informati: da quanto riportato sarebbero stati informati Monsignor Giulio Sanguineti, vescovo di Savona e Noli dal 1980 al 1989, Monsignor Dante Lafranconi vescovo di Savona -Noli dal 1991 al 2001 e Monsignor Domenico Calcagno che dal 2002 al 2007 è stato vescovo di Savona e Noli…
Una storia allucinante che attribuisce a Don Nello Giraudo una sequenza vertiginosa di abusi sessuali su bambini delle parrocchie del savonese.
Unico provvedimento preso dai Monsignori quando venivano a conoscenza degli abusi, il trasferimento di Don Nello da una parrocchia all’altra del savonese.
Così dopo essere stato accusato a Valleggia nel 1980 di atteggiamento morboso nei confronti di un bambino mentre insegna a scuola, don Nello viene spostato da Monsignor Sanguineti a Spotorno nel 1984. Qui a Spotorno si perpetuano abusi nei confronti di bambini tra cui quelli a danno di Francesco che dice di aver subito un centinaio di abusi in 5 anni. Don Carlo segnala il problema al vescovo ma non alla magistratura. Il nuovo vescovo Dante Lafranconi sposta Don Nello a Feglino nel 1992. Mirko, un ragazziono di 13 anni, subisce abusi sessuale nel 1994 durante un campeggio scout. Luca nel 2000 è vittima anch’egli di abusi.Nel 2002 Domenico Calcagno diventa vescovo di Savona. Don Carlo va dal vescovo per infpormarlo del caso Don Nello, e anche Francesco Zanardi, vittima di don Nello.
Dopo un anno Monsignor Calcagno scrive al Cardinale Joseph Ratzinger che allora era Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede …«Eminenza reverendissima presento con animo colmo di sofferenza il caso riguardante Don Nello Giraudo, sacerdote di questa Diocesi.
Allego descrizione del suo curriculum Vitae redatto dal vicario generale, Mons. Andrea Giusto. Al momento il Sacerdote in questione ha lasciato la Parrocchia di Feglino ed ha chiuso la comunità alloggio la Lanterna su mia richiesta. Attualmente è trasferito nella parrocchia di Noli ed è affidato al sacerdote don Pinetto.
La documentazione allegata permetterà di conoscere meglio i dettagli: chiedo la cortesia di un consiglio circa l’atteggiamento da tenere, intendendo il Sacerdote continuare con un impegno pastorale. Per quanto possibile, intendo comunque evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto con bambini o adolescenti.
Devotissimo in Cristo Signore
Domenico Calcagno»

Nel documento allegato Monsignor Calcagno non manca di sottolianeare a Joseph Ratzinger che nulla è uscito sui giornali e che non ci sono denunce in corso.«La chiesa avrebbe potuto o denunciare il caso alla magistratura o avviare un processo canonico, ma non avviene nulla di tutto questo» fanno sapere dalle Iene.. Don Nello Giraudo viene semplicemente spostato a Portio Magnone, a 10 chilometri da Feglino, e ricompare nel 2005 in un altro campo scout questa volta nelle vesti di educatore spirituale.

Qui incontra Filippo un ragazzo di 17 anni che subisce violenza e lo denuncia alla magistratura.
«Una volta mentre stavo lavando i piatti, don Nello mi avvicinò ed infilò repentinamente una mano sotto le mutande toccandomi il sedere ed il pene. Io ero molto giovane e questo gesto mi turbò profondamente. Scappai fuori ed andai a piangere vicino ad un fiume dove incontrai una ragazza…» Don Nello nel 2012 viene condannato ad un anno di carcere, ma grazie alla condizionale non fa neanche un giorno di carcere. Gli altri abusi sono caduti in prescrizione…

Nel frattempo, mentre Domenico Calcagno è diventato Cardinale e dovrebbe prendere parte al Conclave, nessuno dei tre vescovi, Sanguineti, Lafranconi e Calcagno hanno accettato di parlare sull’argomento per fare chiarezza.
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.