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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » LA TESTIMONIANZA CHOC «Sono stato violentato da un prete»

LA TESTIMONIANZA CHOC «Sono stato violentato da un prete»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Dicembre 2012
in Emilia Romagna
Reading Time: 4 mins read
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Il racconto di un ventenne che, tramite il suo legale, ha presentato una denuncia in procura «Ero suo ospite e sono stato narcotizzato, ma ho visto anche festini con travestiti»

di Carmelo Domini
RAVENNA. «Sono stato violentato dal prete che si era offerto di ospitarmi nella sua parrocchia. E’ successo tre volte, lo scorso settembre, forse sono stato anche narcotizzato. E ora che ho avuto il coraggio di denunciarlo in procura, ho trovato anche la forza di raccontare quello che mi è successo. Anzi, forse credo che sia mio dovere farlo, per evitare che succeda anche ad altri».
Mario (nome di fantasia), 21 anni, accento meridionale, fisico minuto e modi gentili si presenta in redazione dopo aver parlato a lungo con il suo legale, l’avvocato Nicola Casadio. Ha un borsello pieno di fogli stropicciati con appunti presi a penna e una storia molto poco natalizia che vorrebbe raccontare a qualcuno. «Lo faccio anche per sfogarmi – specifica – ma senza rancori o voglia di vendette. Nonostante tutto sono e resto cattolico e credo nella non violenza, anche quella verbale». Eppure di violenza, nella storia che racconta, ce n’è eccome. Una storia che sconvolge, indipendentemente dalla rilevanza penale che potrà avere, perché quello che colpisce è lo spaccato impietoso che Mario tratteggia – da dentro – di un mondo che in pochi conoscono. Dove l’omosessualità, per quanto condannata dai pulpiti ufficiali, viene praticata in maniera tanto diffusa quanto coperta.

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Un mondo, dirà Mario, fatto di festini, di parroci adescatori, di chat per incontri omosessuali, di saune bolognesi e locali gay dove i parroci non solo sono di casa, ma sono persino conosciutissimi in quanto tali. Quello che Mario racconta è scritto nero su bianco nella denuncia presentata poche settimane fa dal suo avvocato ed è una storia che comincia a fine estate quando il 21enne, allora con lo status religioso di “consacrato laico” («in pratica facevo vita da prete senza essere prete»), arriva nel Ravennate e viene ospitato da un parroco all’interno della canonica.La prima (fondamentale) premessa Mario la fa pochi minuti dopo essersi presentato: «Sono gay – dichiara – ne sono consapevole da quando avevo 14 anni. Ma non credo che la mia sessualità abbia influito sulla mia sensibilità religiosa e spirituale. Quel cammino l’ho intrapreso in maniera indipendente, senza dover espiare nulla e dopo un’infanzia felice.

Qualche mese fa – continua – mi avvicinai a un ordine religioso per un periodo di preghiera e tramite vari contatti ebbi l’opportunità di arrivare qui, nel Ravennate (Mario fornisce dati dettagliati che però evitiamo di pubblicare). In un primo tempo il parroco fu subito molto gentile e disponibile, ma poi capii che la sua era una gentilezza interessata. Dopo pochi giorni, parlando con un altro ragazzo omosessuale che frequentava la parrocchia, capii che per restare ospite di quella canonica avrei dovuto transitare prima o poi dal suo letto. Un giorno mi fece le prime avances che rifiutai, poi una sera successe quello che non avrei mai immaginato: eravamo in cucina, mi preparò una tisana e dopo pochi minuti mi sentivo diverso, avevo perso ogni inibizione e in quell’occasione avvenne il primo episodio di violenza. Episodi che, in circostanze simili, si sono ripetuti altre due sere nei successivi quindici giorni. L’ultima volta, però, decisi di reagire, mi sentivo umiliato, violentato. E così il giorno dopo decisi di affrontarlo.

Eravamo insieme nella sua auto, senza nessuno che potesse sentirci. Lui rispose in maniera violenta, mi aggredì e anche io lo colpii. Mi scaricò sulla statale e poi venne a riprendermi. Ma per me, ormai, era troppo; così scappai dalla canonica, ma non sapevo cosa fare e dove andare. Vagai per qualche ora e il giorno successivo, con il volto ancora tumefatto, feci denuncia ai carabinieri di Bologna. Ma quella querela, pochi giorni dopo, la ritirai. Perché? Perché non volevo fare del male a nessuno, perché mi sarebbero bastate delle scuse, e perché ricevetti anche sms come questo (dice mostrando il testo sullo schermo del cellulare) in cui lui, e persone vicine a lui, mi chiedevano di non sollevare “polveroni”».

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Ma sono proprio certe pressioni a fare su Mario un effetto contrario. «Io potevo anche perdonare – racconta – ma restare in silenzio mi avrebbe fatto sentire complice di tutto quello che accadeva (e forse accade ancora) in certi ambienti religiosi, e posso assicurare che si tratta di cose inimmaginabili da fuori». E mentre la sua voce cambia tono, il suo racconto cambia passo: «Conosco almeno cinque o sei religiosi della provincia notoriamente gay e conosciuti negli ambienti omosessuali del Bolognese. E’ qui che gravitano – racconta Mario – ma non fanno nulla per nascondere di essere religiosi. Uno di loro ad esempio è conosciuto con il soprannome di “sacerdotessa” e io stesso ho visto festini in cui partecipava con travestiti e ventenni adescati chissà dove. Altri ancora preferiscono le saune di Bologna e molti di loro fanno presenza fissa in un locale gay che si chiama Red, anche se ormai il luogo di incontri preferito è diventato la rete e in particolare un sito che si chiama “Gayromeo”. Alcuni dei loro nickname (soprannomi, ndr) sono noti a tutti e in tanti sanno che dietro si celano dei sacerdoti. Se ho mai raccontato tutto questo ai vertici ecclesiastici?

Certo che l’ho fatto, sono stato sentito anche per due ore e mezza da persone molto in alto. Io non volevo vendette, non volevo fare del male a nessuno, ma volevo almeno ascolto e comprensione. E se oggi sono qui è perché non ho trovato nulla di tutto questo, ma solo una Chiesa che mi umilia come omosessuale e mi abbandona come cristiano».

www.corriereromagna.it/ravenna/2012…-un-prete%C2%BB

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