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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » umbria » Don Lucio, l’arcivescovo a Cenerente. Il sacerdote chiede di essere sospeso dal sacerdozio: «Devo purificarmi»

Don Lucio, l’arcivescovo a Cenerente. Il sacerdote chiede di essere sospeso dal sacerdozio: «Devo purificarmi»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Dicembre 2012
in Umbria
Reading Time: 4 mins read
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Monsignor Bassetti ha incontrato i fedeli per parlare dell’ex parroco che risulta indagato per abusi. La lettera di scuse del prete. La riflessione dei parrocchiani

Articolo | Dom, 22/04/2012 – 19:58 | Di Francesca Bene

Un paese spaccato, ferito, lacerato. Questa la comunità che domenica, dopo mesi di attesa, appesantita da troppo silenzio da parte della Chiesa, ha accolto monsignor Gualtiero Bassetti a Cenerente.
Già molto prima che il vescovo arrivasse, la piccola chiesa era gremita fino all’inverosimile. In molti hanno dovuto attendere fuori per l’impossibilità di farsi spazio nella navata. Tra il malumore generale.
Obiettivo di tutti: conoscere finalmente la “verità” sulla vicenda, dolorosa e scabrosa, che ha sconvolto i fedeli l’autunno scorso: la verità su don Lucio Gatti, il sacerdote accusato di abusi sessuali nei confronti di due ragazzi accolti dalle sua comunità ed ora iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Perugia per i reati di violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione.
La risposta che tutti aspettavano e che molti temevano è arrivata: don Lucio verrà sospeso dal sacerdozio per sua richiesta e per richiesta della Chiesa. Non tornerà quindi a capo della sua parrocchia, almeno non per ora.
Per l’ufficialità del tutto bisognerà attendere il decreto ufficiale della Diocesi, che arriverà a giorni, ma le parole dette (e quelle non dette), oggi pomeriggio a Cenerente, hanno fatto capire chiaramente la sostanza del messaggio che si voleva far giungere alla comunità. È stato il vescovo a chiedere l’incontro. E i fedeli, numerosi, hanno risposto alla chiamata.
Monsignor Bassetti ha scelto di rispondere alle tante domande della popolazione non aprendo un dibattito o rispondendo a quesiti diretti, ma leggendo una lettera scritta proprio da don Lucio a lui perché ne mettesse a parte del contenuto l’intera parrocchia.
Questa scelta ha creato qualche malcontento sia da parte dei tanti fedeli ancora legati da affetto sincero al sacerdote sia da parte di quella parte della popolazione ferita e arrabbiata per quanto è accaduto.
Sono stati sfiorati momenti di vera tensione, soprattutto in ragione del fatto che una riunione così attesa e così importante fosse stata indetta in una chiesa piccola impossibilitata ad accogliere i membri di ben cinque comunità parrocchiali. Le lamentele dei presenti sono state esplicite, tanto che ad un certo punto il vescovo e don Paolo Giulietti (che ora sostituisce don Lucio Gatti) hanno preso in considerazione la possibilità di spostare l’incontro nel tendone del paese. Non essendo fattibile la cosa per motivi organizzativi, alla fine il Vescovo ha dovuto rileggere due volte il messaggio per i fedeli che si sono dati il cambio all’interno del luogo sacro.
Altri momenti di tensione ci sono stati nel momento in cui un rappresentante dei gruppi di preghiera delle famiglie ha chiesto di leggere al vescovo una lettera in cui veniva ripercorso tutto il bene che don Lucio ha fatto alla comunità. Si tratta dello stesso folto gruppo di fedeli che chiede che il sacerdote venga subito reinserito nel suo ruolo a guida della parrocchia. La lettura del documento è stata interrotta più volte sia dai commenti urlati della fazione di cittadini che invece si sente ferita e tradita da un sacerdote in cui aveva riposto la sua fiducia, sia dallo stesso vescovo che ha ritenuto non opportuno un dibattito aperto con la gente sull’accaduto.
Ora dunque non resta che attendere le decisioni ufficiali. Questo non basterà a sanare le ferite, ma almeno segnerà un punto fermo da cui la comunità dei fedeli potrà ricominciare.
LA LETTERA DI DON LUCIO
Scrivo a lei, carissimo vescovo Gualtiero… scrivo a lei… perché attraverso la sua voce possa raggiungere tutte le persone da me amate, in particolare sotto la guida di parroco. Perché, dopo lungo silenzio, desidero far sentire il mio bene, vestito di tanto dolore, tanta umiliazione, fragilità, debolezza e paura.
Ora è con questi abiti che posso dichiarare il mio vero bene sincero e farmi vicino ad ognuno. Certo, vedere un uomo così grande, forte, deciso, impeccabile, vivace, brillante, pieno di iniziative presentarsi con gli stracci del povero peccatore: nudo, fragile, debole, spogliato di ogni dignità farà effetto e certamente scandalizzerà, ma questa è l’unica verità che io ora ho da dire a me stesso.
Così, in questo totale annullamento, posso alzare la testa e gridare: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato» e poi: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito»
Percorrendo la strada dell’umiliazione, potrò avvicinarmi al cuore di ognuno, mendicando misericordia, perdono, pietà ed anche tenerezza.
Grazie caro vescovo per come mi è stato vicino, per come mi ha accompagnato in questi mesi, mostrandomi la paternità di Dio che mai abbandona i suoi figli. Grazie a tutti, e quando dico tutti ho davanti la faccia di ognuno… e nel dire, male o bene, nel dubbio, in qualche modo ha mostrato il suo bene. Grazie a don Paolo, a tutti i suoi collaboratori, che sostituendomi non mi hanno abbandonato in balia dei tanti venti. Grazie a tutti i monasteri di clausura che hanno pregato e continuano a pregare per me.
Grazie a tutti i miei confratelli sacerdoti che avranno pietà di me. Grazie a tutta la Chiesa intera che come madre si fa accanto a curare le ferite con l’olio della sua grazia. Ora, in un tempo di deserto, voglio mettere in luce tutto ciò che nel mio cuore va purificato: egoismo, orgoglio, pena, giudizio. Non è un isolarsi, l’unica solitudine è quella di amare Cristo e isolarsi soltanto per suo amore.
Caro vescovo, le voglio un gran bene perché lo voglio alla Chiesa e a tutti, Un abbraccio a tutti i miei figli
Suo don Lucio

http://www.giornaledellumbria.it/article/article26753.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.