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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » marche » “Don Giacomo, il sacerdote che parlava di ‘ragazzi malati’”

“Don Giacomo, il sacerdote che parlava di ‘ragazzi malati’”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Luglio 2012
in Marche
Reading Time: 4 mins read
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23 luglio 2012 ·

Riceviamo e pubblichiamo sulla vicenda che riguarda l’ex portavoce del vescovo di Fano, don Giacomo Ruggeri, arrestato con le accuse di aver compiuto atti sessuali con una minore di 14 anni ed atti osceni in luogo pubblico, un articolo di Maddalena Robustelli.

“E’ già trascorso un anno da quando scrissi e pubblicai su Noi donne “Lettera aperta alla Diocesi di Fano”, in occasione di un brutto episodio di violenza sessuale perpetrato da due adolescenti ai danni di una loro coetanea. In tale articolo rivolsi parole ferme e risolute nei riguardi del portavoce del vescovo Trasarti, don Giacomo Ruggeri, che aveva attribuito le ragioni degli stupri al modo di abbigliarsi delle donne ed alla mancata vigilanza dei genitori sulle loro figlie, mostrando quel malcelato senso di condanna che cala come una scure sulla vittima di violenza sessuata. Quel che risultò ai miei occhi particolarmente riprovevole fu l’affermazione del sacerdote, secondo la quale i ragazzi colpevoli di tali nefandi comportamenti erano malati e conseguentemente, per venire incontro alle esigenze dei loro coetanei con pulsioni similari, la Diocesi avrebbe organizzato campi scuola per far sì che imparassero a vivere in maniera sana il rapporto tra il loro corpo e quello dell’altro.

L’anno scorso espressi una marcata condanna per il comunicato stampa di don Giacomo Ruggeri e nel contempo chiesi ai rappresentanti ecclesiastici di essere più umili nel proferire giudizi, che per una ragazza di quindici anni avrebbero avuto l’amaro, anzi, amarissimo sapore di una sentenza capace di bollarla per tutta la vita. Oggi, però, alla luce delle ultime vicende che hanno riguardato lo stesso sacerdote, quelle sue parole contenute nel comunicato stampa ufficiale della Diocesi di Fano assumono ben altro significato e valore. Difatti don Giacomo Ruggeri, a cui chiesi di essere personalmente vicino alla ragazza violentata nella sua funzione specifica di educatore, è stato sorpreso a tenere atteggiamenti di inequivocabile molestia nei confronti di una tredicenne in un luogo pubblico, ossia una spiaggia del litorale marchigiano. Se non fosse che i proprietari del lido balneare lo conoscessero, i comuni bagnanti avrebbero avuto davanti agli occhi un quarantatreenne in costume profondere effusioni ad una ragazzina, che già altre volte aveva avuto l’ardire di portare in spiaggia da sola. Alle forze dell’ordine, a cui erano arrivate altre segnalazioni del caso in questione, non è restato altro che appostarsi ed intervenire al momento opportuno, cogliendo don Giacomo alla sprovvista.

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A questo sacerdote, che solo nel giugno del 2011 aveva parlato di “ragazzi malati”, vorrei chiedere se quel giudizio più che a costoro fosse rivolto a sé stesso. Aveva, cioè, già allora contezza di quel che avrebbe fatto oggi a quella tredicenne, o ritiene di essere in preda a istinti irrefrenabili a cui non riesce a porre un argine? Indubbiamente vicende del genere indignano e, se solo penso che i testimoni di quelle effusioni hanno allertato i soggetti istituzionalmente preposti al caso in questione, mi rincuora quel senso di protezione nei confronti della ragazzina, che è sfociato successivamente in un forte moto di rabbia e di riprovazione. Possibile che don Giacomo si ritenesse immune da critiche per quei comportamenti palesemente pedofili e nel contempo fosse capace di avanzare, senza dubbio alcuno, i giudizi espressi nel comunicato stampa dell’anno scorso? Strano episodio di transfert si potrebbe dire, perché pare che chi giudichi malati gli stupratori sia egli stesso malato! Quel che non sembra ma è, invece, effettivamente reale è l’essere stati colti in flagranza di un reato alquanto grave. Sicuramente spetterà agli inquirenti definire il profilo umano del sacerdote, il contesto in cui ha commesso gli atti illeciti e, soprattutto, come abbia potuto coinvolgere quella adolescente in siffatta situazione.

D’altronde è altrettanto certo che ora incomba sulla Diocesi di Fano l’obbligo di spiegare la vicenda ed offrire ai propri fedeli, ed anche a chi tale non è, una sua presa di distanza nonché ferma condanna dell’accaduto. Condanna, a cui inequivocabilmente dovrebbe conseguire un atteggiamento altrettanto risoluto sulle eventuali protezioni e connivenze di cui avrebbe potuto godere don Giacomo. Senza tale percorso di verità ed impegno ogni altra sua azione, quale, ad esempio, la sospensione del sacerdote dalle proprie mansioni ufficiali, ne uscirà delegittimata, senza contare un ulteriore elemento che peserà come un macigno sulla diocesi, ossia la onerosa riprovazione sociale sulle sue omertà.

Se un anno fa scrissi una lettera aperta, ora sento chiaro e netto il diritto di aspettarmi azioni altrettanto nette e chiare da parte del vescovo Trasarti e nel contempo provo forte l’obbligo di pretenderle per conto di quella adolescente, che stava lì a subire le pesanti attenzioni del suddetto sacerdote. Non oso immaginare le devastazioni che un domani nel suo intimo proverà, so che per l’oggi chiederà agli adulti spiegazioni di quel che le è successo e noi, distanti da lei personalmente, potremo aiutarla esigendo a nostra volta dalla Diocesi di Fano le dovute chiarificazioni, tali da farla assurgere degnamente al ruolo che le è attribuito. Avvertendo chi di dovere che il tempo, che eventualmente passerà inutilmente, peserà come un gravoso macigno non solo sull’intera comunità di riferimento, ma anche su quanti al riguardo necessitano di comportamenti doverosamente congrui e palesemente integerrimi da parte dell’intero ordine ecclesiastico della curia marchigiana. E non solo …..”

Ultimo aggiornamento: 23-07-2012

http://www.oltrefano.it/2012/07/23/don-gia…ragazzi-malati/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.