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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia: Cei, reinserimento preti molestatori ma no contatto minori

Pedofilia: Cei, reinserimento preti molestatori ma no contatto minori

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Maggio 2012
in Cronaca e News
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22 Maggio 2012 – 15:05

(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – Un prete che ha commesso abusi su minori viene ”come prima misura” ”allontanato dal servizio pastorale diretto” e, se possibile, avviato a un percorso di ”recupero di se stesso, della propria umanita’ e della propria vocazione”: lo ha detto il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, presentando le Linee guida anti-pedofilia dei vescovi, in vigore da oggi. Mons. Crociata ha comunque sottolineato che ”non e’ mai un ritorno a pastorale ordinaria, un prete che avuto questi problemi non torna in nessun modo ad avere alcuna possibilita’ di contatto con i minori”.

Pedofilia: Cei,vescovo non e’ pubblico ufficiale,non ha obbligo denuncia
22 Maggio 2012 – 14:51

(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – ”Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale, non possiamo chiedergli di prendere l’iniziativa” di denunciare un caso di abusi su minore commesso da uno dei suoi preti di cui fosse venuto a conoscenza perche’ ”contrasta con l’ordinamento”, anche se naturalmente ”non gli viene impedito”. Lo ha detto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, illustrando ai giornalisti le ”Linee Guida” della Cei ”per i casi di abuso sessuale nei confronti di minore da parte di chierici”, in vigore da oggi. Il documento e’ stato presentato ai vescovi italiani nell’ambito dell’Assemblea Generale dell’episcopato in corso in Vaticano.

Mons. Crociata ha spiegato che il documento ha avuto ”un passaggio informale ma autorevole” dalla Congregazione per la Dottrina della fede, che ”ha preso atto che la Conferenza episcopale italiana ha recepito debitamente” quanto richiesto dal Vaticano nel 2010, quando una Lettera Circolare dell’ex-Sant’Uffizio aveva chiesto a tutte le conferenze episcopali del mondo di dotarsi di ”linee guida” per affrontare in modo adeguato i casi di abuso.

Al punto 5, dedicato alla ”Cooperazione con l’autorita’ civile”, le linee guida stabiliscono che ”il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale ne’ di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorita’ giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto” in merito a abusi sessuali compiuti da sacerdoti su minori. Tuttavia, il testo sottolinea che e’ ”importante la cooperazione del vescovo con le autorita’ civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria civile”.

Pedofilia: Cei, dal 2000 denunciati a Vaticano 135 preti, 77 a giudici
22 Maggio 2012 – 14:43

(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – Sono stati 135 i casi di preti pedofili denunciati dalle diocesi italiani alla Congregazione per la dottrina della fede – il dicastero vaticano responsabile per gli abusi su minori commessi dai preti – tra il 2000 e il 2011. E’ il dato fornito questa mattina da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, durante una conferenza stampa nell’ambito dei lavori dell’Assemblea Generale dei vescovi in corso in Vaticano.

In particolare, di questi 135 casi, mons. Crociata ha riferito che 53 sacerdoti sono stati ”condannati”, senza specificare i provvedimenti presi nei loro confronti dall’autorita’ ecclesiastica, 4 ”assolti”, mentre gli altri casi sono ancora in fase di istruttoria.

Quanto ai rapporti con la magistratura italiana, 77 dei 135 sacerdoti sono stati denunciati all’autorita’ giudiziaria, con l’esito di 22 condanne in primo grado, 17 in secondo grado, 21 patteggiamenti, 5 assoluzioni mentre 12 casi sono stati archiviati.

Mons. Crociata ha sottolineato che si tratta di casi commessi anche prima del 2000 ma che sono emersi tra quell’anno e il 2011. I dati sono frutto di una ricongnizione condotta dalla segreteria generale della Cei in vista dell’approvazione delle norme dei vescovi italiani per affrontare e prevenire gli abusi, in vigore da oggi.


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22/5/2012
Cei e pedofilia: il documento
Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata.

Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. ”Nell’ordinamento italiano – si spiega – il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale ne’ di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” di abuso sessuale da parte del clero.

Quindi si specifica: ”eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. Ancora si precisa che ”rimane ferma l’inviolabilità dell’archivio segreto del vescovo”, anche in questo caso ”devono ritenersi sottratti a ordine di esibizione o sequestro anche registri e archivi salva la comunicazione volontaria di singole informazioni”. Si afferma inoltre che ”nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana”. Infine si mette in luce che, comunque, ”risulterà importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile”.

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Malgrado l’assenza dell’obbligo di denuncia per i preti pedofili da parte dei vescovi, affermata nelle ”Linee guida” della Cei sui casi di abusi su minori, il segretario generale dei vescovi, mons. Mariano Crociata, presentando il documento ai giornalisti ha rassicurato che, su questo tema, ”la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario”. ”E’ chiaro a tutti noi vescovi – ha spiegato con mons. Crociata – che bisogna collaborare con le autorità civili” ma, ha aggiunto, ”ciò non vuol dire che noi si possa operare in modo difforme da quanto prevede la legislazione”. ”I vescovi – ha detto il presule – hanno sviluppato una cooperazione davvero ordinaria con i magistrati italiani. Auspico che si sviluppi a tutti i livelli nelle nostre collettività, perché casi di abuso sui minori purtroppo sono numerosi in tanti ambienti”. ”Da parte nostra – ha assicurato – è in atto e c’è la massima collaborazione con i giudici”. Quando viene a sapere di un caso di abuso, ha spiegato il segretario della Cei, il vescovo ”può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura”. La Cei ha scelto di non creare, come avvenuto in altri Paesi, la figura di un vescovo responsabile a livello nazionale per il dossier abusi. Per mons. Crociata, ”in Italia non c’è bisogno di un’autorità terza per seguire questi casi, il vescovo è responsabile di tutto nella propria diocesi anche in questo campo”.
Presentando le linee guida per i casi di abuso da parte del clero, il Segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha spiegato stamattina, durante una conferenza stampa in Vaticano, che in Italia i casi di pedofilia da parte di chierici fino ad ora registrati sono 135 nel periodo che va dal 2000 al 2011. Per quanto riguarda i procedimenti oggetto dell’intervento della congregazione per la dottrina della fede, ”ci sono state – ha detto monsignor Crociata – 53 condanne, 4 assolti e altri casi in istruttoria”. Sono invece ”77 le denunce alla magistratura: di queste due le condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 sono i patteggiamenti, 5 gli assolti e 12 i casi archiviati”.

 

www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubr…&ID_sezione=396

 

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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