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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Acireale » CASO PEDOFILIA, PARLA L’AVVOCATO DEL PRETE: QUELLA DI PULVIRENTI E’ UNA RIPICCA, FU SOLLEVATO DALL’INCARICO

CASO PEDOFILIA, PARLA L’AVVOCATO DEL PRETE: QUELLA DI PULVIRENTI E’ UNA RIPICCA, FU SOLLEVATO DALL’INCARICO

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Aprile 2012
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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di Giuseppe Bentivegna – Don Carlo Chiarenza sceglie di non parlare in prima persona per non esporsi al “ciclone mediatico” seguito alla recente conferenza stampa di Teo Pulvirenti, che lo ha pubblicamente accusato di aver abusato sessualmente di lui quando era ancora poco più che un bambino. A parlare invece a difesa di don Carlo, è l’avvocato Antonio Fiumefreddo, che nel corso di una conferenza stampa organizzata nel suo studio catanese, ha così esposto alla stampa quelli che secondo lui sarebbero i “buchi neri” nella tesi accusatoria di Teo Pulvirenti.

“Ho chiarito alcune omissioni che il dottor Pulvirenti fa in questa sua versione dei fatti – afferma l’avvocato Fiumefreddo- tra queste ne risulta una a mio avviso gravissima: ci chiediamo perché non spieghi per quale motivo fu sollevato dall’incarico di animatore della Comunità San Paolo. Presso la quale, all’epoca dei fatti (il 1993 ndr) era già maggiorenne e si occupava di ragazzi minorenni. Fu sollevato da questo incarico perché ci furono delle lamentele da parte di un gruppo di genitori dei ragazzi, che costrinsero Don Carlo Chiarenza ad intervenire”.

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Questa decisione, spiega l’avvocato Fiumefreddo, non fu gradita a Pulvirenti nonostante don Carlo con questo provvedimento non avesse la minima intenzione di discriminarlo per di discriminarlo i suoi presunti orientamenti omosessuali, che comunque, precisa il difensore di Don Carlo Chiarenza, non interessano la costruzione della teoria difensiva. Questa decisione fu così dolorosa che nel 2008 Pulvirenti si recò ancora una volta da Don Chiarenza per chiedergli il perché di questo allontanamento.

Nel decalogo di elementi che il difensore di don Carlo Chiarenza contesta a Pulvirenti, si cita inoltre che il padre di Teo, Antonino Pulvirenti, fosse ministro straordinario della Parrocchia, con un ruolo quindi importante all’interno della Comunità, presso la quale era quotidianamente presente e che quindi avrebbe potuto accorgersi facilmente di qualche atteggiamento “anomalo” da parte di don Carlo. Altro punto analizzato, è quello dei presunti “screzi” sorti all’epoca della Comunità tra Pulvirenti e un gruppo di ragazzi di origine croata, che adesso hanno chiesto di essere ascoltati dall’autorità giudiziaria. Tra gli elementi citati a difesa di don Chiarenza, anche l’apertura prima di un “Centro di Ascolto” ad Acireale, nato nel 1990 per aiutare i ragazzi con problemi di tossicodipendenza e successivamente la fondazione di un “Telefono amico”, che avrebbe dovuto occuparsi di casi di violenza sui minori. Un’esperienza, questa, durata circa due anni e mezzo e della quale pur senza dare adito a dubbi su presunte voci di “anomalie” nella gestione del servizio, tuttavia, non se ne conosce la reale motivazione della chiusura.

E sugli incontri e sulle lettere portati come testimonianza da Pulvirenti, Fiumefreddo, insiste sulla “decontestualizzazione” delle frasi scritte nelle cartoline recapitate al giovane Pulvirenti così come fatto, dice lo stesso legale, “con decine di altri ragazzi della parrocchia di don Chiarenza. Per quanto riguarda le frasi presenti nella registrazione dell’ultimo incontro tra Pulvirenti e don Carlo, tenutosi il 20 settembre del 2011, Fiumefreddo sottolinea come la reale durata della registrazione sia di circa 55 minuti, e che dalla parte “tagliata” e resa pubblica, si travisa totalmente il senso del discorso, relativo non a rapporti intimi tra i due protagonisti, bensì al già citato allontanamento del giovane Pulvirenti dall’incarico di animatore della comunità di San Paolo. In attesa che, come anticipato dallo stesso Fiumefreddo, venga resa pubblica l’intera registrazione dell’incontro, riportiamo testualmente quelle che sono le fresi che Don Carlo Chiarenza rivolge a Teo Pulvirenti:

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  • “Ti inseguivo, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene, e io questo lo facevo non ponendomi limiti”. “Tu forse non ricordi, ma io quasi mai ho preso l’iniziativa. Cioè, io avvertivo che tu avevi il bisogno di essere abbracciato”.
  • “Ma è stato una volta? Io avevo solo il ricordo di una volta…così…ma non perché ci fosse un piano, né perché io avessi desideri.. C’è stato un momento che mi sembrava di compiacerti. Sembrava addirittura di farti del bene, di liberarti. Come se tu avessi bisogno di esprimerti.”
    -“E’ stato un modo per dirti che ti volevo bene. E di dirlo in quella maniera magari più intima. Niente di più”.

In chiusura di conferenza stampa, infine, Fiumefreddo ha negato di essere a conoscenza di una presunta seconda denuncia nei confronti di don Carlo Chiarenza da parte di una ragazza, anch’essa della comunità frequentata da Pulvirenti. Tuttavia, proprio riguardo a questa vicenda, alcune fonti confermano questa che sembra essere molto più di un’ipotesi e per la quale, probabilmente, non resta che aspettare in attesa ovviamente della risoluzione di questa triste vicenda.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.