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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il caso a Perugia: presunti abusi in una struttura di accoglienza Giulio Golia con il prete accusato

Il caso a Perugia: presunti abusi in una struttura di accoglienza Giulio Golia con il prete accusato

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Novembre 2011
in Umbria
Reading Time: 2 mins read
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Perugia, 26 novembre 2011 – LO SCANDALO dei presunti abusi sessuali subìti da alcuni ospiti di una struttura di accoglienza da parte di un sacerdote, si arricchisce di un nuovo colpo di scena. Dopo i fatti rivelati da un servizio del programma televisico «Le Iene» e l’istitutuzione di una Commissione diocesana, incaricata di redigere una relazione da presentare al vescovo Monsignor Gualtiero Bassetti, questa volta scendono in campo coloro che fin da ragazzi hanno conosciuto il sacerdote oggi sotto accusa. E lo fanno per difendere l’amico di sempre: «Questa è una lettera aperta sul prete accusato di abusi sessuali indirizzata alla gente — scrivono coloro che credono nella totale innocenza del religioso —. Prima di tutto ci presentiamo: noi siamo gli amici del prete, anzi gli amici dell’uomo vero che lui è. Siamo quelli che sono nati e cresciuti insieme a lui, quelli che conoscono da sempre la sua generosità, la sua bontà e la sua disponibilità nei fatti verso gli altri. Ed allora diciamo a lui, all’uomo: “Siamo con te, non crediamo una parola delle accuse che ti rivolgono, siamo i tuoi amici e ne siamo fieri“. E poi vogliamo urlare tutta la nostra rabbia: la vogliamo urlare alla gente, alle Iene, e a tutti coloro che guardano più all’aspetto scandalistico che alla sostanza delle cose».

GLI AMICI del sacerdote esprimono «rabbia per tutto il fango che con superficialità viene gettato addosso a un uomo, a un prete, che dedica tutta la sua vita ad aiutare gli altri; rabbia per le notizie false che circolano quotidianamente».Di qui un appello ai «signori delle Iene»: «Non dovrebbe essere scandalo gratuito ma oggettività, e allora, perché dare solo voce ai tre dei presunti abusi e non dare voce alle centinaia di ragazzi che il prete ha aiutato? Andate a vedere le sue “case accoglienza”, ma non soffermatevi pretestuosamente sui puri aspetti burocratici, guardate piuttosto l’amore e la passione dentro gli occhi dei ragazzi che ci vivono. Andate a vedere i fatti e dategli voce, non ascoltate solo le parole. Ma soprattutto, se volete scoprire la verità,andate da quei genitori disperati che hanno un figlio con un grave problema, uno di quelli di cui ci si vergogna, uno di quei problemi di fronte al quale la maggior parte della gente ti evita e chiedete loro perché vanno da lui e non da qualche altra parte. Vanno da lui perché è uno dei pochissimi che se sei in mezzo alla strada e gli chiedi aiuto si sporca le mani e ti aiuta subito, senza chiederti se puoi pagare, di che razza sei o da dove vieni». E infine: «Queste cose ditele e soprattutto lasciatelo lavorare. E poi l’ultima domanda, forse la più importante: quali sonoi veri motivi per cui si vuole far fuori questo prete scomodo? Guardate oltre l’apparenza e scoprirete che questa è una storia dove gli abusi sono solo un pretesto, scoprirete che sotto c’è una lotta tra chi fa e chi parla, tra le opere e la burocrazia fine a se stessa, tra chi aiuta veramente e chi pensa solo allo stipendio. Tra l’interesse di casta e la buona volontà».

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di CRISTINA BELVEDERE

http://www.lanazione.it/umbria/cronaca/201…se_accuse.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.