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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi – Una denuncia lunga 18 mesi e una lettera che “incastra” la Curia

Abusi – Una denuncia lunga 18 mesi e una lettera che “incastra” la Curia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Novembre 2011
in Umbria
Reading Time: 2 mins read
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10/11/2011 – 11:49 di Armando Allegretti

PERUGIA – Diciotto mesi senza una risposta, diciotto mesi di denunce e di continui silenzi. Questi sono i tempi da cui va avanti la storia dei presunti abusi sessuali sui ragazzi ospiti di una comunità di recupero umbra.

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Nonostante ieri sia giunta la notizia che la Curia di Perugia, in seguito alle “infondate accuse – si legge – e prive di prove” abbia istituito una commissione di inchiesta per far luce sull’accaduto c’è ancora chi denuncia il fatto a 18 mesi di distanza. Eh si perché la volontaria umbra Claudia Stefanelli, in contatto fin dall’inizio con Umbrialeft, non ci sta e continua a denunciare a gran voce la situazione insostenibile a cui sono sottoposti i ragazzi della comunità e continua a denunciare anche che da un anno e mezzo non riceve risposte in merito.
O meglio le risposte le ha ricevute in una lettera a firma di don Pietro Ortica datata 18 maggio 2010 nella quale si sottolinea che i fatti denunciati verranno quanto prima verificati.

Nella lettera si legge “Gentile signora Stefanelli l’arcivescovo monsignor Gualtiero Bassetti ha ricevuto la lettera del 12 maggio scorso nella quale lei fa affermazioni gravissime dei confronti di …, sacerdote dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve. Per dovere di giustizia questa Curia Arcivescovile verificherà con attenzione quanto lei sostiene nei confronti del suddetto sacerdote, riservandosi decisioni ulteriori”.

Da queste parole si ha la conferma che la Curia era già al corrente di ciò che avveniva all’interno delle comunità di recupero e quindi il comunicato di ieri in cui si parla di infondatezza, di mancanza di prove e del fatto che la Curia non fosse al corrente dei fatti, non ha ragione di esistere.
Altra cosa. Secondo gli ultimi avvenimenti, soprattutto la recente denuncia televisiva de Le Iene, viene da pensare che il fatto di aver istituito la commissione diocesana d’indagine solo 15 giorni fa sia stata una scelta tardiva o forse dovuta anche in seguito alle pressioni medianiche di questi giorni.

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In ogni caso a giorni si dovrebbe fa luce sulla questione soprattutto poiché i ragazzi, la cui permanenza nella comunità, era subordinata ad un semplice si o no del parroco, avrebbero deciso di testimoniare e di presentare tutta la documentazione alla Magistratura.

Intanto il sacerdote accusato di abusi sessuali è partito alla volta del Perù “ha bisogno di stare lontano dal clamore di questa brutta storia” riferiscono, infatti già domenica scorsa il prete che lo sostituisce aveva dato la notizia del periodo di riposo e riflessione a cui si era dedicato il parroco. Quando si suol dire “lontano dagli occhi…” Casualità?

www.umbrialeft.it/notizie/abusi-den…e-icastra-curia

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.