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Home NEWS e CRONACA LOCALE Liguria

Bagnasco attacca i magistrati: “situazioni inverosimili, forse costruite”

Il presidente dei vescovi italiani parla per la prima volta della vicenda che ha sconvolto la comunità genovese. "Mi faceva trovare la chiesa piena di bambini e fedeli in festa"

Rete L'ABUSO by Rete L'ABUSO
23 Giugno 2011
in Liguria
Reading Time: 4 mins read
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di GIUSEPPE FILETTO  Il cardinale e i demoni di don Seppia “Io, tradito dalla sua doppia personalità”

È il presidente dei vescovi italiani. È l’arcivescovo di Genova, ma il cardinale Angelo Bagnasco è anche un uomo. Un uomo ferito dalla squallida e dolorosa vicenda di don Riccardo Seppia, il parroco della chiesa di Spirito Santo di Sestri Ponente, in carcere dal 15 maggio scorso perché accusato di pedofilia, di cessione di droga e di induzione alla prostituzione.

“È una vicenda incredibile, non si crede a quanto si legge nei verbali, nessuno di noi poteva immaginare così tanto. Pensi che due anni fa, quando sono andato in visita pastorale in via Ludovico Calda, mi ha fatto trovare la chiesa piena di bambini e di bambine, di tanta gente. Nessuno di noi avrebbe potuto pensare… Tanto che una donna della parrocchia, dopo che è scoppiato lo scandalo, un giorno ha detto ai giornalisti: “Ma cosa volete capire voi di questa storia? Noi non l’abbiamo capito in 17 anni””.

Il Cardinale, ieri, a margine della processione del Corpus Domini effettuata tra i viali dell’ospedale Gaslini, parla con il cronista. Sulla vicenda di don Seppia esce allo scoperto per la prima volta. Davanti a testimoni. Ne ha voglia. Si capisce: i suoi occhi diventano lucidi ad ogni passaggio che ha offeso la Chiesa da lui guidata. Il presidente della Cei che finora in merito ha rifiutato le interviste, sceglie Repubblica. L’Arcivescovo è un alto prelato che sa comunicare, quando vuole e come vuole. Sa che questo colloquio sarà pubblicato: “Forse è un po’ prematuro – è però il suo timore – ma spero che non siano strumentalizzati e che non escano fuori e siano messi in evidenza soltanto gli aspetti più polemici. Mi posso fidare?”.

Al quinto piano del padiglione 17 delle Chirurgie, sul terrazzo dell’alloggio dei frati Cappuccini che guarda il mare liscio come l’olio e il cielo terso uscito da un acquerello, il Cardinale parla per 40 minuti. Più da uomo sanguigno, fatto di carne, che da freddo porporato. Parla da uomo di fede, ma provato. Tradito.

Per 17 lunghi anni don Seppia è stato parroco. Durante i quali da una parte ha praticato la sua omosessualità, ha avuto un amico-amante (l’ex seminarista Emanuele Alfano, in carcere anche lui per le medesime ragioni) conosciuto dentro la chiesa di Sestri Ponente, ha avuto rapporti sessuali anche con minori, ha tentato di adescare pure un chierichetto. Tanto che al suo ingresso in carcere ha dichiarato spontaneamente di essere omosessuale, tossicodipendente e sieropositivo. Nessuno si era mai accorto di nulla? Pure, certi particolari sono “diabolici”.

“Dall’altra parte è descritto come prete inflessibile, ligio al suo dovere: solo una mente malata, un soggetto da curare poteva avere questo sdoppiamento della personalità – sottolinea il Cardinale – e aldilà degli aspetti penali che questa vicenda avrà, occorrerà ricostruire la personalità di lui”. Sua Eminenza non cita mai il nome di don Riccardo, ma confida che nelle scorse settimane ha ricevuto il papà del sacerdote (sospeso dalla Curia). Un uomo distrutto, che gli ha detto di sperare tanto che il figlio si curi interiormente.

Sua Eminenza non nasconde il proprio rammarico e il disappunto nei confronti della stampa: “Ha fatto emergere le cose più morbose, spesso non contestualizzandole e strumentalizzandole”. A cosa si riferisce? “Ad esempio alle fantasie inventate sulla chiesa di Carignano”, risponde monsignor Angelo Bagnasco, stringendo l’anello cardinalizio tra l’indice e il pollice. Agli atti dell’inchiesta c’è un verbale dei carabinieri del Nas di Milano, dove don Pier Carlo Casassa (ex parroco di Carignano) e Bernardina Masia (Dina, sua ex perpetua volontaria) hanno dichiarato che in un locale del campanile di questa chiesa c’era un giro di ragazzini messo su da don Capurro. Incontri chiacchierati dagli stessi parrocchiani. “Ma vi sembra che queste testimonianze possano essere attendibili?”, si chiede il Cardinale. Che preferisce non parlare di don Casassa e di Dina: “Per carità, nulla tra i due, potrei mettere non solo una mano, ma due sul fuoco”.

Non sono attendibili le intercettazioni e le dichiarazioni raccolte nella voluminosa inchiesta scattata a Milano e trasmessa per competenza al pm Stefano Puppo? “Sono cose a cui non è facile credere, difficilmente attribuibili a una persona sana di mente – ammette Bagnasco – ci sono frasi che sembrano dettate dal delirio. Qui non siamo in presenza delle debolezze dell’uomo, il che si potrebbe capire, ma ci sono situazioni inverosimili, forse costruite, probabilmente pronunciate soltanto in preda all’eccitazione”.

Per un uomo che ha scelto il sacerdozio, non è facile credere che un prete, don Seppia, durante un’intercettazione telefonica, abbia detto ad Alfano: “Quel ragazzino me lo farei sull’altare…”. L’Arcivescovo lascia intuire di aver letto e riletto tutte le 900 pagine, che hanno violentato la sua Chiesa. “Questa storia ci fa capire e ci insegna molte cose – precisa il capo della Curia di Genova – : da una parte mi colpisce il parrocchiano che mi chiede se è valido il battesimo di suo figlio, celebrato da questo sacerdote. Gli ho risposto che i sacramenti sono impartiti da Dio. Dall’altra trovo eccezionale la risposta arrivata dalla gente di via Calda: nel giorno di Pentecoste ho trovato la chiesa piena, di fedeli che vogliono cancellare questo brutto capitolo. Questa cosa la trovo straordinaria, il segno del bene che prevale sul male. Sempre”.

(23 giugno 2011)

http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/06/23/news/il_cardinale_e_i_demoni_di_don_seppia_io_tradito_dalla_sua_doppia_personalit-18099810/

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PRECISAZIONE

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.  

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso