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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Lunedì col vescovo l’addio a don Matteo Diletti

Lunedì col vescovo l’addio a don Matteo Diletti

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Aprile 2011
in Emilia Romagna
Reading Time: 2 mins read
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Bratto – Sarà monsignor Francesco Beschi a celebrare il funerale del sacerdote condannato per pedofilia e trovato senza vita il 7 marzo scorso.
Lunedì col vescovo l’addio a don Matteo Diletti

La salma di don Matteo Diletti, 39 anni, è da venerdì pomeriggio nell’abitazione di via Grumello a Bratto dove è stata allestita la camera ardente. Le esequie si svolgeranno lunedì 25 aprile alle 16 nella chiesa parrocchiale di Bratto e la cerimonia sarà presieduta dal vescovo di Bergamo Francesco Beschi.

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Alla fine di settembre 2010 la Cassazione aveva condannato definitivamente don Matteo a quattro anni di reclusione per abusi sessuali nei confronti di una ragazzina che, nel 2004 quando il sacerdote era curato a Vilminore di Scalve, aveva tredici anni. Proprio in quei giorni d’autunno don Matteo aveva fatto perdere ogni traccia di sè e la sua salma era stata poi ritrovata il 7 marzo scorso sulla Corna dei Trenta Passi.

Il 23 settembre 2010 infatti il sacerdote era sparito dalla Comunità del Paradiso a Bergamo, dove si era ritirato dal 2005, e la sua auto era stata ritrovata abbandonata vicino a una spiaggetta di Vello di Marone, un paese che si affaccia sul lago d’Iseo. Le ricerche si sono prolungate nei mesi successivi fino a quando, il 7 marzo scorso, è stato ritrovato il corpo senza vita di don Matteo in un dirupo sulla Corna dei Trenta Passi, in terra bresciana tra Pisogne e Marone. Da oltre un mese la salma era agli Spedali civili di Brescia a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Bratto ora accoglie le spoglie del sacerdote per porgergli l’ultimo saluto. In paese c’è chi ha messo dei fiori, chi degli addobbi per l’occasione. Atteggiamenti che non hanno mancato di urtare la sensibilità di alcuni residenti. “Il paese di Bratto ha sempre avuto un particolare affetto per come don Matteo ha servito la sua comunità – afferma monsignor Alberto Carrara, delegato alla comunicazione della Curia di Bergamo –. Non bisogna dimenticare che don Matteo aveva più volte riconosciuto i suoi errori. In momenti particolari e delicati come questo, ci possono essere anche delle posizioni diverse e contrarie, che vanno comunque rispettate. La Chiesa dà soltanto l’ultimo saluto a un suo figlio e sacerdote. Il vescovo Beschi presiede sempre la celebrazione dell’Eucaristia quando muore un suo sacerdote e anche lunedì non mancherà di affidare al Signore la vita, con le gioie, i tormenti e le inquietudini, di don Matteo”.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.