La replica:«Sono solo opinioni»
GIORDANO STABILE
Un mondo a parte, che agli americani appare «chiuso» e «antiquato», monopolizzato dai prelati italiani che non parlano inglese e con metodi di comunicazione che sono un «disastro». Il ritratto del Vaticano che esce dai cablogrammi dell’ambasciata statunitense è impietoso, spia di un conflitto culturale al suo apice negli anni di Bush ma che non si è ancora sanato, colorito nella descrizione di una curia che fatica a stare al passo con il tempo. Come nell’immagine di Padre Federico Lombardi, il «portavoce» del Papa, «l’unico che usa il Blackberry» ma con poco costrutto, perché «non ha accesso al Pontefice» e soccombe sotto una mole di incarichi eccessivi. Lo stesso Lombardi ha immediatamente ribattuto che i cablo »non possono essere considerati espressione della Santa Sede», sono «opinioni personali» la cui «attendibilità va quindi valutata con riserva e molta prudenza». I dispacci di Wikileaks sono in gran parti firmati da Julieta Valls Noyes, ai vertici della missione diplomatica Usa presso la Santa Sede, che, secondo il quotidiano spagnolo, si avvale come fonte di monsignor Paul Thige, irlandese.
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