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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Cattolici americani. Pedofilia: “Se il bambino è consenziente non è abuso”

Cattolici americani. Pedofilia: “Se il bambino è consenziente non è abuso”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Aprile 2010
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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di Pietro Salvato
Per la Lega cattolica americana non tutta la pedofilia è abuso
pubblicato il 26 aprile 2010 alle 12:46 dallo stesso autore – torna alla home

L’associazione cristiana e fedele a Roma d’oltreoceano reagisce alle accuse della stampa sugli abusi sessuali nella Chiesa, sostenendo che “se la vittima è consenziente, non c’è abuso”

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Bill Donohue, figura importante della “Catholic League”, la potente lobby cattolica americana dopo aver sostenuto. trovando peraltro sponde e consenso persino nelle stesse gerarchie vaticane, che la pedofilia nella Chiesa è fenomeno dovuto solo alla “crisi omosessuale“, è tornato nuovamente alla carica contro i “nemici della Chiesa” criticando i media americani, a cominciare dal New York Times, per le loro accuse “ingenerose ed ignobili” al Papa sulla vicenda degli abusi sessuali. Non solo, Donohue per rafforzare le sue tesi ha dichiarato alla CNN che “Gli abusi non sono pedofilia, poiché le vittime sono quasi sempre post pubescenti e consenzienti“.

NEI SECOLI DEI SECOLI – Donohue ha poi scritto direttamente sul sito della stessa associazione cattolica un duro articolo per attaccare nuovamente il NYT, intitolato “Non tutto il sesso gay è male“, citando il caso, riportato dal prestigioso giornale newyorkese, di un uomo vittima di un abuso che ha incontrato il suo aggressore, un prete di origine cilena. Secondo Donohue, questo incontro dimostrerebbe che non c’è stato alcun “abuso sessuale” da parte del sacerdote, poiché entrambi, la vittima ed il suo molestatore, erano consenzienti. In particolare, scrive l’esponente di “Catholic League“: “Se un ragazzo di 17 anni fa sesso con un uomo di età superiore per vent’anni, e continua ad avere rapporti sessuali con lui, all’età di 38 – mentre si è sposato ed ha avuto figli – c’è qualcuno che crederebbe alla sua affermazione che era vittima di abusi sessuali? La risposta è sì: l’ha fatto il New York Times. Questo – scrive Donohue – è esattamente ciò che è accaduto nel caso descritto nel giornale che vede coinvolto in una relazione omosessuale il sacerdote cileno, don Fernando Karadima, che oggi ha 79 anni, e il Dr. James Hamilton, che invece oggi ne ha 44. E ancora, scrive nel suo articolo Bill Donohue “Secondo il Times, tutto è iniziato con un bacio. Vorrei essere molto chiaro su questo: se un tizio avesse cercato di baciarmi quando avevo 17 anni, l’avrei avrei preso a pugni. Io di certo non tornerei dall’autore di questi cosiddetti abusi, a meno che, naturalmente, non mi fosse piaciuto. Infatti, a Hamilton è piaciuto così tanto che è tornato, più volte, in questi 20 e passa anni. Anche dopo che si è sposato, non ha potuto resistere“.

QUANDO LA VITTIMA DIVENTA CARNEFICE – Il perché di quei ritorni, tuttavia, manco sfiorano la mente di Donuhue. Se il dr. Hamilton è tornato, secondo la nostra la mente d’oltreoceano, il suo fine può essere stato solo uno. Ricadere in tentazione e nel peccato. Dal racconto pubblicato su catholicleague.org non si capisce affatto chi è la vittima e chi è il carnefice. E proprio questo sembra sia l’intento di Donuhue. Hamilton era consenziente, magari – sembra di capire dall’articolo – è stato proprio lui che ha tentato il sacerdote. Ne più, ne meno dello stesso cliché in voga in passato per descrivere la “demoniaca” tentazione della carne – allora femminile – in cui cadevano vittime di tanto in tanto persino molti uomini della chiesa (anche, secondo certi racconti, quelli più potenti). In realtà, le vittime di abusi spesso tendono a tornare dai loro aggressori per molteplici ragioni, fra cui la paura, il senso di colpa, la vergogna o per scarsa autostima. Molte vittime di abusi sessuali hanno sviluppato una particolare forma della cosiddetta “Sindrome di Stoccolma“, ossia quella condizione psichica in cui una vittima – di solito un ostaggio, durante un rapimento – comincia ad identificarsi e a mostrare una certa condivisione e persino sintonia con il suo rapitore – in questo caso molestatore – al fine di ridurre al minimo lo shock o lo stesso pericolo in cui è incorso. Diversi psicologi hanno spiegato come proprio questo comportamento sia dovuto ad un serio conflitto emotivo che, molte volte, determina nella vittima la rinuncia a far perseguire il proprio aguzzino. Ironia della sorte, nel suo sforzo teso a minimizzare lo scandalo legato agli abusi e a criticare la campagna di stampa del New York Times, Dononhue ha, tuttavia, fatto quella che per lui deve essere stata una grande concessione. Infatti, ha sostenuto che “Non tutto il sesso gay è male”. Aspettiamo le reazioni delle gerarchie di Oltre Tevere…

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http://www.giornalettismo.com/archives/60837/lega-cattolica-americana-tutta/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.