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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » «Ratzinger ignorò le mie denunce sul quel prete Usa spedito a Vicenza»

«Ratzinger ignorò le mie denunce sul quel prete Usa spedito a Vicenza»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Marzo 2010
in Triveneto
Reading Time: 2 mins read
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Vicenza. Se n’era occupato anche il nostro giornale, due anni fa, quando Bill Nash era venuto a Vicenza. Per chiedere che quel prete americano che abusò di lui negli anni ’70 quando era in seminario negli Usa, padre James Tully, venisse radiato definitivamente dalla Chiesa. E che invece dopo che la storia era finita sui media era stato mandato silenziosamente in “penitenza” nell’Istituto dei Saveriani di viale Trento direttamente dal Vaticano. Così oggi, dopo aver letto delle scuse del Papa sui casi di pedofilia tra i religiosi, ha preso carta e penna per sfogarsi su alcuni siti on line.

Nash ha ricordato quelle lettere di denuncia che aveva mandato all’allora cardinal Ratzinger, capo della Congregazione per la dottrina delle fede (Cdf) che si occupa tra l’altro anche dei crimini sessuali commessi dai sacerdoti. Senza mai ricevere risposta. Nessuna. Lo stesso appello di Nash lo ha lanciato anche un’altra vittima di abusi da parte di religiosi, Joey Piscitelli. Che a Benedetto XVI chiede oggi come abbia potuto «mantenere in attività a San Francisco e a contatto con i bambini quel padre Steven Whelan che io avevo denunciato per abusi sessuali».

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Tutti e due hanno allegato le lettere inviate alla Congregazione ancora nel 2005. Sempre rimaste senza risposta. «Io vi posso dire – ha spiegato Nash – che la Cdf non si è mai interessata al caso che gli avevo presentato. Un caso che avevo segnalato più volte, a distanza di mesi, anche alla Congregazione per gli Ordini religiosi». Ma mentre la Chiesa taceva, racconta sempre Nash, i media statunitensi e italiani pubblicavano la sua storia. Compresi i verbali della polizia del Wisconsin su padre Tully (che l’associazione anti-pedofilia Prometeo accusa di altri 7 episodi di abusi su ragazzini), i soldi che le autorità religiose versarono a Nash come risarcimento danni, la lettera di un alto prelato che riconosceva la pedofilia del sacerdote. Su un sito internet dedicato ai preti accusati di abuso sessuali si leggeva che padre Tully era stato sottoposto a un periodo di cura per “sexual problem” nel Connecticut e di una sua ammissione di colpevolezza rivelata al suo terapista.

Nash dice che scrisse più volte alla Congregazione diretta dal futuro Papa Benedetto XVI: «Ma solo grazie agli articoli usciti su giornali che la Chiesa imbarazzata decise di rispedire padre Tully da Vicenza a New York». Mentre era dai Saveriani vicentini il prete Usa parlò solo una volta delle accuse contro di lui, dopo una messa: «Niente sesso, credetemi, solo gesti interpretati male. Non sono stato condannato, e chi mi accusava ha firmato un accordo».

Secondo il blog “Alternet” James Tully, 63enne, è oggi un ex sacerdote e vive nel New Jersey. Ma anche se alla fine, dopo 40 anni, Bill Nash è riuscito a vederlo cacciato dalla Chiesa, non riesce a darsi pace per quei lunghi silenzi delle gerarchie cattoliche. E per quelle scuse di Papa Ratzinger che, dice «sapeva tutto e ci ha ignorati».
Alessandro Mognon

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.