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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » “Provolo, oltre cento contro gli abusi «I coinvolti rifiutino la prescrizione»”

“Provolo, oltre cento contro gli abusi «I coinvolti rifiutino la prescrizione»”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Luglio 2009
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Corriere del Veneto
Data: 04/07/2009
La manifestazione All’ultimo cambiato il percorso: la zona del Duomo e della curia off limits

Provolo, oltre cento contro gli abusi «I coinvolti rifiutino la prescrizione»

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Nel corteo anche i sordi che hanno denunciato le violenze
VERONA — Ci sono silenzi che rimbombano e urlano. E in questo caso sono due. Il loro silenzio, quello dettato da una disfunzione fisica. Un silenzio che è solo una mancanza di rumore, ma che nulla ha a che fare con l’altro silenzio. Quello delle coscienze. Hanno aleggiato tutti e due questi silenzi, ieri pomeriggio in centro a Verona. Perchè è stata una manifestazione silenziosa e urlante, quella dell’associazione sordi Provolo. La loro voce sono stati i cartelli che si sono appesi al collo e messi in testa. «Nell’istituto Antonio Provolo noi sordomuti siamo stati vittime dei preti pedofili». E’ stato con questa scritta che hanno «urlato » le loro richieste. Erano oltre un centinaio. Si sono fatti capitanare dal presidente dell’associazione, Giorgio Dalla Bernardina. Si sono fatti condurre dai deputati Maurizio Turco e Maria Concetta Coscioni, radicali eletti nelle file del Pd. Ma erano soprattutto uomini e donne. Oltre un centinaio. E tra di loro c’erano tutti e quindici quelli che le denunce di quegli abusi le hanno raccontate e sottoscritte.
Non hanno avuto vergogna, adesso che non sono più i bambini di allora, a sfilare – tutti uniti da una corda – nel centro della città. Mostrando i loro volti e sapendo che questo li segnerà.
Gli hanno cambiato anche il percorso del corteo, alla manifestazione dei sordi del Provolo. Loro avevano chiesto di arrivare fino alla curia. Ma no, arriva giusto ad hoc un cavillo del decreto Maroni, quello che vieta gli assembramenti davanti ai luoghi di culto. La zona del Duomo è stata interdetta. Come piazza Erbe. E’ stato lasciato giusto il luogo di partenza. La sede dell’istituto Provolo, nell’omonimo stradone, a San Bernardino. Chiedono l’istituzione di una commissione parlamentare, coloro che hanno denunciato abusi sessuali da parte di prelati e personale laico dell’istituto.
«Lo chiediamo – ha spiegato Dalla Bernardina – per tre motivi. Il primo è che secondo noi la curia non ha detto la verità, quando ha parlato solo di alcuni casi, che in un primo tempo aveva anche negato per voce del vescovo Zenti che ci aveva dato dei millantatori. Il secondo è perchè non sono state verificate le storie. Chi ha indagato per la curia ha sentito solo il personale dell’istituto e non noi. E poi perchè in casi di pedofilia che coinvolgono la chiesa chiediano che i preti coinvolti vengano privati dell’abito talare subito, senza aspettare anni». Già, gli anni. Quelli passati anche tra i presunti abusi e la loro denuncia. «Non è difficile capire – spiegano i sordi – che trent’anni fa chi aveva un handicap come il nostro era considerato alla stregua di un deficente». Ma c’è un altro fronte, per il quale ieri sono scesi per le strade del centro. Il più difficile. Chiedono che tutte le persone coinvolte e che sono ancora vive rinuncino alla prescrizione.
Una sorta di «appello» ribadito anche dall’onorevole Turco. «Dall’inzio di questa vicenda – ha detto – la curia ha cambiato atteggiamento, ma non è sufficiente. Prima ha negato tutto, poi qualcosa ha ammesso.
Noi chiediamo fermamente che si rinunci alla prescrizione del reato, perchè la verità e la giustizia si possono ottenere solo attraverso un comportamento trasparente che, secondo noi, qui a Verona è mancato. gira voce che il vescovo verrà trasferito a Udine a settembre. Se così fosse è solo una conseguenza di un comportamento che ha voluto negare delle violenze». Si chiede l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta come quella che venne creata in Irlanda e che portò allo scoperto migliaia di abusi. «Mi chiedo perchè una cosa del genere non possa essere fatta per il Provolo». La «laicità» del governo contro la verità ecclesiale. Ma anche la «giustizia» per chi dovrebbe essere più tutelato. «Questa politica – ha detto Maria Antonietta Coscioni – non si sta occupando di chi non può vivere una vita con la ‘V’ maiuscola. Essere qui è un dovere soprattutto per questo ». «Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino e fosse gettato negli abissi del mare». Dal Vangelo secondo Matteo. Una delle «voci » che ieri i sordi del Provolo hanno distribuito nel silenzio a chi incontravano per strada.
An. Pe.
I cartelli
Tutti uniti lungo una corda e con un cartello: «Nell’istituto Provolo noi sordomuti siamo stati vittime dei preti pedofili» La commissione «La curia prima ha negato, poi ha cambiato atteggiamento. E’ necessario che sia lo Stato a indagare» La contestazione A sinistra la Coscioni e Turco, deputati radicali. A destra i sordi del Provolo davanti all’Arena ( foto Sartori)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.