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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Ricordiamo che già in passato ci fu uno scandalo, quello di don Italo Casiraghi, da Gordola, diocesi di Lugano, trasferito di nascosto in Italia

Ricordiamo che già in passato ci fu uno scandalo, quello di don Italo Casiraghi, da Gordola, diocesi di Lugano, trasferito di nascosto in Italia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Marzo 2010
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Ricordiamo che già in passato ci fu uno scandalo, quello di don Italo Casiraghi, da Gordola, diocesi di Lugano, trasferito di nascosto in Italia

In Svizzera, subito dopo la denuncia degli abusi a Ratisbona, 60 persone si sono fatte avanti puntando il dito contro membri del clero. A renderlo noto Martin Werlen, abate di un monastero benedettino nel centro della Svizzera.

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http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/preti-pedofili-casi-pera-ratzinger-288497/

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Il racconto choc delle vittime: “Di notte ce lo ritrovavamo sotto le nostre coperte”. Il prete svittese è reo confesso

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SVITTO – “Un uomo piccolo. Non più alto noi che avevamo 10 anni. Parlava con uno strano accento svizzero, che tuttavia comprendevamo molto bene. Padre G. mi chiamò nella sua stanza. Mi afferrò pe ri capelli e tentò di baciarmi. Gli morsi il viso e inizia ad urlare. Lui mi picchiò col bastone”. È la confessione choc di una delle vittime del prete svittese che ha abusato sessualmente di alcuni minori. Il caso è venuto alla luce dopo la denuncia di una vittima, secondo cui i fatti sono avvenuti negli anni Settanta in Germania, a Birnau, e nei pressi di Bregenz, in Austria.

Ed è proprio in Austria che una delle vittima ha deciso di parlare. “Di notte era ancora peggio – raccontato alla tv austriaca – era solito sedersi vicino ai nostri letti. Eravamo terrorizzati dalla paura e non riuscivamo a prendere sonno. Non parlava. Stava lì seduto in silenzio. Ci svegliavamo e ce lo ritrovavamo sotto le coperte che si strusciava sui nostri corpi”.

Un racconto che ha scosso la comunità cattolica austriaca, dove negli scorsi giorni sono stati riportati dai media diversi i racconti di alcune vittime di abusi sessuali da parte di preti. Un racconto che ovviamnete ha avuto ripercussioni anche nel mondo cattolico in Svizzera.

Il prete svittese ha confessato di aver abusato sessualmente di alcuni minori. Fino al 15 marzo il vescovo di Coira Vitus Huonder non era a conoscenza dei fatti, ha indicato all’ATS il vicario Christoph Casetti. Su raccomandazione del vescovo, il prete 69enne si è dimesso subito dopo la confessione e si è denunciato alle autorità di Bregenz, che hanno già avviato un’inchiesta. Nel Voralberg, in Austria, le querele si stanno nel frattempo moltiplicando: alla fine della scorsa settimana, 16 vittime si erano rivolte alle autorità, portando a 27 le denunce contro presunti preti pedofili.

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I media d’oltralpe oggi sono andati a scavare nel passato del prete, e riferiscono di feste di carnevale all’interno della parrocchia. Feste che furono ad un certo punto fermate direttamente dal vescovo di Coira. Un divieto che il prete svittese non gradì affatto, tanto da esprimere pubblicamente sui media svizzeri contrarietà alla decisione del vescovo.

http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=539989&idsezione=9&idsito=1&idtipo=290

Pedofilia, Chiesa svizzera pronta a far luce, lo ha dichiarato l’abate di Einsiedeln

L’abate di Einsiedeln Martin Werlen
L’abate di Einsiedeln, Martin Werlen, in un’intervista apparsa oggi sulla stampa svizzerotedesca, ha affermato che la Chiesa cattolica svizzera si impegna a fare piena luce su eventuali abusi sessuali compiuti da religiosi elvetici. Le diocesi finora hanno ricevuto una sessantina di denunce, ancora tutte da verificare.

Anche in casi di rilevanza penale, la Chiesa non sporgerà denuncia, specie se rivelati in un confessionale. Avvierà però inchieste interne e raccomanderà alla vittima di rivolgersi alla giustizia. La questione della sospensione dei colpevoli rimane per ora aperta.

http://info.rsi.ch/home/channels/informazione/svizzera/2010/03/13/abusi-chiesa.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.