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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » Le bugie di don Di Noto. Pedofilia: “Coinvolti 80 preti e alcune suore”, In realtà sono molti di più

Le bugie di don Di Noto. Pedofilia: “Coinvolti 80 preti e alcune suore”, In realtà sono molti di più

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Febbraio 2010
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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In internet sono reperibili quasi 130 casi di preti accusati/processati/condannati per pedofilia negli ultimi anni.

E sono solo i casi noti tramite internet, non le indagini e e i processi coperti dall’omertà della stampa, non i casi che non vengono alla luce perché nessuno denuncia.

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Don Di Noto mente spudoratamente per proteggere la sua casta.

www.agi.it/cronaca/notizie/20100218…_e_alcune_suore

PEDOFILIA: DI NOTO, COINVOLTI 80 PRETI ITALIANI E ALCUNE SUORE

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(AGI) – CdV, 18 feb. – “L’Italia non e’ immune dal triste fenomeno dei preti pedofili”. Lo afferma il sacerdote Fortunato Di Noto chiamato da Radio Vaticana a commentare la linea della “tolleranza zero” imposta dal Papa ai vescovi dell’Irlanda.
“Attualmente – spiega il fondatore dell’associazione antipedofili Meter – in questi ultimi 10 anni, circa 80 sacerdoti sono stati coinvolti. O perche’ denunciati, gia’ processati e condannati riguardo al fenomeno. E’ un fenomeno che esiste, e’ un fenomeno che c’e’, nessuno puo’ dire che non e’ cosi'”. In Italia, concede don DI Noto, “forse e’ piu’ gestito e controllato, anche se ci sono stati dei casi affrontati con imprudenza”. A una domanda su eventuali casi di suore che abbiano compiuto abusi, Di Noto risponde che “questi fenomeni negli istituti religiosi femminili accadono in maniera molto piu’ blanda anche se non c’e’ stato un monitoraggio molto serio riguardo a questi fenomeni. Pero’ esistono, ci sono stati e credo che dobbiamo saperli affrontare”. Credo – spiega don Di Noto alla Radio Vaticana – che anche da noi bisogna fare un lavoro sui seminari, molto, molto lavoro di formazione, di discernimento nei Seminari. Bisogna fare un attento monitoraggio ma anche affrontare le situazioni delicatissime che si vengono a creare con molta oculatezza, prudenza e soprattutto efficacia”. “E credo – scandisce – che noi non dobbiamo mai piu’ permettere che qualcuno ci dica : Tu sei rimasto in silenzio. Tu non vuoi fare niente. Tu non vuoi affrontare il problema. Io credo che ognuno di noi deve assumersi le responsabilita’”. “Umilmente – aggiunge il sacerdote – mi appello ai vescovi: credo sia necessaria una azione pastorale molto piu’ decisi”. Alcuni vescovi, spiega, “hanno aperto Sportelli Meter, dove divengono un luogo pastorale per implantare l’azione per l’infanzia, l’impegno quotidiano nella promozione dei diritti dell’infanzia e nella capacita’ di coordinare con l’azione della pastorale familiare”. Secondo don Di Noto, insomma, gli strumenti ci sono. Non siamo piu’ all’anno zero”. Vogliamo, sintetizza, “una Chiesa che serve l’uomo che sta dalla parte dei poveri, che sta dalla parte dei piccoli, che evita lo scandalo. Perche’ lo scandalo e’ qualcosa di molto serio. del resto lo scandalo, la parola scandalo non e’ altro che un cappio e chi fa il cappio e’ colui che ha la volonta’ di accalappiare qualcuno e quindi di farlo cadere, di farlo incianpare per appropiarsene. Ecco – rileva Di Noto – la Chiesa non puo’ permettersi piu’ di fare questa azione o di coprire questa azione”. All’indomani delle decisioni del Papa e dei vescovi irlandesi, il sacerdote siciliano, dunque, si dice “molto commosso soprattutto per le vittime, per il dolore del Papa e anche per il silenzioso e quotidiano servizio dei mie volontari che ormai da 20 anni si occupano di questo fenomeno e di tanti altri sparsi nel mondo e nel silenzio si adoperano affinche’ questi fatti non accadano e soprattutto nel senso dell’accoglienza delle vittime, che sono ferite profondamente nel cuore, nell’animo che coinvolgono le famiglie e dunque le comunita’ parrocchiali”. “Quando accadono fatti perpetrati da sacerdoti – conclude – e’ un danno enorme a tutta la comunita’ ecclesiale, a tutte le parrocchie e anche alla Chiesa universale: credo che il Santo Padre abbia lanciato un appello, anche un impegno perche’ come e’ vero che dall’alta autorita’ che riveste fara’ una Lettera agli irlandesi, ma credo che da questa lettera pastorale dovremmo attingere un po’ tutti affinche’ questi piu’ in silenzio e soprattutto ancora far si’ che questa sia una azione pastorale quotidiana, dove i bambini devono essere accompagnati, dove i bambini devono essere educati ma dove gli adulti devono imparare a non offendere mai l’infanzia”. (AGI) .

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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