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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Arezzo » “Avevamo denunciato quel prete pedofilo”

“Avevamo denunciato quel prete pedofilo”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Settembre 2008
in Piemonte
Reading Time: 2 mins read
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Padre Vittorio: don Pier non mi ha mai rivelato nulla – TORINO

No. Non è vero. Sono tutte falsità. Don Bertagna ha perso completamente la testa. Credo che accusare me sia un modo per scaricare la sua coscienza, ha addirittura confessato trenta episodi di molestia, vuole liberarsi di un peso, evidentemente. Vuole tirare dentro tutti…».

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Padre Gian Vittorio Cappelletto, per i suoi fedeli semplicemente «il John», accetta di parlare per la prima volta. Aspetta sul portone di via Cernaia 44, davanti alla sede dei Ricostruttori nella Preghiera. Sandali neri e calze blu, lunga barba bianca da asceta. In ascensore schiaccia il bottone del terzo piano. «Sono giorni tremendi», mormora.

Sa che nelle carte che condannano per pedofilia il suo sacerdote Pier Angelo Bertagna, lui ricorrere diverse volte. Non lo avrebbe allontanato pur sapendo. Quello che ancora Cappelletto non sa è che anche due genitori hanno firmato un verbale contro di lui. Entra nel suo ufficio, si siede dietro un quadro che raffigura Padre Pio. Ogni tanto si tiene ai braccioli della sedia.

Padre Cappelletto, cosa sta succedendo?
«Casco dal pero, sono stravolto, scioccato. Tutte queste accuse sono false, completamente inventate. I genitori non mi hanno mai messo al corrente delle violenze subite dai loro bambini, altrimenti sarei intervenuto subito. Ho saputo cosa faceva Bertagna quando ormai era troppo tardi».

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Quando, precisamente?
«La notte prima del suo arresto. Eravamo all’abbazia di Farneta, ad Arezzo. Mi dice: “Questa donna mi denuncia”. “Per cosa?”, gli ho chiesto. Lui mi ha spiegato. Ha capito che era malato. Mi sembra di ricordare di aver cercato di parlare con quella donna. Forse le ho anche chiesto se poteva ritirare la denuncia».

Voleva mettere tutto sotto silenzio?
«Assolutamente no. Ho subito parlato con il Vescovo, anche lui è cascato dalle nuvole. Bertagna è stato immediatamente ridotto allo stato laicale».

Ora dov’è?
«Dopo la sentenza di primo grado, vive in una comunità di recupero per tossicodipendenti sul monte Amiata. Non l’ho più visto né sentito, mi hanno consigliato di comportarmi così».
Padre Bertagna al pm: «Nella confessione ho detto tutto a padre Cappelletto». Cosa risponde?
«Disgraziato. Non è vero, non me l’ha mai detto. Ripeto: mai. Se l’avessi saputo in quel contesto non avrei potuto denunciarlo. Ma mi sarei sicuramente fatto carico di una cosa così delicata. L’avrei rimosso, allontanato dai ragazzini, l’avrei fatto curare».

I genitori?
«Mentono. Non li ho mai visti».
Cosa comporta questo inchiesta per i Ricostruttori?
«È un danno enorme. Crediamo di essere una buona comunità, ci stanno tagliando le gambe».
Come ricorda padre Bertagna?
«Faceva la carità, coltivava fiori e li vendeva ai mercati. Era volenteroso, bravo, serio, un uomo grande e grosso, una bella persona: sono stato io a chiedergli di unirsi a noi. In seminario si è comportato perfettamente, ha ricevuto lodi da tutti. Ora si è autoaccusato di trenta casi di pedofilia. Sono sconvolto. Mi ha ingannato».

Il segreto confessionale, anche quando si tratta di pedofilia, e quindi con il pericolo di reiterazione dei reati, può essere infranto?
«Assolutamente no. Non ci sono dubbi. Però i sacerdoti devono consigliare o indurre le persone a lasciare gli incarichi e farsi curare».

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http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200809articoli/8185girata.asp

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.