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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Gibuti, prete italiano in cella per pedofilia Il vescovo: un complotto

Gibuti, prete italiano in cella per pedofilia Il vescovo: un complotto

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Dicembre 2007
in Lombardia
Reading Time: 2 mins read
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MILANO – Accuse collegate alla pedofilia per don Sandro De Pretis, 52 anni, origini trentine, missionario in Gibuti, nel Corno d’ Africa, dal 1993.

Tre settimane ai domiciliari, ora, da 40 giorni, in cella, senza certezze. Neppure sui reati che gli vengono attribuiti: «corruzione di minore» secondo il suo avvocato, Zaccaria Abdilai; «pedofilia» per quanto appurato dal vescovo di Gibuti, Giorgio Bertin.

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Che ha una sua tesi: «Chi accusa don Sandro è Port ouvert, organizzazione non governativa, che nel 1995 fece lo stesso con il giudice francese Borrel (fu trovato morto a Gibuti, poi l’ Eliseo riaprì il caso accertando che fu ucciso, ndr)». Scopo di vendetta, secondo il vescovo: «Quelli di Port ouvert furono sfrattati dai locali della Caritas quando don Sandro era direttore». Certo è che la magistratura di Gibuti sta indagando da mesi su una vicenda tutt’ altro che chiara.

Si mantiene neutrale Gianni Rizzo, console onorario: «L’ inchiesta è in corso e questo è uno stato di diritto: il sacerdote ha un avvocato che lo difende, e, a tempo debito, si saprà come sono andate le cose». Sul fronte innocentista la Chiesa: «Accuse infamanti – spiega monsignor Bertin -, è solo un complotto». Ipotesi sostenuta sul settimanale religioso Vita trentina dove il direttore Ivan Maffeis ha pubblicato una lettera del missionario: «Per la prima volta nella mia vita sono senza difesa, radicalmente “povero” e privato della libertà – scrive il prete -. Prego Iddio affinché faccia giustizia, che la sua mano si alzi e agisca».

«Se accogliamo l’ appello dal carcere – si legge nell’ editoriale -, è perché ripensiamo ai racconti che don Sandro ci faceva della sua Africa: “Negli ultimi anni la situazione è cambiata radicalmente – spiegava il sacerdote -, la mia presenza è solo un segno, un tentativo di far capire come vivono i cristiani”». Parole rassegnate sui missionari come lui: «Siamo arrivati con i colonizzatori, quindi è facile per la gente identificarci con loro». Infine la guerra in Iraq: «Non ha fatto altro che portare a far coincidere l’ Occidente con il cristianesimo, all’ atteggiamento favorevole di ieri sta subentrando la ghettizzazione, se non l’ ostilità». Don Sandro un caprio espiatorio? Se lo chiede Vita Trentina, non ha dubbi l’ avvocato Abdilai. Idem per i suoi familiari: «Sandro fa troppo del bene – fanno sapere – per questo lo disturbano». Nessuna previsione sulla detenzione: don Sandro dovrà aspettare la conclusione delle indagini. [email protected]

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Mottola Grazia Maria

Pagina 024/025
(14 dicembre 2007) – Corriere della Sera

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.