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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » IL DRAMMA DI UNA FAMIGLIA: CI MINACCIANO PERCHE´ ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA´

IL DRAMMA DI UNA FAMIGLIA: CI MINACCIANO PERCHE´ ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA´

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Aprile 2002
in Liguria
Reading Time: 3 mins read
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«Un prete abusò di mia figlia»
Lettera al Pontefice: è stato condannato, ma resta al suo posto

SANTA MARGHERITA LIGURE MI chiamo “omissis” e sono la mamma di una ragazza che ha subito abusi sessuali da un sacerdote…».

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Inizia così la lettera a Giovanni Paolo II di una madre di Santa Margherita Ligure, la cui figlia, dopo le attenzioni subite in canonica, è entrata in un convento di clausura. Sono una quarantina di righe che pesano come un macigno.

Sono state scritte tempo fa (ma il testo è stato reso noto solo ieri), quando la vittima e i familiari avevano già accusato in tribunale il sacerdote. La donna rivolge al Papa un appello accorato: «Vi avevo già scritto in passato per chiedervi aiuto. Aiuto perchè, nonostante via sia stata una sentenza del tribunale di Chiavari in cui don Pino veniva dichiarato colpevole, tutta la città continuava a considerare me e la mia famiglia come gente spregevole, per il solo fatto di aver avuto il coraggio di dire la verità… Noi eravamo e restiamo indifesi, mentre don Pino continua a svolgere ogni funzione pastorale come se nulla fosse successo…».

Era stata la madre della ragazza, nel 1996, a tre anni di distanza dai fatti, a presentare un esposto contro il sacerdote. La donna aveva accusato il parroco di Santa Margherita, don Pino Carpi, di aver abusato della figlia, quando quest´ultima aveva 15 anni. Le indagini erano sfociate in un rinvio a giudizio e nel processo. Il sacerdote aveva negato l´addebito. «Si sono inventati tutto», si era difeso.

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Il pm aveva chiesto una condanna a un anno e 4 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale. La sentenza era arrivata nel `98. Avevano scritto i giudici di Chiavari: «Le fonti di accusa sono costituite dalle dichiarazioni della ragazza, della cui attendibilità non è lecito dubitare… Secondo quest´ultima, la frequentazione del parroco cominciò a trascendere dal normale rapporto di assistenza spirituale e religiosa, e in occasione delle confessioni che avvenivano nell´appartamento personale del Carpi assunse i caratteri di relazione sessuale… I contatti avvenivano con la frequenza di due o tre volte la settimana, nell´appartamento del Carpi e di pomeriggio…». Il sacerdote era stato prosciolto, perchè la querela nei suoi confronti è stata presentata in ritardo. A questo punto era intervenuta la Curia: don Pino era stato trasferito a Sestri Levante. Il provvedimento aveva scatenato la protesta di tanti parrocchiani di Santa Margherita, che erano insorti in difesa del prete, con striscioni e volantini. La famiglia della ragazza, intanto, denunciava ai carabinieri minacce continue.

Don Carpi, oltre a negare l´accusa di abusi, aveva anche presentato una querela per falsa testimonianza e diffamazione contro i suoi accusatori. Scrive ancora la donna al Papa: «Lui è più forte, fa leva sull´abito che indossa e crede che lo protegga da tutto. Io credo invece che il suo comportamento sporchi quell´abito, portando molti a pensare che tutti i preti siano come lui, che denuncia, che attacca… E´ giusto tutto questo?». Nel gennaio scorso si è concluso il processo in sede civile intentato dalla famiglia. I giudici hanno condannato il sacerdote a risarcire con 30 milioni di lire la vittima. «Finora non ha ancora provveduto al pagamento», dicono gli avvocati Emanuele Quacquaro e Luigi Del Pacchia, i legali della ragazza, che proprio in questi giorni ha terminato il noviziato e che ha destinato la somma ad una associazione per le vittime della pedofilia. E don Carpi? A Sestri si parla di un suo possibile nuovo trasferimento.

da www.lastampa.it/

(Del 25/4/2002 Sezione: Cronache italiane Pag. 8)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.