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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Parroco condannato il paese lo difende

Parroco condannato il paese lo difende

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Aprile 2002
in Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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SAN GIULIANO MILANESE – Forse lo dirà anche oggi, alla Messa grande della domenica.

«Vado via, almeno per tre o quattro mesi. Dopo trent’ anni ho diritto a una vacanza. E intanto spero si chiarisca, una volta per tutte, la storia nella quale sono stato coinvolto». Alla voglia di vacanza di don Renato Mariani non crede nessuno.

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Il parroco se ne va perché la nebbia che sembrava avvolgere la sua «storia» – un’ accusa di violenza sessuale a un ragazzo di 17 anni, una condanna a quattro anni di carcere in attesa di appello – è stata spazzata via dal vento delle polemiche americane e delle dure parole del Papa. Meglio decidere di andare via, così nessuno può dire che un pastore condannato viene lasciato nella sua parrocchia come se nulla fosse.

«Sono sereno – ha comunicato don Mariani alla curia milanese – e con serenità aspetto la decisione dei giudici. Per ora mi metto in ferie». Dovrebbe arrivare a settembre, la seconda sentenza. I giudici del primo grado hanno deciso che don Renato Mariani, 59 anni, è colpevole di violenza privata, violenza sessuale e appropriazione indebita. Un verdetto arrivato nell’ ottobre scorso, che a San Giuliano non tutti conoscevano. L’ inchiesta parte nel 2000, quando il prete denuncia alcuni ragazzi che lo ricattano.

Ma uno di questi, al magistrato, racconta di avere subito violenza. «Mi ha detto che ero intelligente e bello, poi mi ha chiesto di salire in camera da letto». Nel rinvio a giudizio, al prete si contestava l’ aggravante di avere «abusato delle condizioni di inferiorità della vittima derivanti dalla sua qualifica di parroco, dalla differenza di età, di cultura e di posizione sociale».

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L’ appropriazione indebita è stata formulata perché il prete, per pagare i ricattatori, avrebbe sottratto denaro al conto della curia milanese. La chiesa di San Giuliano è in piazza della Vittoria, che con il monumento ai caduti e il vecchio municipio trasformato in biblioteca cerca di dare un’ identità a un paese che non vuole essere solo un pezzo di Milano. I passeri scappano, quando vedono il falco, ma dalla chiesa e dalla canonica di don Renato Mariani non se n’ è andato nessuno. Un cartellone colorato annuncia che «serve l’ aiuto di tutti, per migliorare l’ oratorio».

E’ prevista una spesa di 360.000 euro, per ora ne sono stati raccolti poco più di ottomila. In bacheca, gli annunci di pellegrinaggi alla Madonna del Fonte e a Caravaggio, e campeggi di «vacanza comunitaria con preghiere, mare e montagna» il prossimo agosto in Calabria. «C’ è sempre qualcosa da dire, sui preti». La filastrocca è accanto all’ ufficio del parroco. «Se parla di giustizia sociale /fa politica. Se ha un po’ di coraggio /è di sinistra. Se parla da solo con una donna / c’ è sotto qualcosa. Se parla da solo con un uomo / eh!». «Nessuno ha abbandonato don Renato perché tutti noi siamo certi della sua innocenza». Non ha dubbi, il sindaco Marco Toni, 42 anni, alla testa di una giunta di centro sinistra. «Il parroco ha la mia solidarietà e quella dell’ amministrazione.

C’ è stata la prima sentenza, ma faremo di tutto per difendere il ruolo e la dignità del sacerdote. Quelli che lo accusano non sono chierichetti. Sono ragazzi difficili, e don Renato assieme al Comune e altre associazioni si occupa proprio di ragazzi in difficoltà. Se hai il coraggio di affrontare certe situazioni, accuse e calunnie si possono mettere in conto. Io mi chiedo: se entra qui una persona e mi chiede un lavoro, e poi va a dire che io ho chiesto favori sessuali, come mi difendo? Per questo Don Renato – che sta vivendo un dramma tutto suo e lo affronta con dignità assoluta – non va lasciato solo.

Giusto è il monito del Papa, ma non vorrei che adesso ci fosse la caccia alle streghe». Le sentenze dei magistrati, nell’ oratorio dedicato a san Luigi, sembrano arrivare da un altro pianeta. «Tutta colpa di quelli che accusano: uno si prostituisce, altri due sono stati in carcere». «Siamo alla follia. Quello che accusa il parroco ha detto che come premio veniva portato a prostitute proprio da don Renato, che prima di scendere dall’ auto pagava le donne. Ed è stato creduto». In pochi hanno già saputo che il parroco ha deciso di andare via. «Stamattina – dice il presidente del circolo Arci, Damiano Aiello – qualcuno ha portato la notizia, ed è successo come per Cogne. Dibattito acceso fra colpevolisti e innocentisti. Io ho un figlio di 12 anni e gli ho spiegato che deve stare attento a certe cose. Ma all’ oratorio lo lascio andare, e sono più che tranquillo». Al bar delle Acli il gestore dice che sì, «non è una bella coincidenza» quella fra il monito del Papa e la partenza del parroco. Ma in tv ci sono le qualificazioni per il Gran Premio di Spagna, «davvero troppo forti, queste Ferrari».

DAL NOSTRO INVIATO JENNER MELETTI

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.