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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia, parroco sotto processo

Pedofilia, parroco sotto processo

Il Cardinale Silvano Piovanelli, ex arcivescovo di Firenze, sarà chiamato a testimoniare nel processo in cui un parroco del Chianti è accusato di abusi sessuali nei confronti di un giovane minorato. Il cardinale sarà chiamato a deporre dalla difesa del sacerdote.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Marzo 2002
in Toscana
Reading Time: 3 mins read
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IL PRESIDENTE della Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha chiesto perdono per gli abusi sessuali compiuti da sacerdoti sui bambini. Il vescovo di Boston è stato chiamato in causa per non aver protetto i bambini dai preti con tendenze pedofile. Qualcosa di simile potrebbe accadere anche nella diocesi di Firenze? E’ in corso un processo contro un sacerdote di 65 anni, da quasi 20 anni parroco in un piccolo centro della Val di Pesa, accusato dal Pm Pietro Suchan di aver abusato di un ragazzo oligofrenico, a cui (si sostiene) regalava camicie in cambio di rapporti sessuali orali.

Sembra che il sacerdote sia stato denunciato soltanto una volta davanti alla giustizia terrena, ma molto più di frequente alle autorità religiose. Che – per quel che risulta ai testimoni – lo hanno trasferito da una parrocchia all’ altra, ma senza mai avvertire le comunità del pericolo. Esattamente ciò per cui oggi sono sotto accusa (e chiedono perdono) le autorità religiose americane. Per ora si tratta, naturalmente, soltanto di accuse. Il sacerdote, che è assistito dagli avvocati Rodolfo Lena e Alessandro Becattini, nega vigorosamente e si è difeso anche nella sua chiesa, durante un’ omelia, dalle insinuazioni che da anni si inseguono in paese. I parrocchiani schierati con lui credono che una parte del paese gli abbia girato le spalle proprio a causa della sua generosità. Aveva aperto un centro di accoglienza, ospitava ragazzi albanesi.

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In paese la cosa non piacque a molti. Poi il centro fu chiuso perché i carabinieri ci trovarono della droga. Ma al processo il giovane oligofrenico ha confermato gli abusi. Era il ‘ 91, lui aveva 25 anni. Un giorno un ragazzo lo incontrò in paese, vide che sputava e sputava per terra, gli chiese il perché. E lui glielo spiegò. Il suo amico non se ne stupì. Anche lui, anni prima, quando era ancora un bambino, era stato molestato dal sacerdote. Erano in macchina insieme, – ha raccontato – il parroco lo aveva preso sulle ginocchia, lo aveva fatto guidare e intanto lo toccava. E ricorda che anche altri suoi amici avevano avuto problemi con il parroco.

In paese le voci circolavano, sempre più insistenti. Alcuni parrocchiani, sempre più allarmati, andarono in Curia. Non accadde niente. Qualche anno più tardi tornarono alla carica. Nel dicembre ‘ 96 scrissero al cardinale Silvano Piovanelli, senza ricevere risposta. Nel frattempo erano in contatto con un anziano sacerdote, vicario del vescovo per la zona del Chianti. Nel gennaio ‘ 97 ci fu una tempestosa riunione con lui. C’ erano 16 parrocchiani. Alcuni di loro hanno deposto in aula. Una mamma ha raccontato di aver saputo dagli abitanti di un paese vicino e da alcuni sacerdoti che il suo parroco aveva avuto guai in tutte le comunità in cui era stato. Agli inizi degli anni ‘ 80 era stato sorpreso da un genitore mentre molestava un ragazzino.

Il padre era andato a parlare con il cardinal Benelli e gli aveva detto: «O lo spostate e lo togliete di mezzo voi, o lo tolgo di mezzo io». Il parroco era stato trasferito ed era arrivato nel paese nel quale, secondo le accuse, sono avvenute le violenze per cui oggi è sotto processo.

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La testimone ha raccontato in aula alcuni colloqui avuti con il vicario, che a suo dire confermava le sue preoccupazioni. «Gli ho detto: “Essere madre non vuol dire essere mamma di uno solo~ come si permette la Curia di lasciare una persona del genere o di spostarla da un posto ad un altro a fare dei danni che nessuno conosce?”. E lui mi chiese scusa a nome della Curia». «Ma mi spiegava anche che la Chiesa è un’ istituzione che ha dei tempi molto lunghi».

Ci fu anche un incontro con il cardinale Silvano Piovanelli, che volle parlare da solo con uno dei ragazzi che sostenevano di essere stati molestati. Il parroco rimase al suo posto. E’ ancora lì. Raccontano i testimoni che nella tempestosa riunione del gennaio ‘ 97 il vicario era quasi disperato, allargava le braccia e parlò dei suoi colloqui con il vescovo: «Ma Silvano, ma ti rendi conto di quello che fai? cioè continuare a lasciare una persona così~». Un babbo ricorda: «Al vicario io dissi: “Ma scusi, io sono un bancario, se da noi qualcuno ha il vizio di rubare non lo mettiamo alla cassa. Mi sembrerebbe ovvio trovare a questo sacerdote una collocazione non a contatto con i bambini». Non è avvenuto. Nella prossima udienza (il 25 settembre) deporrà il vicario, convocato dalla difesa. Che poi chiamerà a testimoniare anche il cardinale Piovanelli.

FRANCA SELVATICI

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/03/15/pedofilia-parroco-sotto-processo.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.