Presunti abusi sui Discepoli dell’Annunciazione, si affievoliscono le accuse su 10 indagati

Novità nell’inchiesta della Procura di Prato sui presunti abusi sessuali all’interno dell’associazione di fedeli dei Discepoli dell’Annunciazione, che vede indagati 12 ex membri della comunità, sciolta lo scorso dicembre con provvedimento della Santa Sede per motivazioni indipendenti rispetto a quelle dell’inchiesta penale, legate a gravi mancanze riguardanti il carisma e lo svolgimento della vita religiosa all’interno della comunità, oltre che dal venir meno degli aderenti.

Venerdi scorso, dinanzi al gip del Tribunale di Prato, si è tenuto l’incidente probatorio per ascoltare, alla presenza dei legali dei due indagati, uno dei due fratelli che hanno denunciato di aver subito abusi sessuali negli anni passati. Il giovane, che oggi ha 28 anni, ha chiamato in causa il fondatore della comunità religiosa, il sacerdote veronese don Giglio Gilioli e un altro allora esponente dei Discepoli (un laico che non ha mai preso i voti) accusandoli di averli molestati quando lui era ancora minorenne, oltre dieci anni fa. Ai fatti non avrebbe assistito nessuno; l’inchiesta, che dalla fine di gennaio scorso ha cercato di scandagliare l’ambiente dei Discepoli dell’Annunciazione, ascoltando oltre 40 giovani avvicinatisi negli anni alla comunità, non ha portato alla luce altre presunte vittime oltre ai due fratelli pratesi.

Se il racconto del fratello maggiore è ritenuto attendibile dagli inquirenti, al punto da essere stato sottoposto ad incidente probatorio, sembrano perdere consistenza le accuse del fratello minore, il quale aveva denunciato di aver subito violenze sessuali di gruppo all’interno della comunità, portando all’iscrizione nel registro degli indagati di dieci persone. Il ragazzo è stato sottoposto a consulenza psichiatrica, per valutarne l’attendibilità, e al momento la Procura non ha avanzato richiesta di incidente probatorio per “cristallizzare” le sue dichiarazioni rese nei mesi scorsi, quando i presunti ricordi traumatici erano riaffiorati alla memoria grazie ad un percorso psicoterapeutico con tecniche EMDR, di desensibilizzazione e riprocessamento tramite movimenti oculari, una metodica che punta a facilitare il meccanismo di autoguarigione nel paziente, stimolando l’elaborazione delle informazioni nel suo cervello.
Allo stesso percorso psicanalitico si sarebbe avvicinato il fratello maggiore, dopo aver fatto denuncia agli inquirenti.

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