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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » andrea tornielli » RETE L’ABUSO LANCIA L’ALLARME. LA “FREGATURA” DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI REGIONALI.

RETE L’ABUSO LANCIA L’ALLARME. LA “FREGATURA” DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI REGIONALI.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
22 Novembre 2013
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
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Di pochi giorni fa l’articolo di Andrea Tornielli dove si cerca di far credere in una velocizzazione dei processi Canonici nei confronti di preti pedofili. Tornielli loda in positivo anche la disastrosa ed omissiva linea di Benedetto XVI, svelata dalla stampa e dalle denunce in tutto il mondo che nel 2010 hanno portato la chiesa all’apice dello scandalo, nonché della trasparenza forzata, poco gradita al Vaticano.

Oggi la situazione è molto più grave di quello che si vuol far credere e che si sta omettendo di dire. Sembra nessuno si accorga che la chiesa non solo continua non concretizzare come promette a mezzo stampa, risarcimenti alle vittime, prevenzione, denuncia alle autorità civili, l’apertura alla magistratura degli archivi che il Cardinale Ratzinger fece recapitare da tutto il mondo in Vaticano nel 2002, oggi sottoposti al Segreto Pontificio. Le misure di Bergoglio pare ostacolano pesantemente il lavoro della Magistratura italiana, già sufficientemente handicappata a causa del vuoto legislativo in materia, unico in Europa, di cui l’Italia è vittima.

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Dal 2010 a oggi ricordiamo le linee guida anti pedofilia della CEI divulgate nel maggio 2012, modificate in tutto il resto di Europa, rimaste sostanzialmente invariate a quelle del 1962, solo in Italia, nei fatti nessun obbligo di denuncia per i vescovi alle autorità civili, nessun aiuto alle vittime, nessuna prevenzione. Criticò pesantemente quelle linee guida anche la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede.

Dall’arrivo di Papa Francesco i provvedimenti ci sono stati, purtroppo tanti, tutti omissivi e a salvaguardia della chiesa.  Francesco ha reso illegale la denuncia, criminalizzando la fuga di notizie, un deterrente per i membri del clero e non,  ora di fatto, definitivamente scoraggiati e intimiditi a collaborare con le autorità civili. Si aggiunge anche l’idea di istituire tribunali ecclesiastici Regionali/nazionali (gestiti da uno stato estero sul territorio italiano) che si può rivelare devastante oltre che di intralcio per la giustizia civile.

Leggendo l’articolo di Andrea Tornielli ci si riempie la bocca di parole, ma non vi è nulla di concreto tranne il rischio che questi tribunali, imitazione dei famosi sportelli che la CEI nel 2011 voleva istituire nelle diocesi italiane, fortunatamente fallita, diventi un’ulteriore strumento di insabbiamento.

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Va tenuto conto che generalmente le vittime sono per la maggior parte cattolici o persone che frequentano la chiesa. Persone che in questi casi si rivolgono al clero, non alla magistratura, perché subiscono una certa influenza legata alla religione o per semplice cultura. Forse ci sarà un risarcimento alla vittima, come previsto dal Codice Canonico, un risarcimento insignificante (come lo stesso codice prevede) rispetto ai traumi che una persona subisce, oltre che rispetto al costo di un dignitoso percorso di analisi che la vittima dovrà affrontare.

Questo crea una nuova situazione di omertà, che permette di poter continuare a gestire questi casi a livello interno, un’altra occasione per la chiesa di poter nascondere, spostare far sparire il pedofilo al fine di salvaguardare come ha fatto fino a oggi la propria immagine,  non la salute psicofisica dei minori affidati alle cure dei suoi sacerdoti. La vittima anche se potrà avviare una procedura in sede civile (a patto che non si impegni a non farlo in sede canonica) comunicherà di fatto, prima il caso alla curia e non alle autorità civili, senza avere quindi alcuna garanzia su che fine farà il pedofilo, sottraendolo di fatto alla giustizia e senza avere la minima garanzia che costui non continui ad abusare.

La chiesa cattolica, anche dopo Ratzinger, quella di Francesco al momento è fatta di dichiarazioni mediatiche gonfiate dalla stampa, ma di nessun intervento concreto ma solo omissioni, come ha fatto nei confronti dell’arcivescovo polacco Josef Wesolowski, sottraendolo di fatto alla giustizia del paese che lo accusava e dandole asilo in Italia.  O come nel caso di padre Reverberi, ricercato dall’INTERPOL  e nascosto a Parma, o don Siro Invernizzi il prete pedofilo che ha patteggiato due a anni perché sorpreso con un minore mentre faceva sesso dietro un cimitero a Cugliate Fabiasco, Varese, trasferito da poco in un’altra parrocchia. Oppure il caso dell’insegnante di religione della Diocesi di Nola Napoli, caso seguito dalla nostra rete e uscito anche su Le INCHIESTE di Repubblica, dopo l’articolo si sono perse le tracce.

Questi solo alcuni dei casi più recenti e gravi, ma basta cercate negli archivi del nostro portale, selezionando solo l’anno 2013 scoprirete mese per mese, che i casi sono decine.

Difficile credere alle promesse di Bergoglio e alla falsa linea di positività che la stampa gli attribuisce a tutti i costi. Basta un briciolo di buonsenso, già leggendo quanto sopra che al momento non esiste un solo gesto concreto, ne a tutela delle vittime e neppure a sostegno. Esistono una marea di dichiarazioni in questi sette mesi di pontificato, un autentico pugno di mosche, unico riscontro, le mosche.

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Decine di vittime hanno scritto al Papa, lo abbiamo fatto anche noi come associazione, mesi fa, migliaia di italiani hanno firmato anche una petizioneindirizzata a lui. Non ha risposto a nessuno.

Veramente troppo poco per non dire nulla.

Per il momento l’invito che facciamo alle vittime resta quello di continuare a rivolgersi alla magistratura, non al clero. Con i sistemi attualmente in uso il rischio è di diventare ignari complici di ciò che voi stessi avete subito.

Il Portavoce

Francesco Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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