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BERGOGLIO E PREGIUDIZIO – DOPO LA BOMBA DI VIGANÒ LA TV TEDESCA “ZDF” MANDA IN ONDA UN DOCUMENTARIO CHE ACCUSA BERGOGLIO

BERGOGLIO E PREGIUDIZIO – DOPO LA BOMBA DI VIGANÒ LA TV TEDESCA “ZDF” MANDA IN ONDA UN DOCUMENTARIO CHE ACCUSA BERGOGLIO – QUANDO ERA VESCOVO IN ARGENTINA HA IGNORATO LE VITTIME DEGLI ABUSI PROVANDO A COPRIRE UN PRETE PEDOFILO – JULIO CESAR GRASSI DEVE SCONTARE UNA PENA DI 15 ANNI MA NON È ANCORA STATO LAICIZZATO, E IL PAPA NON HA MAI VOLUTO PARLARE DEL CASO - VIDEO

Redazione Media Web by Redazione Media Web
7 Settembre 2018
in Film
Reading Time: 4 mins read
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Quando era vescovo di Buenos Aires, Jorge Maria Bergoglio ha ignorato gli abusi nella sua diocesi. Dopo la pubblicazione del memoriale di monsignor Carlo Maria Viganò la televisione tedesca ZDF ha deciso di mandare di nuovo in onda un documentario prodotto lo scorso anno, in cui si sostenevano questa e altre tesi. Come il fatto che Papa Francesco abbia provato (senza successo) a difendere un prete pedofilo, che è stato poi incriminato e che ora sconta una pena di 15 anni.

Il documentario è diretto da Martin Boudot e si intitola “The Silence of the Shepherds” (il silenzio dei pastori). Nel 2017 ha vinto il “Prix Europa” come miglior documentario e non è mai uscito in Italia.

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JULIO CESAR GRASSI 1

Il lavoro di Boudot si concentra sui molti preti accusati di abusi su minori coperti da una cappa di compiacenza e silenzio all’interno delle diocesi: invece che essere sospesi o radiati, spesso i vescovi decidevano di trasferirli, per evitar loro di poter essere incriminati.

La seconda parte del docu film è tutta concentrata sulla figura di Bergoglio. Martin Boudot parte da una frase contenuta nel libro “Il cielo e la terra”, scritto a quattro mani dal futuro Papa con il Rabbino Abraham Skorka. Nel volume Bergoglio afferma che nella sua diocesi non c’erano preti pedofili (citazione che si trova a pagina 50 della versione inglese, secondo LifeSiteNews).

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CARLO MARIA VIGANO

“Quando succede, non puoi far finta di niente. Non puoi essere in una posizione di potere e distruggere la vita a un’altra persona. Nella mia diocesi non è mai successo”. E a un vescovo che si era trovato a dover gestire un prete pedofilo, Bergoglio avrebbe consigliato di “non permettergli di esercitare il ministero”.

Peccato che, una volta diventato Papa, secondo il documentario Francesco avrebbe ignorato proprio quel suo consiglio. Come nel caso di don Mauro Inzoli, potente monsignore di Comunione e Liberazione, condannato per abusi, rimosso da papa Ratzinger e che dopo aver fatto ricorso ha ottenuto il reintegro sotto papa Francesco.

JULIO CESAR GRASSI 5

Ma Bergoglio, mentre stava scrivendo il libro, aveva proprio nella sua diocesi di Buenos Aires un caso di pedofilia: quello di  Padre Julio César Grassi, che abusava regolarmente dei bambini dell’orfanotrofio che dirigeva: l’Happy Children Orphanage. Almeno sei delle vittime di Grassi, che ora sta scontando una pena di 15 anni, si sarebbe rivolta al futuro Papa Francesco che non avrebbe mai risposto alle loro richieste d’aiuto. E alla domanda sulla frase del libro di Bergoglio, una delle vittime ha risposto: “Vuole che le persone lo credano, ma è una bugia. Riceve tutte le celebrità come Leonardo di Caprio, ma per noi nemmeno una lettera”.

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Ma nel documentario c’è un’accusa ancora più pesante: qualcuno infatti sostiene che Bergoglio abbia provato a deviare il corso della giustizia. “La chiesa argentina ha fatto tutto quello che era in suo potere per scagionarlo”. Secondo Juan Pablo Gallego, avvocato delle vittime, i vescovi argentini nel 2010 hanno commissionato un dossier a un professore di diritto penale, in cui si spiegava perché la corte aveva torto, Grassi era innocente e le vittime delle persone bugiarde.

Quello studio era stato fatto su commissione della conferenza dei vescovi argentini. Sapete chi era presidente? Bergoglio, che ha spedito il dossier al giudice subito prima degli interrogatori di padre Grassi. Tra i magistrati c’era anche Carlos Mahiques: “Hanno provato a esercitare una sottile forma di pressione sui giudici”.

Un’altra delle vittime che parla con Boudot si lascia intendere che Grassi aveva la protezione del vescovo di Buenos Aires: “Una volta mi disse che Bergoglio non gli lasciava mai la mano. Una volta diventato Papa non ha mai commentato pubblicamente il caso”. Lo staff di Boudot ha provato per 8 mesi a ottenere un’intervista con il pontefice. Ovviamente senza risultato. Si sono anche presentati in piazza San Pietro durante un’udienza: “Sua santità, sul caso Grassi ha provato a influenzare la giustizia?” – gli hanno chiesto. E lui: “No. Non ho mai commissionato una contro inchiesta”.

Eppure, sembrerebbe il contrario. Grassi è in carcere, ma fino a poco tempo fa appariva ancora nella lista ufficiale della diocesi di Moron (ora è scomparso). Grassi non è mai stato laicizzato. Almeno non sotto Bergoglio.

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/bergoglio-pregiudizio-ndash-dopo-bomba-vigano-tv-tedesca-182263.htm

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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