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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi, Papa accetta dimissioni dei primi tre vescovi cileni

Abusi, Papa accetta dimissioni dei primi tre vescovi cileni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Giugno 2018
in Città del Vaticano
Reading Time: 2 mins read
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Via Barros a centro scandalo, in arrivo a Osorno inviati del Papa

Città del Vaticano, 11 giu. (askanews) – Saltano le prime tre teste nell’episcopato cileno, a partire dal vescovo all’origine dello scandalo abusi sessuali che sta scuotendo la Chiesa del paese, il vescovo Juan Barros di Osorno, dove sono in arrivo gli inviati del Papa.

A maggio, infatti, i vescovi cileni (27 ordinari e 7 ausiliari), convocati a Roma dal Papa per un vertice straordinario, avevano rassegnato in blocco le dimissioni nelle mani di Francesco. E oggi il Pontefice argentino ha accettato la rinuncia dei primi tre. Il Papa, rende noto la sala stampa vaticana, ha infatti accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Puerto Montt presentata dall’arcivescovo Cristián Caro Cordero, nominando amministratore apostolico padre Ricardo Basilio Morales Galindo, ha accettato la rinuncia di Gonzalo Duarte García de Cortázar a Valparaiso, nominando amministratore apostolico mons. Pedro Mario Ossandón Buljevic, attualmente ausiliare di Santiago de Chile, ed ha accettato la rinuncia del noto Vescovo di Osorno, Juan de la Cruz Barros Madrid, nominando amministratore apostolico un altro ausiliare di Santiago, Jorge Enrique Conchua Cayuqueo.

Lo scandalo nella Chiesa cilena era esploso attorno alla figura di padre Fernando Karadima, oggi ottuagenario, carismatico prete dell’alta società della capitale cilena all’epoca della dittatura di Augusto Pinochet con buoni rapporti in Vaticano nella cerchia wojtyliana. Nel 2011 è stato condannato dalla congregazione vaticana per la Dottrina della fede per abusi sessuali sui minori. Alcune vittime hanno accusato di aver coperto le loro denunce diversi maggiorenti della Chiesa cilena, e in particolare presuli come Juan Barros, attuale vescovo di Osorno, che da giovani sono stati allievi di Karadima. Dopo aver nominato monsignor Barros ad Osorno ed averlo difeso, da ultimo nel suo recente viaggio in Cile a gennaio scorso, il Papa, in seguito alle critiche che le sue parole hanno suscitato, ha cambiato idea, inviando un suo inviato in Cile per indagare, mons. Charles Scicluna, accompagnato da mons. Jordi Bartomeu del Vaticano, scrivendo una lettera ai vescovi cileni, lo scorso otto aprile. Nella missiva, Francesco riconosceva “gravi errori di valutazione e percezione”, annunciava che avrebbe ricevuto a Roma tre note vittime di Karadima, José Andrés Murillo e James Hamilton (che ha lungamente incontrato a fine aprile), per chiedere loro perdono, e convocava la conferenza episcopale cilena a Roma per “dialogare sulle conclusioni” dell’indagine di Scicluna. Nel frattempo Francesco ha incontrato due gruppi di vittime di preti pedofili cileni ed ha deciso di mandare proprio a Osorno Scicluna e Bartomeu in una seconda missione. A maggio i vescovi cileni, dopo tre giorni di incontri col Papa, hanno rassegnato le dimissioni nelle sue mani. Oggi il Papa ha accettato la rinuncia dei primi tre. Gli altri rimangono dimissionari in attesa delle decisioni di Jorge Mario Bergoglio.

http://www.askanews.it/cronaca/2018/06/11/abusi-papa-accetta-dimissioni-dei-primi-tre-vescovi-cileni-pn_20180611_00112/
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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.