PROVOLO: Papa Francesco manda gli ispettori in Argentina, il PM li interroga e ora rischiano l’accusa di falsa testimonianza.

Colpo di scena, almeno per noi che in Italia siamo abituati ad un eccesso di riguardo nei confronti del clero, ma in Argentina, pur restando il rispetto per l’abito talare, di fronte alla legge si è tutti uguali.

Ed è così che i due 007 inviati da papa Francesco per “indagare” sull’orribile vicenda degli abusi sessuali sui bambini sordi nell’Istituto cattolico Antonio Provolo di Mendoza, da investigatori, si sono trasformati in test per la procura, sottoposti quindi anche al segreto istruttorio e se entro venerdì non risponderanno a quelle che sono le richieste, potrebbero ritrovarsi anche incriminati per falsa testimonianza, come secondo l’articolo 275 del codice penale argentino che punisce con la reclusione da un mese a quattro anni.

Ne dà notizia Carlos Lombardi, nostro avvocato a Mendoza il quale racconta che nel pomeriggio di ieri (tarda serata qui in Italia) il Pubblico Ministero Flavio D’Amore ha ricevuto uno dei due 007 vaticani, il Vicario Giudiziale padre Dante Simon, convocato come persona informata sui fatti come dalla richiesta che era stata avanzata in udienza dall’avvocato Sergio Salinas.

Ma alle domande del p.m. il sacerdote si è seccamente rifiutato di rispondere appellandosi al Segreto Pontificio. Mossa decisamente poco gradita dal Pubblico Ministero il quale a questo punto – facendogli notare che la chiesa non è al di sopra della legge – gli ha letto l’articolo 275 del codice penale. Il sacerdote, capendo in quale guaio si era messo ha cercato di alleggerire la sua posizione e nelle seguenti cinque ore di interrogatorio, anche se molto timidamente ha risposto ad alcune domande.

Ma non è tutto perché dopo l’audizione il Pubblico Ministero Flavio D’Amore ha anche intimato formalmente allo 007 di provvedere entro venerdì al deposito presso la Procura di tutto il materiale in suo possesso oltre a una relazione completa sull’indaggine interna che la chiesa sta conducendo. In caso contrario sarà formalmente incriminato per falsa testimonianza.

Padre Dante Simon, uscendo dalla procura ha affrontando i giornalisti sottolineando che la sua indagine non include i fatti avvenuti all’Istituto Provolo di Verona e che la chiesa non indagherà ne sui tre laici coinvolti insieme a Corradi e Corbacho, ne sulla suora giapponese Kumiko, in quanto questi non sono religiosi consacrati.

Ha anche sottolineato che papa Francesco e il Vaticano non sono ignari di quello che sta succedendo: “La prova evidente che il Santo Padre è impegnato nel caso di Mendoza è questa ricerca che ci ha ordinato di fare.”

Simon ha anche aggiunto che “le accuse sono molto gravi e aberranti, ci umiliano e ci fanno molto male.”

L’Ufficio di Presidenza

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