Ex sacerdote abusò di un 11enne. Il giudice accusa: “La Chiesa foggiana fu superficiale”

Le parole del giudice nelle motivazioni della sentenza che a Bari ha condannato a otto anni Giovanni Trotta, il quale sarà processato a Foggia per abusi su altri nove minorenni

Parla di “atteggiamento quantomeno superficiale delle locali autorità religiose” il gup barese Giovanni Anglana nelle motivazioni della sentenza con cui nei mesi scorsi ha condannato Giovanni Trotta, ex sacerdote ed ex allenatore di una squadra di calcio giovanile della provincia di Foggia, a otto anni di reclusione per violenza sessuale su un 11enne. Trotta sarà inoltre processato a partire dal prossimo 5 giugno dinanzi al tribunale di Foggia per abusi su altri nove minorenni.

“Appare quantomeno superficiale – scrive il gup nelle motivazioni della sentenza relativa alla prima vicenda – l’atteggiamento tenuto dalle locali autorità religiose. Le quali, malgrado la chiara prescrizione contenuta nel verdetto della Congregazione della dottrina della fede (con il quale Trotta veniva ridotto allo stato laicale per ragioni correlate ad abusi su minori) con il quale l’imputato avrebbe dovuto essere segnalato nel caso di situazioni potenzialmente pericolose per i minori, hanno mantenuto assoluto silenzio al riguardo”. Gli hanno consentito “addirittura – si legge inoltre – di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori e a farne oggetto delle sue abominevoli perversioni”.

Nelle motivazioni della sentenza il giudice ricostruisce le presunte violenze commesse fra il 2013 il 2014 nei confronti dell’11enne, del quale avrebbe abusato sessualmente “millantando la sua qualità di sacerdote (sebbene invece ridotto dal 2012 allo stato laico), nonché con la promessa di un ingaggio come fotomodello nel mondo della moda e con quella di un provino per una importante società calcistica romana”. Il giudice definisce poi l’imputato “abituale adescatore di minori via Internet”, parla di “inquietante background di pederastia di cui è portatore” e di “atavica dimestichezza all’utilizzazione perversa degli strumenti informatici”.

Il gup rimarca “la serialità patologica delle condotte” e “l’estrema pericolosità sociale” di Trotta. E nella quantificazione della pena non risparmia valutazioni sui “traumi psicologici” causati alla vittima “potenzialmente devastanti tenuto conto dell’età del ragazzino”. Le indagini coordinate dalla pm Simona Filoni hanno poi accertato abusi commessi nel 2014 da Trotta su altri nove minori di età compresa fra i 12 e i 13 anni. Per i reati di violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico, adescamento di minori, il gup barese Roberto Oliveri del Castillo ha rinviato a giudizio Trotta dinanzi al tribunale di Foggia.

Contro di lui si è costituito parte civile uno dei nove minori presunte vittime degli abusi, tutti affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché loro docente di lezioni private, dei quali avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli atti sessuali.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/03/15/news/ex_sacerdote_abuso_di_un_11enne_il_gup_accusa_le_autorita_religiose_foggiane_furono_superficiali_-160627559/?ref=fbplba