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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi sessuali su minore: “Riaprire caso dopo i 14 anni”. In Tribunale le donne antiviolenza

Abusi sessuali su minore: “Riaprire caso dopo i 14 anni”. In Tribunale le donne antiviolenza

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Marzo 2017
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 3 mins read
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L’avvocato Giuseppe D’Urbano ha depositato una richiesta di riapertura del caso contro l’archiviazione del filone che riguarda gli abusi sessuali a carico di don Marino Genova nei confronti di Giada Vitale dopo i quattordici anni. Intanto oggi seconda udienza del processo riferito al periodo precedente ai 14 anni con l’escussione di otto testi della Procura. L’ex parroco di Portocannone era presente in aula. Ad esprimere solidarietà a Giada sono arrivate in pullman le donne del centro antiviolenza de L’Aquila che hanno accolto l’invito della ragazza ad essere presenti in Tribunale.

Larino. Sono arrivate in autobus da L’Aquila per esprimere solidarietà a Giada Vitale, che oggi ha 21 anni e che quando era minorenne e soprattutto aveva meno di 14 anni venne abusata, secondo l’accusa e il suo racconto fatto anche in televisione, dall’ex parroco di Portocannone. Le donne del centro antiviolenza dell’associazione abruzzese hanno deciso così di offrire la loro solidarietà alla vittima, presente in aula per la seconda udienza nel Tribunale di Larino del nuovo processo a carico di don Marino Genova. Hanno atteso nell’atrio quasi cinque ore per esprimere vicinanza e affetto alla giovane.

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Il sacerdote è accusato di atti sessuali nei confronti di Giada Vitale, all’epoca dei fatti minorenne. Si tratta del secondo filone dell’inchiesta, divisa in due tronconi, quella riferita al periodo precedente ai 14 anni. In precedenza è stata archiviata la posizione dell’ex parroco relativa ai due anni successivi, quando Giada aveva tra 14 e 16 anni. Nel corso dell’udienza di oggi, terminata dopo le 20, sono stati ascoltati i testi della Procura. Si tratta, in particolare, della corista alla quale la ragazza di Portocannone si confidò all’epoca, di una maestra, di una psicologa, di un’amica di famiglia, degli organizzatori e artisti del concerto estivo e di un direttore di coro.

A dare sostegno ed esprimere solidarietà a Giada l’associazione del centro antiviolenza de L’Aquila che ha accolto l’invito della stessa ragazza a presenziare l’udienza. Striscioni per sensibilizzare alla storia e parole di conforto e fiducia nella giustizia da parte delle donne, alcune delle quali hanno alle spalle storie di violenza e abusi: «Abbiamo accolto il suo invito – spiega la presidente, Giovanna Giannangeli – ci occupiamo di ogni situazione che possa riguardare situazioni di abuso e violenza nei confronti delle donne di ogni età».

In aula presente anche don Marino, difeso dall’avvocato Ciro Intino: il sacerdote non ha voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti; presente anche una troupe di Pomeriggio 5 e del programma Servizio Pubblico di Michele Santoro.

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Durante la scorsa udienza era stata sentita proprio la Vitale, interrogata dal Pubblico Ministero prima e dal suo legale po, e infine dal legale della controparte. In quell’occasione Giada aveva raccontato tutta la sua storia dall’inizio, rispondendo alle domande che via via le venivano poste: dai primi approcci, ai primi incontri, ai luoghi nei quali abitualmente – stando alle accuse – don Marino abusava di lei e alla descrizione dettagliata dell’atto sessuale.Corsi di somministrazione Dagli sms “amorosi” che il parroco le inviava sino alla confessione degli abusi fatta, dalla stessa Vitale, ad una corista che oggi era presente come teste.

La storia di Giada Vitale e di don Marino Genova è finita anche su media nazionali. Il punto di svolta risale al 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone dell’allora 58enne parroco, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”, privato della possibilità di somministrare i sacramenti.

L’udienza è stata aggiornata al 21 giugno. Intanto c’è un’altra novità processuale. L’avvocato Giuseppe D’Urbano ha depositato una richiesta di riapertura del caso contro l’archiviazione del filone che riguarda gli abusi sessuali a carico di don Marino Genova nei confronti di Giada Vitale dopo i quattordici anni.

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=24433

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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