Don Inzoli abusava dei ragazzini anche durante le confessioni, giutificando la pedofilia con la Bibbia

L’ostruzionismo del Vaticano è stata la principale ancora di salvezza per don Inzoli, un sacerdote che toccava i ragazzini anche durante le confessioni e tentava di convincerli della “bontà” delle sue molestie sessuali citando la Bibbia e sostenendo che la storia di Abramo e Isacco era la prova di come quello fosse il volere di Dio.
Ai tempi tra i massimi dirigenti di Comunione e Liberazione, tornò alla ribalta delle cronache quando venne avvisato tra le autorità ad comizio anti-gay organizzato da Regione Lombardia per volere di Roberto Maroni e l’immancabile assessore Cappellini.
Una denuncia di Sel fece riaprire le indagini e lo scorso giugno giunse la condanna a quattro anni e nove mesi di reclusione. Sul sacerdote pendevano infatti ben due condanne vaticane, ma il rifiuto della Santa Sede di trasmettere i documenti all’autorità giudiziaria lo salvò dalla legge italiana e fece cadere in prescirizione numerosi crimini. La condanna riguarda infatti solo le molestie sessuali compiute dal 2004 al 2008 su cinque ragazzini dai 12 anni ai 16 anni.
Ora arriva la motivazione della sentenza, nella quale si spiega come don Inzoli abusava dei minori della Gioventù studentesca durante i soggiorni della comunità, in ospedale e persino durante le confessioni. I giudici osservano come tutto ciò accadesse «approfittando con spregiudicatezza della propria posizione di forza e di prestigio, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali ed anche nel corso del sacramento della Confessione, ammantando talora le proprie condotte di significato religioso così confondendo ulteriormente i giovani».
Il gup Letizia Platè ha anche osservato come le sue vittime si ritrovassero in una situazione di «forte sottomissione psicologica» e le indagini hanno appurato come le vittime siano state molto più di quante considerate ai fini del processo. Si parla di «una pluralità indiscriminata di soggetti, all’epoca minorenni», abusati «sin dalla metà degli anni Novanta» e ormai prescritti.
Un ragazzo abusato nel nel 1996 da don Inzoli ha raccontato di essere stato toccato «nel corso della confessione» e dinnanzi alle sue rimostranze il sacerdote ha giustificato quegli atti sessuali «facendo riferimento ad una sorta di “battesimo dei testicoli” che gli aveva presentato come un rituale ebraico citato nell’Antico Testamento come segno dell’affetto del padre nei confronti del figlio».
Gravissimo è come quegli abusi fossero conosciuti dalla comunità e come nessuno avesse fatto nulla per cercare di fermarlo. Un ragazzo ricorda che «quando, nell’estate del 2004, uno dei suoi amici aveva saputo di essere stato designato per dormire nella stanza d’albergo insieme a don Inzoli, aveva espresso il suo disappunto: “Che palle andare a dormire da don Mauro, ti tiene sveglio tutta la notte e continua a toccarti”».

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