Pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna – quattro anni e nove mesi di reclusione, rito abbreviato, primo grado di giudizio – nei confronti di don Mauro Inzoli sacerdote di Comunione e Liberazione con ruoli di responsabilità, per abuso sui minori. Già sanzionato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a ritirarsi a vita privata, oltre che a coatto “adeguato trattamento psicoterapeutico”; se per adeguato intendano psicoanalitico, terapia analitica, cognitivo comportamentale o della Gestalt, la Congregazione non l’ha specificato – tutta da indagare questa alleanza tra Chiesa e psicoterapia – però ha indicato che le sedute siano protratte per non meno di cinque anni. L’Inzoli è noto al grande pubblico per la partecipazione, nonostante la brillante imputazione, a un convegno sulla difesa della famiglia tradizionale [v. foto].
Oggi organi di stampa estrapolano e pubblicano dalla motivazione della sentenza – stilata dal gup Letizia Platè – circostanze dolorose: «Approfittando con spregiudicatezza della propria posizione di forza e di prestigio, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali ed anche nel corso del sacramento della Confessione» ha abusato di «una pluralità indiscriminata di soggetti, all’epoca minorenni» dai 12 ai 16 anni, fatti risalenti «sin dalla metà degli anni Novanta», pertanto in gran numero prescritti. Nella sentenza è riconosciuta l’aggravante dell’abuso di autorità per la «forte sottomissione psicologica» delle vittime.
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