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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Summit abusi, l’appello delle vittime: “È ora che chi ha abusato o insabbiato venga spretato”

Summit abusi, l’appello delle vittime: “È ora che chi ha abusato o insabbiato venga spretato”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Febbraio 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Le associazioni di sopravvissuti hanno organizzato diversi incontri “paralleli” a Roma negli stessi giorni del vertice vaticano. Ieri un briefing in via della Conciliazione dopo la conferenza, domani l’incontro con il comitato organizzatore 

SALVATORE CERNUZIO

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«Zero, zero, zero tolerance». Il tono è arrabbiato e non nasconde la profonda sofferenza che questo appello porta con sé. Peter Isely, abusato da un sacerdote del Wisconsin e membro dell’Eca (Ending of Clergy Abuse), organizzazione che riunisce 22 vittime dei cinque continenti, parla in via della Conciliazione davanti a telecamere e microfoni di giornalisti delle diverse lingue appena usciti dalla conferenza in Sala Stampa vaticana dove il cardinale Cupich, monsignor Scicluna, padre Lombardi e padre Zollner hanno appena presentato il summit “La protezione dei minori nella Chiesa” del 21-24 febbraio.

La partecipazione è stata massiccia, e le associazioni di vittime – non solo Eca, ma anche altre organizzazioni come Rete-L’abuso, Infancia Robada e Bishopaccountability – si sono fatte trovare lì fuori. In questa settimana del grande meeting a Roma vogliono approfittare di ogni spazio pubblico per lanciare il loro appello a mettere realmente in pratica quella «tolleranza zero» professata negli ultimi anni dalla Chiesa contro i chierici che si macchiano dei crimini di abusi. Quindi hanno organizzato diversi appuntamenti “paralleli” – quasi un «contro-summit» lo ha definito qualcuno – che coinvolgono la Stampa Estera e la Camera dei Deputati e che prevedono anche marce e sit-in a Castel Sant’Angelo e Piazza del Popolo.

Domani mattina, mercoledì 20 febbraio, alla vigilia del summit, una rappresentanza di queste associazioni – circa una decina da ogni Paese – sarà ricevuta privatamente intorno alle 11.30 in un ufficio del Vaticano dai membri del comitato organizzatore del vertice. Tra gli altri vi parteciperanno Francesco Zanardi, fondatore di Rete-L’abuso, Miguel Ángel Hurtado, ex sacerdote dei Legionari di Cristo e referente della organizzazione spagnola Infancia Robada, reso noto dal documentario di Netflix “Esame di Coscienza”, e anche Juan Carlos Cruz, una delle più famose vittime del sacerdote cileno Fernando Karadima (dimesso dallo stato clericale da Francesco nell’ottobre dello scorso anno), che ha mantenuto i contatti con l’arcivescovo maltese Charles Scicluna, per due volte inviato dal Papa in Cile per indagare sui casi di abusi nelle diocesi del Paese sudamericano e organizzatore degli incontri tra il Papa e le vittime a Casa Santa Marta.

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Proprio Scicluna e gli altri membri del comitato del summit hanno richiesto un incontro con le diverse associazioni: una mano tesa verso questi uomini e queste donne che continuano a dirsi «delusi» dalle risposte della Chiesa alla piaga degli abusi. «Sarà un’occasione per condividere le opinioni, le attese e i desiderata» dei sopravvissuti, ha spiegato padre Lombardi nel briefing di ieri.

Una di queste attese è che il Papa emani «una legge universale» valida per tutte le Chiese mondiali contro la pedofilia. Il problema si estende infatti a livello «globale» e lo stesso summit ne è la dimostrazione, sottolinea Isely che parla a nome di tutte le vittime presenti, alzando spesso la voce e indicando più volte il Cupolone, emblema della basilica di San Pietro che si staglia sullo sfondo.

Accanto a lui, cappellino bianco e giacca a vento azzurra (tutto targato “Eca”), c’è Peter Saunders. Il suo nome è conosciuto: anche lui vittima in passato di pedofilia, era uno dei membri della prima formazione della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, l’organismo istituito dal Papa nel 2014, nove giorni dopo la sua elezione, e guidato dal cardinale Sean O’Malley dal quale Saunders è stato allontanato nei primi mesi del 2016 dopo un’aspra polemica contro il cardinale George Pell e gli stessi membri del team pontificio.

Più pacato, quasi sorridente, Saunders si infiamma solo quando risponde ad alcuni cronisti statunitensi che – come già pochi minuti prima in conferenza stampa – battevano il chiodo sulla teoria della omosessualità quale radice degli abusi. «Non c’è alcun nesso. Gli abusi nascono da una perversione», afferma Saunders. «Ma l’80% delle vittime sono maschi!». «Si ma ci sono anche tante donne, tante bambine. È qualcosa che va oltre l’orientamento sessuale». Intanto altri membri dell’Eca e delle altre associazioni, provenienti da Congo, Messico, Regno Unito, Cile, Giamaica e via dicendo, sono alle sue spalle e annuiscono.

In ogni caso non è questo il punto per queste persone che portano il peso delle violenze subite sul corpo e nella psiche. «Quello che chiediamo – spiega Isely – è che ogni prete colpevole venga dimesso dallo stato clericale e anche i vescovi che hanno coperto devono essere espulsi dalla Chiesa. Chiediamo che sia obbligatorio per tutti i vescovi denunciare alle autorità civili i casi di abuso».

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«Sarebbe molto importante per il Vaticano chiarire cosa si intende per “tolleranza zero”», fa eco intanto Hurtado parlando con i giornalisti di lingua ispanica. «Nei Paesi più avanzati significa che se un sacerdote abusa di un bambino viene cacciato dal sacerdozio, ma questa definizione viene applicata, con grande difficoltà in Irlanda e negli Stati Uniti. In Spagna ci sono sacerdoti condannati dal sistema giudiziario dopo aver ammesso i crimini che continuano a far parte della Chiesa…».

Tutte le vittime concordano sul fatto che il summit voluto da Papa Francesco con i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo può essere, in questo senso, un’occasione «storica». «È un traguardo monumentale perché la sofferenza, i sacrifici, le debolezze, le testimonianze delle vittime di tutto il mondo sono riconosciute. Per questo ci dispiace quando il Papa dice che non bisogna avere grandi aspettative da quello che ne potrà venire. È come dire ai fedeli che se un prete abusa dei loro figli in Chiesa non devono avere l’aspettativa che verrà condannato».

Dispiaciuti i “survivors” si dicono anche per il fatto che Papa Francesco – impegnato a tempo pieno nei quattro giorni del summit – non li riceverà personalmente. Saunders però taglia corto: «Non è questo l’importante, il punto non è parlare con noi ma agire, quello che ci aspettiamo è il minimo che la Chiesa possa fare: spretare i pedofili e i vescovi che hanno coperto».

Più caustico invece Francesco Zanardi, fondatore della italiana Rete-L’abuso, violentato a 13 anni da un prete: «Sono vent’anni che si parla di abusi nella Chiesa e finora non è stato fatto nulla di concreto. Se si vuole dare un vero segnale in questo senso bisogna dimostrare di voler realmente punire tutti i vescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare questi casi».

«Crimini del genere vanno trattati dalla magistratura, con cause penali e civili», aggiunge Zanardi. «La Chiesa ha tutto il diritto di fare il processo canonico, ma nella società civile non è sufficiente perché è un processo sulla violazione del sesto Comandamento dove la vittima è Dio e non il ragazzino abusato. Si rimane in ambito ecclesiastico, mentre bisogna assumersi la responsabilità di questi scandali anche di fronte alla giustizia ordinaria. I colpevoli andrebbero segnalati alla magistratura del Paese in cui si compie il reato».

https://www.lastampa.it/2019/02/19/vaticaninsider/summit-abusi-lappello-delle-vittime-ora-che-chi-ha-abusato-oinsabbiato-venga-spretato-3aoSKktvHPJz2CskoM6h2O/pagina.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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