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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Maggio 2017
in World
Reading Time: 3 mins read
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Hanno abusato di minorenni e disabili. Kosaka Kumiko ha detto che non sapeva niente. 

di Roxana Badaloni

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Ammanettata e con giubbotto antiproiettile, la suora giapponese Kosaka Kumiko è stata trasferita ai tribunali mendocini, implicata come partecipante di primo piano negli abusi sessuali, percosse e corruzione di minori di bambini sordi internati nel collegio religioso Antonio Provolo, in Mendoza.

La dichiarazione della suora è terminata dopo le 20:00. La sua imputazione è per “commissione dell’omissione del delitto di abuso sessuale con acceso carnale, in concorso ideale, con abuso sessuale gravemente oltraggiante, aggravato dall’essere l’autore incaricato della sorveglianza e per essere stato commesso contro un minore di 18 anni d’età approfittando della situazione di convivenza con lo stesso”.

La religiosa rimarrà detenuta nel penitenziario di Agua de Avispas, vicino al carcere di Almafuerte.

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Passado il mezzogiorno, il pubblico ministero Flavio D’Amore, sostituto di Gustavo Stroppiana, aveva imputato la suora per tre fatti nei quali è stata denunciata, a partire dalle testimonianze di minorenni abusati, i quali hanno reso dichiarazione assistiti da interpreti del linguaggio dei segni e guidati da psicologi, poiché si tratta di vittime minorenni e disabili.

“Sono innocente. Non sapevo degli abusi. Sono una persona buona, ho consegnato la mia vita a Dio”, ha detto la religiosa nella sua dichiarazione testimoniale. Per la Giustizia ci sono prove sufficienti che compromettono la suora. È stata respinta la richiesta di arresti domiciliari.

L’avvocato difensore delle vittime, Sergio Salinas, dell’ONG Xumek, ha spiegato quali sono i tre casi per i quali è stata imputata Kumiko: “La denuncia di una giovane di 17 anni, che frequentava l’istituto ed ha dichiarato di essere stata abusata quando aveva 5 anni e che Kumiko le ha posto un pannolino per fermare l’emorragia provocata dall’abuso. Il caso dell’altra vittima che ha raccontato che la suora la mandava nella stanza del prete Horacio Corbacho (anch’egli detenuto) dove veniva abusata. E testimoni che dicono che la religiosa ha partecipato nella palpazione a bimbe, chiedendo che si tocchino tra loro e che vedeva pornografia insieme al custode Jorge Bordón (un altro detenuto) in un televisore”.

L’avvocato Salinas ha commentato che la suora ha negato i fatti davanti alla Giustizia mendocina, ma non ha prodotto prove. Dovrà essere sottoposta a perizie psicologiche perchè si tratta di delitti sessuali.

Kumiko aveva la missione di proteggere i bambini ipoacusici che vivevano lontani dal Gran Mendoza e rimanevano a dormire nel convitto del Provolo di Luján de Cuyo, dove sono stati commessi aberranti abusi. Ma la suora giapponese ha fatto tutto il contrario: si è dedicata ad identificare i bimbi più vulnerabili e a coprire i delitti che commettevano i suoi superiori. I testimoni contro di lei si accumulano e, quando la Giustizia è andata a cercarla, è fuggita. È stata latitante più di un mese fino a che, lo scorso martedì, si è consegnata in un commissariato della Città di Buenos Aires.

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Kumiko ha circa 60 anni ed ha lasciato l’Istituto Provolo di Mendoza tre anni fa. È accusata di avere maltrattato e ferito per le percosse gli alunni sordi che frequentavano l’istituto, di averli obbligati a mangiare fino a vomitare nel loro proprio piatto e di essere l’incaricata di identificare i minori più sottomessi che poi sarebbero stati abusati. Oltre alla suora, ci sono cinque uomini detenuti, due preti e tre impiegati (il custode, il chierichetto ed il giardiniere). Dei sacerdoti, quello con maggior potere nell’istituzione, l’italiano Nicola Corradi (82), trascina denunce di abuso sessuale su bambini dal 1984, a Verona, Italia. È stato trasferito in Argentina per coprire i suoi atti aberranti. L’altro prete detenuto è Horacio Corbacho (56), primo sacerdote laureato dalla Compagnia delle Sorelle di Maria, un ordine religioso per ipoacusici con sede in La Plata, alla quale appartiene questo collegio.

Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

https://www.clarin.com/sociedad/imputaron-monja-caso-abusos-mendoza-inocente-entregado-vida-dios_0_B1sxhxtJ-.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.