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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » argentina » Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Aprile 2017
in Triveneto, World
Reading Time: 3 mins read
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Minori abusati in Argentina, mandato di cattura internazionale per una suora

Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano incatenate e seviziate. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo, approda a una delle due pagine più inquietanti. Mentre scatta il mandato di cattura internazionale per una suora.

Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano violentate e da cui non sarebbero mai potute fuggire. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo a Lujàn, approda a una delle due pagine più inquietanti.

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Tutto è partito dall’interrogatorio di una ragazza: al magistrato che indaga sul prete veronese don Nicola Corradi e su altre quattro persone tra religiosi e dipendenti dell’Istituto, quell’ex alunna (che ora ha 18 anni) stava raccontando delle violenze perpetrate su di lei al Provolo quando, a un certo punto, ha fatto riferimento a una «stanza segreta» dove sia lei che altre vittime sarebbero state costrette a soggiacere alle più turpi nefandezze da parte degli arrestati. Dentro quella specie di «nascondiglio», ha continuato la giovane nel corso della sua sconvolgente testimonianza resa davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana, quei «cinque bruti ci tenevano prigionieri legandoci con delle catene attaccate al muro e così ci impedivano di fuggire mentre ci costringevano a piegarci alle loro volontà».

Sconvolto da tanti particolari e dettagli di cui finora la procura non aveva mai avuto notizia, nelle scorse ore il magistrato ha chiesto e ottenuto di poter effettuare una perquisizione urgente all’interno dell’Istituto, che da qualche settimana è chiuso su decisione del governo argentino proprio alla luce degli agghiaccianti crimini di cui sarebbe stata teatro la sede argentina del Provolo, crimini che via via stanno venendo alla luce grazie alle denunce di decine e decine di vittime. Scortato da telecamere e fotografi, il pm si è dunque recato di persona presso l’Istituto per trovare conferma o meno sull’esistenza della «stanza degli orrori». E, purtroppo, la ragazza nulla aveva aggiunto alla più cruda e terribile verità: uscendo dal Provolo, infatti, lo stesso magistrato ha comunicato ai giornalisti di aver «visto il nascondiglio segreto dove avvenivano le violenze».

Trovarlo, però, non è stato agevole: «Arrivarci è difficile: dopo cinque rampe di scale che non sono continuative ma ad ostacoli – ha riferito il pm Stroppiana –, l’abbiamo finalmente individuato. Siamo giunti fino alla soffitta, un percorso impervio. Devi salire al primo piano, camminare alcuni metri, salire ancora a un altro piano, fino a giungere alla soffitta. Lì è tutto molto tetro e oscuro, proprio come ci aveva detto la ragazza. La stanza si apre attraverso una botola nascosta. Dentro, poi, al posto delle catene descritte dalla giovane abbiamo trovato il buco alla parete dove, a prima vista, dovevano trovarsi proprio le catene». L’ipotesi è che qualcuno, dopo che è scoppiata l’inchiesta scandalo, abbia provveduto a rimuoverle e così adesso, per appurarlo, è tutto sotto sequestro e in mano alla locale polizia scientifica per i rilievi.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Intanto, l’avvocato Silvio Salinas che assiste gli ex alunni e i loro familiari in qualità di parte civile ha aggiunto che, a detta della ragazza, in quella stanza dell’orrore sarebbero entrate anche alcune suore e avrebbero assistito alle violenze senza nemmeno cercare di intervenire. A supporto di questa tesi va registrato il mandato di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, che avrebbe nascosto gli abusi denunciata dalla ragazza ora maggiorenne.La testimone ha riferito che ad averla portata per la prima volta in quel nascondiglio sarebbe stato Horacio Corbacho, il prete di 56 anni tuttora detenuto insieme ai coindagati (tranne Corradi a cui sono stati concessi i domiciliari in ragione dei suoi 82 anni) nel carcere di Boulogne Sur Mer, ma che lì dentro avrebbero abusato di lei anche gli altri quattro arrestati.

Non è ancora finita: nel film dell’orrore, infatti, va aggiunto che per voce della procura è giunta conferma che dalla «stanza segreta» sono spuntati anche centinaia di dvd e video dai contenuti pedopornografici, tutti camuffati con insospettabili copertine come quella sul disneyano «Re Leone». Trovate inoltre «quasi 300 chiavi dentro due grandi insalatiere» oltre a sette computer e a «una grande quantità di bottiglie di bevande alcoliche come Fernet, birra e vino». Alcolici che, hanno subito tenuto a precisare gli investigatori, non erano certo quelli che si utilizzano nelle messe. Tutt’altro.

Laura Tedesco

Dal Corriere di Verona del 2-4-17

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.