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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » La Chiesa Cattolica nasconde i preti pedofili in Africa e America Latina

La Chiesa Cattolica nasconde i preti pedofili in Africa e America Latina

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Marzo 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Quello della pedofilia nella Chiesa Cattolica è uno dei temi di cronaca internazionale più delicati da trattare ma che tiene banco un po’ ovunque: nel corso degli anni sono stati moltissimi gli scandali di abusi sessuali, veri o presunti, perpetrati da uomini di Chiesa a giovani ragazzi, bambini e bambine. Centinaia, probabilmente migliaia, le vittime in tutto il mondo.

Il bubbone della pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica esplose nel gennaio del 2002, quando il quotidiano The Boston Globe pubblicò la prima inchiesta giornalistica sul tema, destinata poi a fare scuola: il primo caso noto riguardò la condanna a 10 anni di carcere a padre John J. Geoghan, un prete della diocesi di Boston, negli USA, che aveva violentato un bambino di 10 anni. Il quotidiano americano cominciò a pubblicare una serie infinita di inchieste dalle quali emerse una vera e propria rete di pedofili in tonaca e solo a Boston finirono sotto accusa ben 89 sacerdoti, mentre 55 preti furono proprio rimossi dall’incarico.

Il bubbone era esploso. Nel biennio 2009-2010 in Paesi come Irlanda, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Spagna, Regno Unito, Francia, Malta e anche Italia emersero centinaia di denunce, indagini, dimissioni, insabbiamenti e migliaia di casi di spietata omertà, per i quali sono rotolate diverse teste di cardinali, vescovi e arcivescovi. Dal 2002 l’atteggiamento della Chiesa, va detto, è cambiato profondamente: inizialmente Giovanni Paolo II addirittura respinse le dimissioni del cardinale Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston reo di aver permesso a diversi preti di continuare ad esercitare il proprio ministero semplicemente trasferendoli di parrocchia in parrocchia, presso comunità non informate delle denunce penali pendenti, poi Benedetto XVI condannò più volte i casi di pedofilia e nel 2010 ha definito la pedofilia “un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare” mentre Francesco si è spinto persino oltre, invocando perdono alle vittime e alle loro famiglie e promettendo rigore e “severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione e con la gerarchia” definendo la pedofilia “una mostruosità assoluta, un orrendo peccato radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo insegna”.

Una delle accuse più pesanti che viene rivolta alla Chiesa Cattolica riguarda proprio gli aspetti penali e le conseguenze che subiscono, molto poco sino ad oggi, i prelati che si macchiano di questi “orrendi peccati”: spesso sentiamo di vescovi e cardinali che suggeriscono alle famiglie di non denunciare, altrettanto spesso di trasferimenti di diocesi di chi è accusato di pedofilia e, in generale, di una sostanziale impunità che fino ad oggi ha protetto, col silenzio, i pedofili in tonaca. Una modalità che non solo non ripaga le vittime degli abusi, non solo non risolve il problema e non garantisce giustizia (che sarà anche “la giustizia degli uomini” ma sempre giustizia è) ma aggrava il problema dandogli una dimensione spesso internazionale: secondo diverse indagini indipendenti effettuate da diverse associazioni che combattono la pedofilia nella Chiesa Cattolica e chiedono verità e giustizia per le vittime, le mete preferite verso cui spedire gli uomini di Chiesa accusati di questi crimini orrendi sono l’America Latina e l’Africa.

Di recente un team francese di giornalisti di Mediapart, We Report e Cash Investigation, un lavoro simile in Italia è ancora molto difficile da fare e il problema è tutto culturale, ha fatto emergere come almeno 25 vescovi francesi, negli ultimi due decenni, hanno coperto più di 30 pedofili religiosi, trasferendoli in altri Paesi e permettendogli così di sfuggire alla magistratura ed alle loro responsabilità giudiziarie. Negli anni, di 95 casi di presunti abusi sessuali commessi da prelati contro minori, almeno 10 persone sono state trasferite dalla Chiesa Cattolica in nazioni africane francofone. RFI riferisce l’esempio di un tal padre Robert, che nel 2004 è stato trasferito a Dubreka, in Guinea Conakry, e sfugge così ad un processo nel quale è accusato di aver abusato alcune donne toccando loro le parti intime.

Fino al 2016 nessuno si accorge di padre Robert fino a quando un’inchiesta giornalistica fa esplodere anche questo bubbone e l’arcivescovo locale, affermando di non aver mai sentito parlare del caso, solo allora decide di chiedere a Roma la partenza di padre Robert. 12 anni dopo il suo arrivo in Africa. Viaggi che vengono anche fatti al contrario: un certo padre Albert nel 2002 lasciò in fretta e furia proprio la Guinea Conakry, dove era accusato di pedofilia sui piccoli giocatori della squadra di calcio di cui era presidente, venendo trasferito in Francia (la diocesi è sconosciuta). I confratelli della Comunità di San Giovanni della Chiesa di Bertoua, nel cuore del Camerun a 350 chilometri dalla capitale Yaoundé, inseguiti da numerose denunce di violenza sessuale sono stati trasferiti in diverse diocesi e il caso giudiziario messo a tacere dalla Chiesa con la compiacenza della giustizia camerunese. Secondo RFI uno degli accusati, riconosciuto anche dalle presunte vittime, si trova oggi a Bologna. John Francis Regis, confratello di San Giovanni ma operante in Costa d’Avorio, è stato condannato un anno fa per diversi atti sessuali compiuti su adolescenti nel 2007, prima di venire trasferito in Francia. E casi simili ce ne sono, secondo il lavoro del gruppo di giornalisti francesi, in Senegal, Marocco, Burkina Faso ed altri paesi francofoni dell’Africa.

Quello della pedofilia è uno dei segreti meglio custoditi dalla Chiesa Cattolica, in tutto il mondo. Di molti religiosi che sono stati coperti anni fa da vescovi anziani, vescovi magari oggi defunti, nessuno sa nulla neppure nella Chiesa perché il segreto è morto col vescovo. Secondo l’inchiesta, andata in onda il 21 marzo su France 2, anche Francesco, quando era arcivescovo di Buenos Aires e si faceva chiamare ancora Jorge Mario Bergoglio, avrebbe cercato di influenzare la magistratura argentina per scagionare un prete pedofilo che era stato condannato. Una notizia, questa, già emersa in passato ma mai nettamente smentita dal Vaticano.

Fino ad oggi la legge di Dio ha prevalso sulla legge degli uomini e, proprio per questo, le vittime degli abusi si sono moltiplicate come i pani e i pesci sul lago di Tiberiade. La legge di Dio è la dottrina che richiede, ai fini della salvezza eterna, l’ubbidienza cieca alla verità rivelata da Dio (Vecchio e Nuovo Testamento), la legge degli uomini è quella che, seppur fallibile, cerca di tutelare le vittime e punire i carnefici. La Chiesa è oggi tenuta a passare dalle parole, splendide, del Papa ai fatti: un passaggio importante per ristabilire il primato della legge degli uomini.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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