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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » COLOMBIA: Polemica per la difesa dell’Arcidiocesi di Cali in caso di abuso su minori

COLOMBIA: Polemica per la difesa dell’Arcidiocesi di Cali in caso di abuso su minori

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Marzo 2017
in World
Reading Time: 4 mins read
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(CNN Español) – La difesa della Chiesa cattolica in un caso di abuso sessuale su minori da parte di un sacerdote ha generato indignazione, poichè secondo un documento che è circolato sui media e del quale CNN è venuta a conoscenza, gli avvocati della Chiesa assicurano che i genitori delle vittime sono i colpevoli dell’aggressione ai figli.

Nel 2012, un giudice di Cali — città al sud occidente del paese— ha ritenuto responsabile il sacerdote William de Jesús Mazo Pérez di violenza carnale e abusi contro tre minori di 10, 11 e 12 anni e lo ha condannato a 33 anni di prigione, secondo un documento della Corte al quale ha avuto accesso la CNN. La condanna è stata ratificata in prima e seconda istanza.

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L’accusato rima nel carcere di Villahermosa di Cali, secondo la Procura.

In accordo con la Procura, il sacerdote —che lavorava nella chiesa La Candelaria, in un quartiere di classe medio bassa— ha abusato dei bambini nell’anno 2009 e “ha dato loro denaro e regali per far sì che non raccontassero quanto successo ai loro famigliari”.

Le vittime hanno seguito un processo penale per esigere una riparazione integrale, secondo quanto ha raccontato alla CNN  Spagnola l’avvocato Elmer Montaña. Però la polemica è cominciata alla fine di gennaio quando la Chiesa ha presentato un documento davanti al tribunale di Cali nel quale dà la colpa alle vittime per quanto successo.

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Nel documento firmato a nome dell’Arcidiocesi di Cali dall’avvocato Walther Collazos, al quale abbiamo avuto accesso, si dice che i responsabili del danno ai minori furono le vittime indirette (genitori, nonni, zii) poiché “sono venuti meno al loro dovere di protezione, vigilanza, comunicazione e protezione … di alcuni bambini di 10 e 13 anni, che in nessuna circostanza potrebbero decidere, risolvere, determinare il corso e divenire della loro vita e libertà sessuale”.

Tenendo presente quanto sopra, si determina in questa maniera che la causa del danno è attribuibile in maniera esclusiva alle vittime indirette sono venuti meno al loro dovere di protezione, vigilanza, comunicazione e protezione … di alcuni bambini di 10 e 13 anni, che sotto nessuna circostanza potrebbero decidere, risolvere, determinare il corso e divenire della loro vita e libertà sessuale; esponendoli al rischio; non essendo a conoscenza del dovere di attenzione che gli corrispondeva. In altre parole, la causa efficiente del danno è la condotta negligente adottata dalla stessa vittima indiretta (genitori, nonni, zii), i quali per imposizione, non solo costituzionali come è stato citato, ma morale e di costume, erano chiamati a stare lì per custodire il bene più prezioso … i bambini. Il codice civile determina nell’articolo 2348: “RESPONSABILITA’ DEI GENITORI DI FRONTE AI DANNI OCCASIONATI DAI LORO FIGLI MINORI: I genitori saranno sempre responsabili del danno causato per le colpe o i delitti commessi dai loro figli minori, e che notoriamente provengono da cattiva educazione o di abitudini viziose che gli hanno lasciato acquisire”.

(Brano del documento dell’avvocato della Chiesa di Cali nel processo contro il sacerdote Mazo Pérez per abuso sessuale di minori)

Il documento cita un artícolo del Codice Civile nel quale si responsabilizzano i genitori ” del danno causato dai loro figli minori”, come se i bambini avessero commesso una mancanza.

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“Quando le vittime hanno conosciuto questo documento si sono indignati moltissimo. Poiché ovviamente questo ha generato un enorme rifiuto nelle famiglie dei bambini abusati che già sono adolescenti maggiorenni e loro, dopo avere conosciuto questo documento lo hanno reso pubblico per denunciare la posizione della chiesa che loro considerano offensiva e umiliante”, ha aggiunto l’avvocato Montaña.

La Chiesa si difende

L’avvocato dell’arcidiocesi di Cali, Walter Collazos, ha ratificato la posizione della Chiesa in una conferenza stampa il 13 di febbraio e disse che i delitti non sono responsabilità di questa istituzione poichè sono stati svolti di notte.

“[I delitti] non sono stati commessi in orari istituzionali nè in prestazione di servizi. Mazo non era in funzioni pastorali”, ha detto Collazos davanti ai giornalisti, citato dal quotidiano El País di Cali.

CNN ha comunicato con l’Arcidiocesi di Cali per ottenere una dichiarazione su questo tema, ma una funzionaria di questa istituzione ha detto che monsignor Monsalve non sta dando dichiarazioni per il momento, poiché già ha dato dichiarazioni in altri media.

In un comunicato della Conferenza Episcopale Colombiana, la Chiesa spiega che il documento in cui “si suppone”  che accusino le famiglie delle vittime, “riflette la posizione di questa giurisdizione in termini giuridici ed è in questi termini che l’avvocato cita il codice civile che parla della responsabilità dei genitori in questi casi”.

In questo comunicato la Chiesa cita l’appoggio che hanno espresso alcuni movimenti social a monsignor Darío de Jesús Monsalve e citano un documento in cui queste organizzazioni dicono che la polemica intorno all’ex sacerdote cerca di “minimizzare gli animi del compito pastorale per la pace in Colombia”.

L’Arcidiocesi ha invitato i colombiani a esprimere il loro appoggio attraverso l’hashtag  #CreoEnMonseñor. (#CredoNelMonsignore).

http://cnnespanol.cnn.com/2017/02/15/polemica-abuso-sexual-de-ninos-por-parte-de-un-sacerdote-cali/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.