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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Benedetto XVI » No,Caro Papa Francesco, non pianga…

No,Caro Papa Francesco, non pianga…

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Febbraio 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Sulmona, 14 febbraio.- ..non versi lacrime inutili, abbracciando l’ex-seminarista ed ex-prete Daniel Pittet, vittima di pedofilia clericale, come riferiva ieri il quotidiano “la Repubblica”. Perché esiste una pedofilia clericale, matrice dei tanti preti pedofili. Una patologia che trova la causa predominante nel sistema formativo ecclesiastico. E non c’è bisogno di evocare il diavolo, che non esiste e non è mai esistito, ma l’uomo. La natura umana, sic et simpliciter.

L’uomo non è né santo né demonio, ma un essere in grado di elevarsi alla dignità di persona umana. E non sarà la severità nei confronti dei preti pedofili che guarirà l’istituzione ecclesiastica da questa drammatica piaga. Solo una diagnosi spassionata, amorevolmente umana, sarà in grado di evidenziare le cause e trovarne il rimedio. Perché anche gli attori di tali misfatti sono persone umane.

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L’esperienza di Daniel Pittet non è unica, come è ormai noto. Ma neanche la pubblicizzazione in prima pagina, come fa oggi “la Repubblica”, quasi a voler sostituire “L’Osservatore Romano”, della prefazione di papa Francesco al libro di Pittet, ha l’efficacia di porre il dito sulla piaga. Che resta,  se non si ricorre ad un intervento radicale di piena libertà  per la formazione nei seminari. Che papa Francesco e Benedetto XVI se ne facciano acerrimi nemici, lanciando anatemi e scomuniche contro i responsabili di azioni  imperdonabili, ma “vittime” anch’essi di un sistema che li ha oppressi e deviati, è uno scandalo ancora più grave e imperdonabile. Piuttosto che inveire, i pontefici  farebbero bene a dire nostra culpa, spalancando le porte della comunità ecclesiale  per far entrare aria di libertà e di verità.

Di pubblicità sui fatti di pedofilia clericale ce n’è già abbastanza. Basta pensare al caso delle dimissioni dell’arcivescovo di Boston, cardinal Low, a seguito dei processi per gli scandali dei preti pedofili o al film  “Spotlights”, inchiesta giornalistica che ha sconvolto l’America. Nel mio libro autobiografico “Il volto scoperto” ho cercato di raccontare la mia vocazione di quindicenne che entra in seminario e vi resta dieci anni. Una vita ascetica, interiorizzata, macerata fisicamente e moralmente. Una formazione a senso unico. La grande colpa dell’istituzione ecclesiastica è privare i giovani della possibilità di scegliere altre vie, incatenandoli alla sola “professione” sacerdotale. L’impossibilità ad essere liberi diventa schiavitù.

Si resta  prete come una condanna. Un prigioniero di se stesso. Con il peso enorme della crisi di coscienza che lacera interiormente, frutto d’una assurda fede-capestro. Solo abolendo i seminari e tornando all’antica formula della formazione “in itinere” o della elezione di preti e vescovi da parte del popolo, sarà eliminata la piaga della pedofilia. Suggerimenti e proposte che già nel 1832 venivano esposti in un famoso libro, condannato, dal titolo “Le cinque piaghe della Chiesa”, scritto dal prete filosofo Antonio Rosmini.

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Chissà se qualcuno potesse suggerire a papa Francesco di riprenderlo tra le mani e riproporlo come una esortazione apostolica, in linea con la “Evangelii Gaudium” del 24 novembre 2013, per il rinnovamento del clero e della chiesa. Purtroppo, finora solo parole di esortazione, ma nessun sconvolgimento del sistema clericale. Il modello non può che essere quello di Cristo: l’annientamento (kenosi). Su questa linea di povertà estrema e di testimonianza evangelica sarebbe auspicabile adottare alcune riforme radicali: annullare la curia, azzerare le diocesi e le parrocchie, fare del Vaticano un centro di spiritualità e di testimonianza evangelica.

“L’anormalità è già una pena abbastanza grave, una condanna a vita” scrive Pasolini nella prefazione al romanzo Amado mio, pubblicato postumo. La “devianza sessuale” non è una “malattia” di oggi. E, soprattutto, in società o in ambienti chiusi (come i seminari), l’omosessualità è spesso un inconsapevole  sbocco alle naturali pulsioni erotiche.  Monaci eremiti vivevano spesso drammaticamente la loro sessualità. Qualcuno è arrivato perfino all’autocastrazione, con tutte le conseguenze fisiche. Tra i primi casi, nell’antichità, fu quello di Origene, nato in Egitto nel 185 d.C.   Un errore di cui si pentì. Abelardo, evirato nel 1117 all’età di 38 anni, a causa della sua storia d’amore con  Eloisa da cui era nato il figlio Astrolabio, nella lettera “Storia delle mie disgrazie” (Historia calamitatum mearum) scrive: “La divina misericordia fu più benevola verso di  me  che verso Origene, il cui comportamento non fu giudicato saggio perché, mutilandosi di sua mano, incorse in un grave peccato”.

Eugen Drewermann, prete cattolico scomunicato e psicanalista, nel libro “Funzionari di Dio”  scrive: “Senza esitare si può affermare che la Chiesa cattolica è il sistema che ha portato avanti ed ha aumentato l’alienazione psichica dei suoi membri più coerentemente, più a lungo e con più esperienza di qualsiasi altro sistema apparso nella storia d’Europa”.

In genere è la pedofilia o le deviazioni erotiche da parrocchia che vengono  alla luce, perché ciò che succede nei vescovadi, arcivescovadi e curie resta assolutamente impenetrabile. Non ci sono solo i ragazzi di parrocchia, o i cosiddetti marchettari,  che vendono il proprio corpo a clienti di passaggio, a prezzi ridotti.  Ragazzi che si prostituiscono per acquistare stupefacenti. Ma a questa prostituzione che potrebbe definirsi “proletaria”, con caratteristiche di anonimato e di provvisorietà, si contrappone un’altra forma di prostituzione giovanile, detta dei “baby caramel”. Si tratta di ragazzi mantenuti da ricchi notabili, da vip dell’high society, da artisti, politici e diplomatici. Anche da vescovi, arcivescovi e cardinali. Ragazzi che abitano in appartamenti lussuosi, come “amanti” a disposizione del loro protettore. Veri efebi,  che spesso hanno ricevuto una specifica educazione per il look: capelli ricci, viso trattato con latte detergente, occhi languidi. 

La psicanalista francese Françoise Dolto, nel libro “Adolescenza”, ha scritto:”Gli adolescenti sono diventati una classe a forza di essere respinti come inabili a far parte della società”.  E Gerardo Lutte, ex-salesiano e ex-docente di pedagogia all’Università di Roma, sottolinea: “L’adolescenza è una condizione di emarginazione e di subordinazione imposta ad una classe d’età, i giovani, non già per il loro bene, bensì in funzione delle esigenze di una società  che si sviluppa nel senso di una crescente ingiustizia ed inuguaglianza”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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