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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il caso del cardinale australiano Pell.

Il caso del cardinale australiano Pell.

Sempre più difficile per gli australiani rispettare l’autorità della Chiesa.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Marzo 2016
in World
Reading Time: 3 mins read
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di: Mick Hawkins – E’ iniziata a Roma il 29 febbraio scorso la deposizione, in video conferenza con l’Australia, del cardinale George Pell davanti alla Commissione reale australiana, istituzione governativa che indaga sugli abusi sessuali compiuti su minori da uomini di chiesa, cattolica e non cattolica. Gli indagati appartengono a più di venti istituzioni, comprese scuole anglicane e cattoliche, l’Esercito della salvezza, i Boy Scout e altre e differenti organizzazioni religiose.

L’attenzione si incentra sull’arcidiocesi di Melbourne e su episodi di crimini su bambini, accaduti negli anni tra il 1970 e il 1980, quando il cardinal Pell, ora responsabile delle finanze vaticane, è stato prima un semplice prete, seppure incaricato di educazione cattolica a Victoria, e quindi vescovo. Egli viveva a Ballarat con un numero di altri sacerdoti, uno dei quali fu mandato in prigione per reati multipli che coinvolgono l’abuso sessuale su bambini. L’accusa mossa al cardinal Pell, allora educatore cattolico e poi vescovo è di aver coperto i preti pedofili, come d’altre parte era prassi consolidata in molte diocesi del mondo cattolico, avendo spostato, nella sua funzione di vescovo, i sospettati di tali crimini da una parrocchia ad un’altra, dove, come fu per il sacerdote allontanato da Ballarat, continuarono ad abusare dei bambini. Il cardinale depone a Roma perché la Commissione ha accettato ciò con la motivazione che Pell è affetto da malattia che gli renderebbe pericoloso il volo in Australia.

Molte vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti in Australia hanno viaggiato a Roma per ascoltare le prove del cardinal Pell. E’ stato un momento molto emozionante per tutti gli interessati. Le vittime dicono di volere che la Chiesa cattolica in Australia ammetta di non aver fatto tutto quello che avrebbe dovuto fare per impedire l’abuso sui bambini. Per onestà va detto che il cardinal Pell ha riconosciuto che la Chiesa come istituzione non ha fatto abbastanza per controllare le attività dei sacerdoti canaglia ed è stato il primo vescovo in Australia, dopo il precipitare dello scandalo, ad istituire un sistema per risarcire le vittime e rimuovere i sacerdoti colpevoli dal loro ufficio. Tuttavia, sia le vittime che la Commissione sostengono che la polizia avrebbe dovuto essere informata non appena le autorità ecclesiastiche vennero a conoscenza degli abusi. Su questo argomento, e sul perché non lo fecero, sembra non abbiano risposto adeguatamente.

Dopo il caso Wesolowski è la prima volta che accuse dirette arrivano a coinvolgere un alto esponente della Santa Sede. Lo stesso 29 febbraio il porporato australiano è stato ricevuto da papa Francesco. Soltanto poco tempo fa, tornando dal viaggio apostolico in Messico, egli aveva definito “una mostruosità” gli abusi sessuali perpetrati dai preti e aveva aggiunto che “un vescovo che cambia la parrocchia ad un sacerdote, quando si verifica un caso di pedofilia, è un incosciente e la cosa migliore che possa fare è presentare la rinuncia”. Pell, però, ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo di non essere mai stato a conoscenza dei fatti. Tuttavia gli è stato consentito di non presentarsi al cospetto della Commissione, ma gli hanno concesso di rispondere a distanza.

Abbiamo bisogno di ricordare che la Chiesa cattolica in Australia è solo una delle molte organizzazioni dove è stato trovata negligenza nella risposta all’abuso sessuale sui bambini. Tuttavia nessuna delle altre organizzazioni sostiene che ha un mandato divino che la protegge dall’errore. Sarà difficile che gli australiani si dispongano a rispettare le parole e l’autorità dei capi della Chiesa cattolica.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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