Amici di Simeri Crichi, Catanzaro, Crotone e zone limitrofe, ecco che succede a due passi da casa vostra, nel silenzio di quasi tutti. 17 minori di 14 anni che accusano violenze sessuali; 3 anni e mezzo di indagine per un processo contro don Roberto Mastro da Belcastro, un prete nascosto chi sa dove, un vescovo che lo protegge finché può e alla fine gli fa causa (per non far pagare i risarcimenti alla diocesi); una stampa complice e una opinione pubblica muta. Santa Pasqua!
Una pagina del vecchio sito della diocesi di Crotone-Santa Severina. Sul nuovo non c’è traccia né di don Roberto Mastro e né dell’avvocato Aldo Truncè.
Nei suoi appartamenti è padrone. Nella sua città, Crotone, è vescovo. Per tutti, invece, è don Mimì. Mons. Domenico Graziani, presule della diocesi di Crotone-Santa Severina. Sorride. Benedice. E soprattutto guida le sue pecorelle come un vero pastore. Da qualche tempo, però, una preoccupazione lo affligge. E si sente come Gesù in Croce. Perseguitato dai fedeli. Inviso dai suoi sacerdoti. Don Roberto Mastro è colpevole o innocente? Da qualche tempo il dubbio gli fa sanguinare il cuore e disorientare la mente. Almeno da quattro anni a questa parte, quando i carabinieri, la sera del 10 dicembre 2010, lo invitano a scappare dalla parrocchia di Belcastro. E lui, in tutta fretta, a contattare una sede per ospitarlo. Lontano dalla Calabria. Lontano dai presunti delitti. È da quel giorno che fa di tutto per recuperare la pecorella smarrita. Il Vangelo gli suggerisce la parabola di quando Gesù caccia i mercanti del tempio. Ma a lui la figura del pastore è sempre piaciuta. Sempre e comunque. Nel bene e nel male. Ed eccolo chiamare il suo avvocato di fiducia, Aldo Truncè, per difenderlo e toglierlo da questa impasse. Le famiglie belcastresi tengono duro. Non se l’aspettava. E lui, diritto per la sua strada.
Il dottor Jekyll che è in lui è felice di come stanno andando le cose. “Alla fine la verità trionferà. E la verità è la verità di un prete che è stato così bravo da fondare per la prima volta un gruppo scoot affiliato al mio, Agesci, di Botricello. La verità!” E anche il suo portamento lascia intendere un’attesa che si preannuncia lunga. Il labbro inferiore gli scende. Il capo annuisce. Poi la campanella che dà inizio alla Santa Messa lo scuote. E si sveglia, come da un sonno dogmatico. Quando la mente non ce la più a resistere telefona ai suoi collaboratori più fidati. E lo rincuorano: “Non si preoccupi Eccellenza, abbiamo messo don Tommaso a Belcastro. Lui sa come traghettare le pecorelle all’ovile. È loro paesano.” Quando è il cuore a dare segni di cedimento apre a caso la Bibbia. E l’immagine del Salvatore, trasformato in giustiziere, che prende a calci quelli che hanno scambiato il Tempio per un mercato, gli capita sempre. “E’ una tortura! No, è la prova! Mi sta mettendo alla prova. E io avrò fede. Fino alla fine.” Si lamenta.
I giorni passano. I mesi passano. Gli anni passano. E dottor Jeakyll si fa forte. Gli accusatori aumentano ma lui sa, sa che è la fede a cercare di metterlo in difficoltà. E non demorde. Neanche dinnanzi all’evidenza. “Il bene è qualcosa di prezioso. Più della verità. La pecorella smarrita vale più di cento.” Dice a denti stretti. Il buon Pastore, che è Gesù, estirpa la zizzania, si pulisce le scarpe all’uscita delle case di quelli che non ascoltano la Parola di Dio, e caccia i malfattori a pedate. Ma lui è di tutt’altro parere. “Per la Chiesa sarebbe uno scandalo. Non è possibile. La Chiesa ha le sue ragioni che la gente non conosce!” si convince chiudendo la Bibbia ferma al fico senza frutto che Gesù consiglia di non abbattere fino al terzo anno. Ma poi di tagliare.
Una notte d’aprile qualcosa lo fulmina. Si sveglia di soprassalto e apre un libro. Pensa sia il Vangelo. E, invece, sono le carte del processo. Legge le dichiarazioni dei ragazzini e le lacrime lo assalgono. Gli scendono fino al labbro inferiore. Lo sorregge da un lato con il pugno sinistro. E con il destro sfoglia velocemente le pagine. E piange, piange. È mister Hyde che si fa vivo. Tenuto rinchiuso per tanto tempo si fa finalmente vedere in tutta la sua virulenza. Quella notte mons. Graziani non chiude occhio. E piange. E prega. Alle prime luci dell’alba il rimorso di aver cavalcato il male lo avvolge. Fa in tempo a scrivere che la Chiesa di Crotone, da lui presieduta, si costituirà parte civile. Il sole è ormai all’orizzonte e anche dottor Jekyll si sveglia. Chiama l’avvocato.
“A che punto è il processo?”
“Nessun processo ancora. Il giudice ha negato gli arresti domiciliari. È una vittoria per noi!”
“Quindi, non si fa?”
“Non si sa. Dobbiamo andare prima dal gup”.
“E chi è?”
“E’ il giudice per le udienze preliminari.”
“Per quanto ancora?”
“Per noi è meglio così. Il tempo si allunga e la gente lo dimentica.”
“Speriamo. Il sito della parrocchia l’abbiamo cancellato. Il suo nome non compare più nell’elenco dei presbiteri. Riceve però lo stipendio come prete, ma questo non lo sa nessuno. Eccetto, noi e voi.”
“Bene. C’è solo un giornalista che ci sta rompendo i coglioni. Anzi, non è nemmeno un giornalista. Ma quello di Repubblica è lui?”
“Non dica parolacce! Non so chi è. Ah sì, ora che ricordo me lo hanno riferito. Meglio se facciamo finta che non scrive nulla. Il silenzio uccide più delle parole.”
“Avete ragione.”
“Informatemi di tutto.”
“State tranquillo e dormite bene.”
“Ultimamente faccio incubi. Ma al mattino già non li ricordo più.”
“Mi dispiace.”
“Vi lascio che devo dire messa.”
“Buona giornata.”
“A voi.”
La sera a Crotone un tuono squarcia il cielo di Pitagora. E s’addormenta. Inizia a sudare. È agitato. Apre gli occhi e si meraviglia che non ha bisogno degli occhiali per vedere. Questa volta la sua attenzione è attirata dai particolari in neretto del fascicolo. Prende il cilicio e lo annoda per usarlo. Per tutta la notte. Al risveglio la resurrezione. Il dottor Jekyll è tutto ringalluzzito. Una lettera dell’avvocato gli fa notare che c’è un difetto di notifica e l’udienza sarà certamente rinviata.
“Ecco, finalmente un segno della Tua infinita Misericordia. Grazie!” Esclama baciandosi ripetutamente le mani.
Papa Leone XIV ha nominato padre Mario Leon Dorado amministratore apostolico “sede plena” dell'arcidiocesi di Rabat, con l'incarico di guidare temporaneamente la sede...
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Informazione sui contenuti
La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.