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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi nella Chiesa: l’ipocrisia della “Giornata per le vittime”

Abusi nella Chiesa: l’ipocrisia della “Giornata per le vittime”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Novembre 2021
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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In molti Paesi d’Europa, commissioni di inchiesta indipendenti hanno lavorato strenuamente per portare alla luce la portata reale, o almeno verosimile, del fenomeno degli abusi sessuali perpetrati dal clero. È accaduto in Germania, e prima ancora nella cattolica Irlanda, in cui dopo nove anni di indagini, nel 2009, ha visto la luce il Rapporto Murphy; è accaduto in Francia, con la Commissione guidata da Jean Marc Sauvé, i cui risultati sono stati pubblicati il mese scorso. Un’inchiesta è stata commissionata in Svizzera all’Università di Zurigo, il Portogallo si è avviato su una strada analoga, persino in Polonia un’indagine è stata compiuta, benché parziale, e in Spagna, dove l’episcopato si è sempre detto contrario alla creazione di commissioni sulla pedofilia, il tema ha cominciato a fare capolino nel discorso del card. Omella in apertura dell’assemblea plenaria d’autunno della Conferenza episcopale (11-19 novembre).

E in Italia?

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In Italia tutto tace. A più riprese, soprattutto dopo la pubblicazione del Rapporto Sauvé, si sono diffuse petizioni per la creazione urgente di una Commissione d’inchiesta anche nel nostro Paese, ma per ora sono cadute nel vuoto. I vescovi italiani non sembrano disposti a indagare alcunché, ma in compenso non si risparmiano nei gesti formali e nella preghiera: il 18 novembre la Cei ha celebrato, in concomitanza con la Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale del Consiglio d’Europa, la prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, istituita lo scorso marzo. Si sprecano le veglie di preghiera, le contrite richieste di perdono, le assicurazioni di accoglienza e ascolto come quella di mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale della Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, che si ripara dietro alla considerazione che, in Italia, l’ondata di casi e denunce «noi non l’abbiamo avuta. Ma questo non dipende dal fatto che la Chiesa italiana stia spegnendo, trascurando o tacitando le vittime o le denunce». Per carità. La Chiesa italiana, assicura, si è mossa e per dimostrarlo sciorina tutta una serie di dati, misure, reti di referenti, offerte di numeri di telefono e e-mail che, secondo lui, faranno uscire «casi nuovi e del passato». Ma di una Commissione d’inchiesta che passi al setaccio archivi diocesani, parrocchiali, denunce, casi, trasferimenti sospetti, testimonianze di vittime, nemmeno l’ombra.

Che tutto questo sia irricevibile lo ha detto chiaro e tondo a Savona la Rete L’Abuso di Francesco Zanardi con una pec di diffida al vescovo locale (“Non pregate per noi!”) in cui, a nome delle vittime di preti della diocesi che mai sono state ascoltate, rispedisce al mittente «qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento», respingendo «sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate».

Qualsiasi iniziativa di preghiera legata all’iniziativa, non può che essere recepita «come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine», afferma la rete L’Abuso; «sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia».

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Sarebbe triste dover sperare che una spinta efficace possa arrivare da Oltralpe, da Jean-Marc Sauvé, che il 9 dicembre incontrerà papa Francesco; «Tra le piste di lavoro che noi proponiamo – ha detto alla Radio RCF – ce ne sono alcune che riguardano la Conferenza dei vescovi, altre che riguardano gli istituti e le congregazioni religiose, ma ci sono anche delle misure che riguardano direttamente il Papa e la Santa Sede. E la visita a Roma ci permetterà di sottolineare una serie di questioni che senza alcun dubbio riguardano il Papa».

Noi riteniamo che se la Chiesa italiana vuole essere credibile sulla questione degli abusi, una commissione d’inchiesta indipendente sia imprescindibile e aggiungiamo che sarebbe auspicabile un’alleanza virtuosa tra vittime e media, tra vittime e giornalisti affidabili, di quelli che lavorano per dare voce proprio alle vittime, che cercano verità, cercano trasformazione e non sensazionalismo. Un’alleanza del genere potrebbe scuotere finalmente l’opinione pubblica cattolica, spesso intorpidita dagli episodici casi di cronaca, ma soprattutto diffidente quando si tratta di tirare dentro l’arena l’istituzione Chiesa. Per squarciare veli di ipocrisia e mostrare la nudità del re.

https://www.adista.it/articolo/67068?

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.