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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Un collettivo di ex studenti Lasalliani denuncia decenni di violenze sistemiche e chiede giustizia

Un collettivo di ex studenti Lasalliani denuncia decenni di violenze sistemiche e chiede giustizia

Lo scandalo degli abusi nelle scuole cattoliche francesi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Febbraio 2026
in World
Reading Time: 3 mins read
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Un movimento senza precedenti sta emergendo in Francia: un collettivo di ex studenti degli istituti cattolici Lasalliani, affiliati ai “Fratelli delle Scuole Cristiane”, rompe il silenzio per denunciare decenni di violenze fisiche, umiliazioni e aggressioni sessuali. Queste rivelazioni, che coprono il periodo dal 1955 al 1985, mettono in luce atti spesso prescritti per legge, ma le cui cicatrici rimangono profonde per le vittime, oggi di età compresa tra i 50 e i 70 anni. Di fronte a queste accuse, la congregazione assicura di prendere la situazione “molto sul serio” e ha già risarcito 70 persone, per un importo totale superiore a 2,4 milioni di euro, chiedendo al contempo un più ampio riconoscimento della sua responsabilità.

Il collettivo, i cui membri testimoniano di “stupri, percosse, umiliazioni” e altre forme di abuso, si è formato per chiedere che venga fatta luce su queste pratiche ritenute “sistemiche”. Queste violenze sarebbero state perpetrate sia da figure religiose che da insegnanti laici all’interno di una ventina di istituzioni sparse sul territorio francese. L’eco delle loro voci risuona mentre la società francese e la Chiesa cattolica affrontano una presa di coscienza collettiva degli abusi passati, spesso nascosti o minimizzati.

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Philippe Auzenet, 73 anni, co-fondatore del collettivo, ha coraggiosamente condiviso la sua agghiacciante testimonianza. Racconta di essere stato “minacciato di morte, violentato, legato, appeso per i piedi” tra i 7 e i 9 anni alla scuola Lasalliana di Rouen, con aggressori che brandivano “coltelli da macellaio” e minacciavano di “cavargli gli occhi”. Esperienze traumatiche che, secondo le sue stesse parole, gli hanno “rovinato la vita”. Un altro co-fondatore, preferendo rimanere anonimo, ha anche descritto “violenze e molestie” subite presso la scuola/collegio Saint-Augustin di Saint-Germain-en-Laye tra il 1969 e il 1978. Questi resoconti toccanti illustrano la scala e la brutalità degli abusi subiti da molti bambini all’interno di queste istituzioni educative.

La Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, fondata da Jean-Baptiste de La Salle e che oggi gestisce 150 scuole private convenzionate in Francia, ha risposto tramite il suo avvocato, Matthias Pujos. In una dichiarazione, ha affermato di essere “consapevole (…) della responsabilità che le incombe”. Dal 2014 è stata istituita una cellula di ascolto per raccogliere le segnalazioni e accompagnare le vittime. Ad oggi, sono state registrate 72 segnalazioni, che hanno portato al risarcimento di 70 persone per un importo totale di 2.434.882 euro, in conformità con le raccomandazioni della Commissione Riconoscimento e Riparazione (CRR) della Chiesa.

Nonostante questi sforzi, il collettivo ritiene che la risposta sia insufficiente. Insiste sulla necessità di un riconoscimento esplicito della natura “sistemica” della violenza e chiede la creazione di un fondo di risarcimento sostanziale di 100 milioni di euro. Questa richiesta si inserisce in un movimento più ampio di richiesta di giustizia e riparazione per le vittime di abusi all’interno della Chiesa, a seguito delle rivelazioni del rapporto Ciase (Commissione Indipendente sugli Abusi Sessuali nella Chiesa) nel 2021, che aveva stimato il numero di vittime minorenni dal 1950 a 330.000.

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La maggior parte dei fatti denunciati dall’ex collettivo Lasalliano sono prescritti, il che significa che non possono più essere oggetto di azioni penali. Tuttavia, la congregazione ha comunque presentato tre denunce giudiziarie dal 2022 ai pubblici ministeri di Besançon, Évry-Courcouronnes e Reims, riguardanti atti in cui i sospettati sono ancora vivi. Questo passo, sebbene tardivo per alcune vittime, indica la volontà di cooperare con la giustizia nei casi in cui ciò sia ancora possibile.

Gli istituti coinvolti, alcuni dei quali oggi non appartengono più alla congregazione, si trovavano in diverse città francesi come Quimper, Rouen, Mende, Langogne (Lozère), Rueil-Malmaison, Issy-les-Moulineaux (Hauts-de-Seine), Grenoble, Igny (Essonne), Nantes o Parigi. La dispersione geografica dei casi sottolinea l’entità del problema e la necessità di un approccio completo per affrontarlo.

Il collettivo lancia ora un appello nazionale a testimonianze, sperando di incoraggiare altre vittime a uscire allo scoperto. Questa iniziativa mira non solo a ottenere un riconoscimento pieno ed esplicito da parte della congregazione, ma anche a contribuire a un processo di guarigione collettiva. La battaglia per la verità e la giustizia è lungi dall’essere finita, e questi ex studenti sono determinati a non lasciare che questi atti di violenza cadano nell’oblio, lavorando affinché tali tragedie non si ripetano mai più nelle istituzioni educative.

Agenzia stampa Ekhbary

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.