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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » La storia di Don Sergio Librizzi. Potere, abusi e protezioni che in tanti sapevano

La storia di Don Sergio Librizzi. Potere, abusi e protezioni che in tanti sapevano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Aprile 2017
in Sicilia
Reading Time: 5 mins read
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Sono passati quasi tre anni da quel giugno del 2014 in cui l’ex direttore della Caritas di Trapani Don Sergio Librizzi venne arrestato per concussione e abusi sessuali dagli uomini della Forestale in servizio alla Procura. A tre anni di distanza, la settimana scorsa è arrivata anche la conferma della condanna a nove anni di reclusione già emessa in primo grado a Trapani. Per la Corte d’Appello di Palermo Librizzi ha abusato del suo ruolo all’interno della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di asilo politico e, in cambio di agevolazioni nell’ottenimento della documentazione, ha chiesto, e ottenuto, favori di tipo sessuale da alcuni migranti.

Le indagini – Le indagini che portarono all’arresto di Don Librizzi furono condotte dall’ex procuratore di Trapani Marcello Viola e dai sostituti Paolo Di Sciuva, Andrea Tarondo e Sara Morri. Di fondamentale importanza si rivelarono le intercettazioni ambientali e le dichiarazioni di alcune delle vittime. Le accuse riguardavano episodi accaduti nell’arco temporale che va dal 2009 ai giorni precedenti l’arresto, ma in particolare si concentravano negli ultimi sei mesi. Le prestazioni sessuali appurate dagli inquirenti sarebbero avvenute nell’auto del sacerdote, sulla quale gli investigatori avevano collocato le “cimici”.

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L’arresto – Don Librizzi quando venne arrestato è stato prelevato nella canonica della chiesa di San Pietro e interrogato dagli agenti presso l’ufficio di p.g. della Guardia Forestale. Gli è stato sequestrato il computer, insieme a somme di denaro che erano nella sua disponibilità, tra le quali alcune banconote trovate dietro il tabernacolo della chiesa. Per don Librizzi fu chiesta ed ottenuta la custodia cautelare in perché c’era il rischio di inquinamento delle prove, ma anche della reiterazione del reato.

Don Librizzi e il potere – Era davvero potente Don Librizzi, a Trapani, al centro, da anni, di una vasta rete di potere sul fronte dell’immigrazione. Controllava Ipab ed enti, cooperative ed associazioni, un business, quello dell’accoglienza, più che mai florido a causa dell’emergenza di questi ultimi anni. Era di casa al Cie di Trapani Milo come al Cara di Salinagrande. E per i ruoli che rivestiva con una sua parola era in grado davvero di cambiare la vita di un immigrato, facendogli avere lo status di rifiugiato o il rinnovo di un permesso. Tutti sapevano del vizietto di Don Librizzi, nessuno parlava. Scrisse il Gip Cersosimo nella sua ordinanza: “I pochi coraggiosi che hanno avuto la forza di tentare di opporsi alle sue reiterate malefatte hanno subito intimidazioni, minacce, vere e proprie aggressioni”. Qualcuno voleva fare denuncia, ma c’è stato chi, all’interno delle istituzioni, ha “invitato a non sporgere denuncia e di mettere tutto a tacere con il chiaro effetto di creare intorno al Librizzi l’aura di soggetto intoccabile e impunibile”.

La Diocesi – L’arresto di Don Librizzi ha gettato nel panico e nello sconforto più assoluto l’intera Diocesi di Trapani. Nell’immediatezza dei fatti il Vescovo Pietro Maria Fragnelli annunciò di aver rimosso Librizzi da tutti i suoi incarichi.

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Protezione – Il “vizietto” di Don Sergio Librizzi era noto in città da anni. Solo che godeva a quanto pare di una vasta rete di protezione, che lo portava ad essere strafottente verso chi tentava di avvertirlo (“..devi guardarti dal di dentro Sergio…c’è gente che dice cose e le giura pure”, lo avverte un altro prete, Don Messan. Lui risponde: “Minchia allora sistemato sono…veramente”) e addirittura, in un caso finito nelle 400 pagine dell’ordinanza di arresto, spavaldo nel fare le avance ad un immigrato del Cie di Trapani davanti gli occhi esterrefatti di una interprete: “Tu parli con me e poi io dico alla commissione la tua storia” dice Librizzi all’uomo, avvicinandosi al soggetto, un tunisino, accarezzandolo, anche sotto la maglietta, passando un dito sulla bocca.

Processo – Scelse il rito abbreviato don Sergio Librizzi per essere giudicato, sulla base quindi degli elementi raccolti in fase di indagine e, in caso di condanna, il prete trapanese otterrà la riduzione di un terzo della pena. Il processo a don Librizzi iniziò il 9 Marzo del 2015 saltando la fase dell’udienza preliminare. L’ex direttore della Caritas, componente della Commissione territoriale per i rifugiati politici, avrebbe promesso in cambio dei favori di agevolare le pratiche per il rilascio dei permessi di soggiorno.

Patto tra Librizzi e l’ex vescovo Miccichè – Un patto segreto, per coprirsi a vicenda. Sarebbe quello che avrebbero stretto tra loro l’ex vescovo di Trapani Francesco Miccichè e l’ex direttore della Caritas don Sergio Librizzi. Un patto che però Librizzi ha svelato ai magistrati che indagavano sugli ammanchi nella curia trapanese quando a gestirla era Miccichè. Sui soldi che sarebbero stati sottratti dai fondi per l’8 per mille dall’ex vescovo trapanese. Il grande accordo svelato è quello di don Sergio Librizzi a cui i pm hanno fatto ascoltare una conversazione intercettata tra lui e l’ex vescovo Miccichè. “Sergio, voglio la tua solidarietà pubblica, non ti dimenticare cosa ho fatto per te, per coprire i tuoi problemi”. La voce è quella di Miccichè, e la conversazione avviene dopo l’esplosione dello scandalo del buco alla Diocesi trapanese, con Miccichè e Treppiedi uno contro l’altro. Ai pm Librizzi avrebbe confermato che una parte dei fondi dell’8 per mille sarebbero stati sottratti dall’ex vescovo attraverso una serie di false attestazioni fornite dallo stesso direttore della Caritas. Quello svelato è un accordo che girava attorno a fondazioni, cooperative, la gestione dell’accoglienza dei migranti. Miccichè, in sostanza, permetteva a Librizzi di gestire il sistema delle 14 cooperative che si appoggiavano alla Caritas per l’accoglienza dei migranti, ma anche per il servizio civile, raccolta di indumenti usati. C’era anche l’affitto al Ministero dell’Interno di un hotel a Valderice di proprietà della Curia, il Sant’Andrea, per 200 mila euro al mese. In cambio don Librizzi firmava false attestazioni della Caritas come giustificativo della spesa di 700 mila euro per le cosiddette opere di carità o altri progetti.

Capace di intendere e di volere – Per i consulenti di parte, Librizzi era ammalato di una patologia che lo avrebbe indotto a compiere violenza. Per i periti Domenico Micale e Maurizio Marguglio, invece, l’ex direttore della Caritas di Trapani, don Sergio Librizzi, era pienamente capace di intendere e di volere e per nulla affetto dalla “Sindrome di Don Giovanni”.

Condanna in primo grado e motivazioni sentenza – Il 30 ottobre del 2015 il gup Antonio Cavasino ha emesso la sentenza a nove anni di reclusione per l’ex direttore della Caritas. Il pubblico ministero Andrea Tarondo nella requisitoria finale aveva chiesto per don Librizzi una condanna a dieci anni. E ci sono soprattutto le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche raccolte nelle 130 pagine delle motivazioni della sentenza. Il prete ha abusato del suo ruolo all’interno della Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di asilo politico, e in cambio di agevolazioni per il rilascio della documentazione chiedeva ed otteneva favori di tipo sessuale dagli immigrati extracomunitari che arrivavano sulle coste siciliane. Librizzi si faceva forte della sua posizione di potere, al fine di abusare sessualmente dei malcapitati che si rivolgevano a lui per essere aiutati. L’ex direttore della Caritas, attraverso la cooperativa Badiagrande controllava tutti i centri di accoglienza migranti presenti nella provincia, tra i quali il Cie di Milo ed il Cara di Salinagrande, mediante una rete clientelare di cui facevano parte anche membri delle forze dell’ordine, del mondo del volontariato, della diocesi trapanese e dell’apparato amministrativo locale.

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http://www.tp24.it/2017/04/11/inchieste/la-storia-di-don-sergio-librizzi-potere-abusi-e-protezioni-che-in-tanti-sapevano/108693

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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