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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » Abusi sessuali su ragazzi: Don Rolando Leo esce dal carcere

Abusi sessuali su ragazzi: Don Rolando Leo esce dal carcere

«Fuori scala la richiesta della pubblica accusa. Abbiamo visto fatti ben più gravi», ha detto il giudice Amos Pagnamenta.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Agosto 2025
in World
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LUGANO – «Ha agito spinto dalle sue pulsioni più basse. Ma chi frequenta quest’aula sa che abbiamo visto fatti esponenzialmente più gravi». È quanto ha detto stasera alle Assise criminali di Lugano il giudice Amos Pagnamenta, annunciando la condanna del prete ticinese Don Rolando Leo.

Scarcerato – L’uomo, accusato di abusi sessuali su nove ragazzi, è stato condannato a un anno e mezzo di carcere, di cui sei mesi sospesi con la condizionale per un periodo di prova di due anni. Avendo già scontato un anno di detenzione, verrà quindi immediatamente scarcerato.
Alla pena si aggiunge un trattamento terapeutico ambulatoriale e il divieto a vita di svolgere attività professionali ed extraprofessionali a contatto con minori.

Fragilità nell’atto d’accusa – «Tre dei giovani sentiti hanno dichiarato di non aver mai subito i suddetti abusi, per cui non si comprende come mai siano stati inseriti nell’atto d’accusa», ha spiegato Pagnamenta, che ha prosciolto il parroco da molteplici ipotesi di reato. «Certo, potrebbe esserci della vergogna nell’ammettere i fatti, ma può anche essere che davvero nulla sia accaduto. Don Leo sembra poi aver compreso di aver sbagliato, vi è quindi l’attenuante specifica del sincero pentimento».

«Richiesta di pena fuori scala» – Per la Corte la richiesta della pubblica accusa (cinque anni e mezzo di carcere) «è quindi da considerarsi fuori scala e alimenta in modo ingiustificato le speranze delle vittime». Per quanto concerne i massaggi, «si è trattato di toccamenti rapidi, frugali e furtivi sui genitali, ma sopra i vestiti. Più gravi i reati commessi nei confronti della vittima principale, visto che è stato toccato sui genitali mentre dormiva».

«Atti non penalmente rilevanti» – Nell’atto d’accusa «vengono poi menzionati atti che non hanno alcuna rilevanza penale», ha continuato Pagnamenta. «Al contrario di quanto indicato dalla procuratrice pubblica, il toccamento del petto di un uomo, diversamente da quello di una donna, non è ritenuto un atto sessuale. Solo i massaggi in cui vi è stato un contatto con i genitali sono quindi stati ritenuti».

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Per quanto riguarda infine la vittima principale, la Corte ha giudicato il suo rapporto con il prete come «stretto, ma non manipolatorio», per cui la coazione sessuale, in molti casi, non è stata ritenuta realizzata.

«Non ha minimizzato, ha ammesso praticamente tutto» – Il comportamento processuale del sacerdote, da ultimo, è stato reputato come positivo. «Durante il procedimento Don Rolando Leo non è sembrato manipolatorio e non è apparso minimizzare i suoi atti», ha sottolineato il giudice. «Al contrario, oggi in aula ha in pratica ammesso tutti i reati costitutivi, cosa che si vede raramente per questo genere di reati».

Il 56enne, in definitiva, è stato condannato per quattro episodi di atti sessuali con fanciulli, tre episodi di coazione sessuale e un episodio di atti sessuali con persone incapace di discernimento o inette a resistere.

La pubblica accusa, lo ricordiamo, aveva chiesto cinque anni e mezzo di carcere, mentre la difesa aveva spinto per una pena massima di tre anni, in gran parte da sospendere con la condizionale, e per la scarcerazione immediata.

https://www.tio.ch/ticino/cronaca/1860308/abusi-sessuali-su-ragazzi-don-rolando-leo-esce-dal-carcere

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.