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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Ratzinger: nuove indagini per presunte dissimulazioni in un caso di un prete pedofilo

Ratzinger: nuove indagini per presunte dissimulazioni in un caso di un prete pedofilo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Luglio 2025
in World
Reading Time: 3 mins read
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Nuove ricerche in Germania sembrano indicare che il defunto papa Benedetto XVI era a conoscenza da vescovo di Monaco del passato di un prete pedofilo almeno dal 1986. Come arcivescovo di Monaco nel 1980, aveva permesso al prete di lavorare nella pastorale dei bambini. Negli ultimi mesi della sua vita, Benedetto XVI aveva dichiarato di voler venire a Monaco per testimoniare la sua buona fede. La sua morte, avvenuta il 31 dicembre 2022, glielo ha impedito. Il papa emerito è stato accusato, in un rapporto investigativo pubblicato nel gennaio 2022, di “cattiva condotta” in diversi casi di pedofilia durante il suo periodo come arcivescovo di Monaco-Frisinga dal 1977 al 1982. A dire il vero il papa emerito in un suo precedente memoriale aveva anche tentato una risposta, in una vicenda complessa come questa. Il caso più problematico fu quello di un prete noto come “H.”. Il caso riguardava il trasferimento di un sacerdote dalla diocesi di Essen, nel nord-ovest della Germania, dove era stato rimosso dal suo lavoro con i giovani in quanto “pericoloso” dopo aver molestato tre ragazzi di 12 anni. Sottoposto a psicoterapia, il prete è stato accolto durante il periodo del cardinale Ratzinger a Monaco di Baviera, dove ha continuato a compiere le sue malefatte. Il rapporto sottolinea che gli è stato affidato un lavoro che comportava vicinanza ai bambini.

Il prefetto della Congregazione della dottrina della fede informato

Tuttavia, Benedetto XVI ha sempre negato di essere a conoscenza del passato del prete. Gli autori dell’indagine considerano questa affermazione “poco credibile”, basandosi sul fatto che il suo nome figurava nella lista dei partecipanti a un incontro con il sacerdote nel 1980 sulla questione dell’integrazione di questo prete nella diocesi allora guidata da Ratzinger. Il Papa emerito ha poi ritrattato la sua precedente dichiarazione, attribuendola a una “svista”. Tuttavia, ha ribadito di non essere a conoscenza del passato di H. Ma le conclusioni di un’indagine congiunta dei media Bayerischer Rundfunk (BR) e dell’ONG tedesca Correctiv, che è anche un’unità investigativa giornalistica internazionale, gettano una nuova ombra sulle dichiarazioni di Benedetto XVI. L’indagine fa riferimento a uno scambio di lettere risalente al 1986, che dimostra che Ratzinger, quando era prefetto della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, era stato informato delle azioni del prete, questo secondo quanto viene riportato dalla Katholische Nachrichtenagentur (KNA) il 22 febbraio 2023.

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Abusi in stato di ebbrezza

La corrispondenza riguarda i seguenti punti: dopo la condanna di H. alla sospensione condizionale della pena per abusi su minori nel giugno 1986, il vice vicario generale di Monaco, Bernhard Egger, si era rivolto al Vaticano. In una lettera, chiedeva che in futuro H. potesse celebrare la Messa con il succo d’uva anziché con il vino, a causa di una “assoluta intolleranza all’alcol”. La motivazione addotta era che il sacerdote aveva commesso reati in “stato di ebbrezza”, corrispondenti agli articoli 174, 176 e 184 del codice penale, che trattano di violenza e abusi sessuali.

H. dimesso dallo stato clericale

La risposta è arrivata dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), Joseph Ratzinger in persona. Dalla lettera si evince che l’ex arcivescovo di Monaco ha approvato la deroga, il che implica che era a conoscenza delle attività criminali di H. al più tardi all’epoca. Tuttavia, la CDF non ha preso alcun provvedimento contro il sacerdote, che si è ritirato nel 2010. Dal 2020 lo stesso H. vive in regime di restrizione nella diocesi di Essen ed è stato dimesso dal clero nel 2022.

Interpellata dalla KNA, l’arcidiocesi di Monaco e Frisinga ha confermato l’esistenza di una lettera indirizzata a Roma nel 1986 e di una lettera di risposta firmata da Joseph Ratzinger. L’arcidiocesi ha anche confermato che tutte le lettere relative al caso – compresa quella del 1986 – sono state trasmesse allo studio legale Westpfahl Spilker Wastl, che ha redatto il rapporto nel gennaio 2022. Tuttavia, l’informazione era passata inosservata allo studio legale, che si era concentrato sull’atteggiamento dei funzionari dell’arcidiocesi e non su quello dei funzionari del Vaticano. Una vicenda complessa e ingarbugliata come tantissimi altri casi accaduti nel mondo a quell’epoca o negli anni ancora precedenti.

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(cath.ch/kna/arch/rz/adattamento e traduzione catt).

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.