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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » sicilia » Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, ex prete chiede la revisione

Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, ex prete chiede la revisione

Don Vincenzo Esposito chiede la revisione del processo che si è chiuso con la condanna a cinque anni per induzione alla prostituzione minorile. La Corte di appello di Caltanissetta non dichiara inammissibile l’istanza difensiva e fissa la trattazione il prossimo giugno.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Aprile 2025
in Sicilia
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Il sacerdote, dunque, tornerà in un’aula di giustizia. Il suo legale, l’avvocato Giovanni Di Trapani, ritiene che ci siano nuove prove a favore dell’imputato, mentre alcune del passato non sono state erroneamente perse in considerazione.

Nei mesi scorsi la Cassazione ha reso definitiva la condanna ed Esposito si trova ai domiciliari dopo essere stato per un periodo in carcere. Originario di Caltavuturo, in provincia di Palermo, e parroco a San Feliciano Magione in Umbria, Esposito fu intercettato dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese mentre effettuava delle videochiamate hard con quattro ragazzini di 16 e 17 anni.

In cambio dava loro dei soldi, tramite ricariche telefoniche o Postpay. Piccole cifre comprese fra 10 e 30 euro, utilizzati per andare a mangiare la pizza con gli amici o recarsi dal barbiere.

Conosceva l’età delle vittime?

Il prete sapeva che i ragazzini erano minorenni? Secondo l’accusa, che ha retto nei tre gradi di giudizio, la riposta è sì. Secondo la difesa, no. Esposito sarebbe stato in una condizione di “ignoranza inevitabile”.

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“Alcune testimonianze genuine e spontanee acquisite in dibattimento nel contraddittorio delle parti, che escludevano la responsabilità dell’imputato, ignaro della minore età dei ragazzi – sostiene l’avvocato Di Trapani – sono state inspiegabilmente ed immotivatamente ritenute inattendibili, tanto da dover indurre il Tribunale ad acquisire ed utilizzare ai fini della decisione le sommarie informazioni rese dagli stessi testimoni in fase d’indagine; una delle quali, tra l’altro, favorevole ad Esposito”.

“Si evinceva chiaramente come lo stesso Esposito fosse stato addirittura indotto in errore da questi ultimi, i quali avevano taciuto lo loro reale età anagrafica spacciandosi per maggiorenni”, aggiunge il legale.

L’ex sacerdote risiedeva in un’altra regione e “non aveva avuto modo di vederli di presenza se non in una sporadica occasione e per pochi minuti dinanzi ad un ipermercato”. “Lui sapeva che ero maggiorenne perché gliel’ho detto io”, disse una delle vittime. “Non gli ho mai detto di essere minorenne”, ha aggiunto un altro dei ragazzi.

L’ipotesi corruzione

Nel corso del processo, si è anche parlato di “un asserito tentativo di corruzione dei giovani testi ad opera del fratello del prelato”. Sul punto Di Trapani è tranciante: “Vi è un’unica annotazione non supportata da alcuna intercettazione agli atti, e peraltro per nulla dimostrativa nel merito, quanto al suo letterale contenuto, dell’ipotizzato pactum sceleris”.

“D’altro canto, non vi è mai stato, ad oggi, a distanza di anni dal presunto accadimento di corruttela, alcun procedimento penale né a carico del fratello di Esposito – conclude- per il reato ipotizzato di intralcio alla giustizia, né in danno dei giovani che dallo stesso sarebbero stati corrotti per deporre a favore del sacerdote e avrebbero, quindi, commesso il delitto di falsa testimonianza”.

Sesso in chat con ragazzini: “Nuove prove”, prete chiede la revisione

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.